Il Requiem di Mozart risuona a Santa Maria Maggiore grazie all’Opera di Varsavia
Marco Di Battista - Città del Vaticano
Il Tempo di Quaresima invita al raccoglimento e alla profonda riflessione sulla fragilità umana, temi che trovano la loro massima espressione musicale nel Requiem in re minore di Wolfgang Amadeus Mozart. Giovedì 12 sera, la suggestiva cornice della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore ha ospitato un'esecuzione di grande intensità di questo capolavoro.
La scelta di eseguire l'ultima opera mozartiana in un luogo così centrale per la cristianità durante il cammino quaresimale assume un significato particolare, esaltato dalla presenza del Musicae Antiquae Collegium Varsoviense, Coro e Orchestra dell’Opera da Camera di Varsavia. La loro partecipazione testimonia non solo l'universalità della partitura, ma sottolinea anche la profonda devozione e il legame spirituale che da sempre uniscono il popolo polacco alle celebrazioni di questo forte tempo liturgico romano.
Dentro a un monumento, rompendo il marmo che lo compone, è possibile trovare un cuore pulsante; un'umanità viva e non solo immobile. A scavare in questo "mausoleo" della storia della musica, sotto la direzione di Adam Banaszak, è stata una lettura attenta a rimettere al centro l'essenza dell'opera. L'utilizzo di strumenti dell’epoca del Salisburghese ha aiutato a ricordare come il lavoro mozartiano sia, prima di tutto, una riflessione sul mistero della vita, della morte e della speranza. L’esecuzione ha tolto gran parte di quelle sovrastrutture e di quella "monumentalizzazione" che si riscontrano in certe interpretazioni passate, ricordandoci la naturalezza — ed è qui la grandezza del genio — della scrittura musicale. Il Requiem, liberato da eccessivi pesi retorici, si conferma non come un monolite da ammirare da lontano, ma come qualcosa che appartiene al quotidiano di tutti noi.
È certamente difficile, di fronte a queste note, mettere da parte i fiumi di letteratura, i film e le leggende che ammantano questa composizione. La genesi tormentata del Requiem in re minore K 626 — come riportano le fonti storiche più accreditate — inizia nell'estate del 1791, quando Mozart ricevette la commissione da parte del conte Franz von Walsegg, il quale desiderava onorare la memoria della moglie defunta (e, secondo la prassi del nobile, far passare l'opera per propria). Già provato fisicamente dalla stesura de Il flauto magico e de La clemenza di Tito, Mozart si dedicò alla Messa con un'urgenza febbrile. Il compositore si spense il 5 dicembre 1791 a soli 35 anni, lasciando il lavoro tragicamente incompiuto. Per onorare il contratto, la moglie Constanze affidò il completamento della partitura agli allievi del marito: fu in particolare Franz Xaver Süssmayr a portare a termine l'opera, basandosi sugli appunti, sui frammenti vocali e sulle indicazioni lasciate dal maestro.
A dare voce a questo testamento spirituale, che segna la conclusione di un’esistenza votata alla musica ma costellata di ostacoli, è stato un cast vocale solido ed equilibrato. Le parti solistiche sono state affidate al soprano Aleksandra Olczyk, al mezzosoprano Joanna Motulewicz, al tenore Adrian Domarecki e al basso Artur Janda, che si sono uniti all'orchestra e al coro in una preghiera musicale capace di superare il tempo, parlando senza filtri alla sensibilità di oggi.
Una serata resa possibile grazie all’Ambasciata Polacca presso la Santa Sede rappresentata dall’Ambasciatore Adam Kwiatkowski e anche grazie a Adam Struzik, Presidente della Regione Mazowsze e Alicja Węgorzewska-Whiskerd, direttore dell’Opera di Camera di Varsavia. Il concerto si è svolto in collaborazione con il cardinale Rolandas Makrickas, arciprete della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui