Istituzioni di pace, una legge per la Difesa non armata
Stefano Leszczynski – Città del Vaticano
Un passo concreto verso nuove istituzioni di pace. Questa mattina, 16 marzo, a Roma, una delegazione delle tre reti promotrici della campagna “Un’altra difesa è possibile”, promossa da Cnesc (Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile), Rete Italiana Pace e Disarmo e Sbilanciamoci!, ha depositato presso la Corte di Cassazione il testo della proposta di legge di iniziativa popolare intitolata “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta”. Per i promotori, l’obiettivo è quello di costruire politiche pubbliche che rendano la pace una dimensione strutturale delle istituzioni. “Questo – spiega Giulio Marcon, portavoce della rete Sbilanciamoci - significa rafforzare strumenti come il servizio civile, i corpi civili di pace e formare persone capaci di intervenire con metodi nonviolenti nei luoghi di conflitto, per dimostrare che esiste una via fondata sulla cooperazione, sulla sicurezza comune e sul disarmo”.
Cosa prevede la proposta
Il cuore della proposta è l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di un Dipartimento dedicato alla difesa civile, non armata e nonviolenta. Questa verrebbe riconosciuta come componente a pieno titolo del sistema nazionale di difesa e sicurezza della Repubblica. “Oggi la difesa è appaltata quasi esclusivamente al settore militare, ma questa non era la visione dei padri costituenti.” - sottolinea Mao Valpiana, presidente nazionale del Movimento Nonviolento e coordinatore della campagna per la difesa civile non armata e nonviolenta. “Noi non neghiamo l’esistenza della difesa armata e dell’esercito, ma la Costituzione prevede anche forme di difesa non armata e nonviolenta. Il nostro obiettivo è mettere tutto questo a sistema, dotandolo di un’organizzazione stabile e di finanziamenti certi».
Professionisti della pace
Il Dipartimento avrebbe il compito di coordinare strumenti e strutture come i Corpi civili di pace e un Istituto nazionale di ricerca sulla pace e il disarmo, operando in sinergia con la Protezione civile e il Servizio Civile universale. Tra le novità previste, spiega ancora Valpiana, vi è “l’istituzione di Corpi civili di pace professionali, così come li aveva immaginati nel 1995 Alexander Langer”, insieme alla creazione di “un Istituto governativo dedicato alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, perché anche la nonviolenza, come ogni disciplina, deve essere studiata, preparata e approfondita”.
Una risposta civile alla corsa al riarmo
Il rilancio della proposta arriva in un momento segnato da un crescente investimento europeo e internazionale nelle spese militari. Secondo i promotori della campagna, l’idea che la sicurezza dipenda esclusivamente da più armi e da una maggiore deterrenza rappresenta una visione limitata e pericolosa. “Dobbiamo coltivare il sogno dell’utopia, ma anche quello di un’alternativa concreta e praticabile”, osserva ancora Marcon. “Le guerre etniche e nazionali che hanno segnato il mondo dopo la fine del bipolarismo hanno dimostrato che serve una componente civile capace di ricostruire dialogo, riconciliazione e fiducia tra comunità che spesso si percepiscono come nemiche. È lo stesso approccio che anche le Nazioni Unite hanno cercato di promuovere con missioni civili di pace”. La proposta intende quindi rafforzare strumenti di prevenzione dei conflitti, mediazione, educazione alla pace e cooperazione internazionale, inserendoli stabilmente nell’architettura delle politiche pubbliche.
Ora servono almeno 50 mila firme
Con il deposito del testo e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale partirà ufficialmente la raccolta delle firme necessarie per portare la proposta in Parlamento. L’obiettivo minimo è raggiungere 50 mila sottoscrizioni. Rispetto al passato, però, i cittadini avranno uno strumento in più: sarà possibile firmare online attraverso il portale della Presidenza del Consiglio, autenticandosi con SPID o Carta d’identità elettronica. Un sistema che permetterà di sostenere l’iniziativa direttamente da casa, senza la necessità di recarsi ai banchetti o negli uffici comunali. Per i promotori si tratta di un passaggio decisivo: trasformare una lunga tradizione di impegno civile e nonviolento in una struttura pubblica stabile, capace di fare della pace non solo un ideale, ma una vera politica dello Stato.
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