Cerca

Studentesse di una scuola cattolica in Indonesia Studentesse di una scuola cattolica in Indonesia  (ANSA)

In Indonesia soffia un vento di unione e fratellanza

Nel periodo di Quaresima e Ramadan, cristiani e musulmani insieme per la pace nel mondo. Dalle isole di Sumba e Bali alla capitale Jakarta sono numerosi gli incontri che promuovono il dialogo e l’armonia fra le religioni nella nazione asiatica. Alcune coinvolgono anche gli indù

Paolo Affatato - Città del Vaticano

Sull’isola di Sumba, nell’est dell’arcipelago indonesiano, i fedeli della parrocchia Maria aiuto dei cristiani hanno invitato nei giorni scorsi i conterranei musulmani a un incontro di meditazione di testi sacri, preghiera, fraternità. L’incontro si è concluso con l’interruzione del digiuno compiuta insieme, un momento tipico del periodo sacro che i fedeli vivono, la Quaresima e il Ramadan. Siamo nella provincia di Nusa Tenggara Orientale, nella diocesi di Waingapu, che abbraccia l’intera isola di Sumba, abitata da una popolazione indigena praticante il culto animista marapu che, secoli addietro, in parte ha scelto la religione islamica, in parte — con l’arrivo dei colonizzatori olandesi prima e portoghesi poi — ha scelto il cristianesimo.

Le comunità e l'unione interreligiosa

Nella parrocchia mariana di Waingapu l’iftar (il pasto condiviso dopo il digiuno) lo ha organizzato il parroco, don Yakobus Lodo Mema, che ha riunito centinaia di musulmani e cattolici in uno spirito di unione e fratellanza, accanto a Haji Ilyas Ismail, vicepresidente della sezione locale del Consiglio degli ulema indonesiani, e a don Aloysius Budi Purnomo, segretario della Commissione per le relazioni interreligiose nella Conferenza episcopale d’Indonesia. «Nell’incontro si respirava un’atmosfera calda e fraterna», racconta il parroco, informando che l’evento «è nato dalla semplice consapevolezza che gli esseri umani sono essenzialmente fratelli e sorelle». «L’unione interreligiosa ha un profondo significato per la comunità. Questo evento di vicinanza è come trovare perle in un campo», afferma, sottolineando che «l’insegnamento dell’amore di Cristo non si applica solo ai cattolici, ma si rivolge a tutti gli esseri umani».

«A Sumba stiamo cercando di unire la comunità in un clima di fratellanza», ha aggiunto l’ulema Haji Ilyas Ismail. L’interruzione del digiuno nel mese di Ramadan, ha spiegato, «è un atto di culto sacro per i musulmani. Tuttavia, quando viene condivisa con fratelli e sorelle di fedi diverse, il valore della comunione è ancora più forte». «Anche se il cibo è semplice, il valore dell’atto di culto è straordinario», ha notato.

Il pensiero per il Medio Oriente in fiamme

«È importante essere presenti, incontrarsi e ribadire il comune impegno a livello spirituale e di azione per la pace», suggerisce ai media vaticani padre Aloys Budi Purnomo. «In Indonesia oggi è molto sentita l’urgenza di pregare insieme per la pace, soprattutto ora che il Medio Oriente è di nuovo in fiamme», rileva, ricordando che, in tutto il vasto arcipelago a larga maggioranza musulmana (il 90% su 275 milioni di abitanti, con circa 10 milioni di cattolici), il tempo di Quaresima e Ramadan è punteggiato da scambi interreligiosi tra cristiani e musulmani nelle parrocchie, nelle scuole e nelle comunità locali.

A livello istituzionale, come ha riferito l’agenzia Fides, l’impegno comune per la pace si esprimerà il 13 marzo in un incontro organizzato a Jakarta, nella sede della Conferenza episcopale, dalla Commissione per le relazioni interreligiose dei vescovi indonesiani. Vi partecipano autorità civili, vescovi e sacerdoti, accanto a leader religiosi islamici e a esponenti della rete “Gusdurian”, ispirata ad Abdurrahman Wahid (1940-2009), storico presidente indonesiano detto “Gus Dur”, fortemente impegnato nel dialogo e nell’armonia fra le religioni nella nazione. 

Come spiega Suraji, esponente della rete “Gusdurian”, la rete è attiva in 130 città indonesiane e opera instancabilmente per promuovere la collaborazione interreligiosa. «In questo tempo a Jakarta stiamo visitando le scuole pubbliche, parlando ai giovani di valori come pace, tolleranza, fraternità. Adolescenti e giovani di tutte le religioni ascoltano e sono sensibili», rileva. «La congiuntura internazionale segnata dalla guerra in Medio Oriente — osserva Suraji — in questo tempo sacro di preghiera e digiuno, porta tutti noi credenti delle diverse fedi in Indonesia a offrire un contributo e una visione per cui la religione promuove pace e riconciliazione».

La partecipazione degli indù

Tra le iniziative interreligiose che coinvolgono anche gli indù, nell’isola indonesiana di Bali, a maggioranza induista, si prepara il “Giorno del silenzio”, il “Nyepi”, il capodanno induista che nel 2026 cade il 19 marzo. È un momento di introspezione e purificazione dei credenti indù, ma l’iniziativa coinvolge anche i credenti musulmani e cristiani. Il desiderio comune sarà la pace, da accogliere nel cuore di ognuno per costruirla insieme in tutto il mondo, che ne ha urgente bisogno.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

09 marzo 2026, 11:00