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Il vescovo Paolo Martinelli, vicario apostolico di Arabia del Sud. Foto di archivio Il vescovo Paolo Martinelli, vicario apostolico di Arabia del Sud. Foto di archivio  (@VaticanNews)

Il vescovo Martinelli: evitare un'escalation dalle conseguenze catastrofiche

Il vicario apostolico di Arabia del Sud esprime "gratitudine" per il messaggio di Papa Leone, all'Angelus domenicale, sulla situazione in Medio Oriente, i cui punti chiave, dice, "sono i richiami al dialogo, alla diplomazia e in particolare alla promozione del bene dei popoli". In una lettera ai fedeli il vescovo Martinelli invita a pregare il rosario per la pace e la riconciliazione. Un messaggio anche dal Wcc, che condanna gli attacchi ed esprime preoccupazione per la violenza

Roberto Paglialonga - Città del Vaticano

La sottolineatura della "promozione del bene dei popoli è un punto chiave" nel richiamo fatto ieri da Papa Leone all’Angelus relativamente a quanto sta avvenendo in Medio Oriente. Ed è ciò che ha maggiormente colpito il vescovo Paolo Martinelli, vicario apostolico di Arabia del Sud.

Tenere a mente la promozione del bene dei popoli

Si tratta "di una questione che non va mai persa di vista da tutte le parti in gioco", evidenzia rispondendo ai media vaticani da Abu Dhabi, perché tocca "la gente comune, con le sue problematiche quotidiane: la scuola, il lavoro, la salute, la malattia". Le persone "hanno bisogno di pace, relazioni serene, e — come ha detto Leone XIV — di una convivenza pacifica fondata sulla giustizia. Parole sante" che "mi suscitano profonda gratitudine".

La necessità di dialogo e diplomazia

E poi la necessità "di un dialogo autentico e responsabile: con le minacce reciproche si semina distruzione, non si costruiscono pace e stabilità". Fondamentale, infine, la richiesta che "la diplomazia ritrovi il suo ruolo: non possiamo perdere di vista questi binari fondamentali per un cammino di pacificazione e riconciliazione".

Abu Dhabi impegnato a limitare i danni

Il clima nei territori del vicariato, che ha giurisdizione su Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen, rimane naturalmente di forte preoccupazione, "del resto una volta partiti i raid di Usa e Israele, essendoci sul nostro territorio tante basi americane", era prevedibile "aspettarsi una risposta iraniana". Ma "all’apprensione" fa da contraltare "la sicurezza di vedere che siamo in un luogo che ha tutto per limitare i possibili danni. La difesa ha risposto prontamente e i pericoli sono stati contenuti", dice. Lo stesso Martinelli testimonia di essersi potuto recare in relativa tranquillità ad Al Ain, al confine con l’Oman, per una visita pastorale. "Fuori dai grandi centri come Abu Dhabi e Dubai mi pare di poter dire che la vita può continuare, ovviamente con le precauzioni del caso. Anche i fedeli riescono a recarsi nei luoghi di culto, abbiamo solo limitato i livelli di aggregazione" e "rispettiamo le richieste delle autorità civili", spiega.

Port Zayed, Abu Dhabi, colpito dalle bombe iraniane
Port Zayed, Abu Dhabi, colpito dalle bombe iraniane   (AFP or licensors)

Il richiamo alla pace e alla riconciliazione

Forte e ripetuto, nel corso della telefonata, si fa il richiamo del vicario apostolico alla preghiera "per la pace e la riconciliazione": perché va "evitata una escalation di cui non riusciremmo a vedere le conseguenze". In una lettera inviata ai tutti fedeli "ho chiesto di rivolgersi al Signore e alla Madonna, attraverso il rosario, perché vengano toccati il cuore e la mente di chi ha la responsabilità di scegliere per il bene dei popoli", afferma.

Le parole del Consiglio ecumenico delle Chiese

La necessità di attenzione al dialogo, alla consultazione e al rispetto del diritto internazionale è stata sottolineata anche dal Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc), attraverso il suo segretario generale, Rev. Prof. Dr. Jerry Pillay. Nel denunciare la "pericolosa spirale di violenza" che mette "in pericolo vite umane, distrugge infrastrutture essenziali e aggrava la paura e l'incertezza tra i popoli che hanno già sopportato una prolungata instabilità e conflitti", Pillay ha chiesto "la cessazione immediata di tutte le azioni militari; la protezione delle popolazioni civili e delle infrastrutture critiche in conformità con il diritto internazionale umanitario; la ripresa urgente dell'impegno diplomatico e del dialogo politico attraverso meccanismi internazionali e regionali consolidati; e sforzi internazionali coordinati per prevenire un'ulteriore escalation e ripristinare la stabilità". L'unica strada per una "pace duratura", ha concluso il segretario del Wcc, è dunque "quella della de-escalation, del dialogo e del rispetto della dignità umana".

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02 marzo 2026, 13:49