Giusti tra le Nazioni, la storia di salvezza di Suor Luigia Gazzola
Giovanni Zavatta e Don Pawel Rytel-Andrianik - Città del Vaticano
La cerimonia si è svolta il 5 marzo, proprio il giorno della sua nascita. Suor Luigia (Rita) Gazzola, morta nel marzo 1983 e — come si legge sul sito dello Yad Vashem — riconosciuta “Giusta tra le Nazioni” il 28 ottobre 2024 (ma ufficialmente dal 9 giugno 2025), è stata celebrata giovedì scorso agli Istituti Clinici Zucchi di Carate Brianza, della quale fu madre superiora durante la persecuzione nazifascista. A Mario Gazzola, 91 anni, uno dei diciotto nipoti della suora, sono stati consegnati la medaglia di “Giusta tra le Nazioni” e il certificato d’onore del Memoriale della Shoah. In omaggio alla religiosa anche la piantumazione di un albero e la posa di una targa.
L’aiuto a tre donne ebree
Rita, nata ad Altivole, in provincia di Treviso, il 5 marzo 1900, appartenente alla congregazione delle Suore di Carità, dette di Maria Bambina, nel 1943 salvò tre donne ebree che si erano rifugiate nella struttura ospedaliera, destinata ai malati di mente: Serena Milla, che all’epoca aveva 10 anni, la madre Lea e la nonna Nelly Gialli Coen. Dopo l’8 settembre 1943 Lea e la piccola Serena erano scappate da Milano per sottrarsi all’arresto dei nazifascisti e dopo un viaggio rocambolesco avevano trovato rifugio in Brianza, alla Clinica Zucchi, ubicata in una grande villa, dove più tardi vennero raggiunte dalla nonna. Sorte diversa per Ugo Milla, padre di Serena, e altri familiari che vennero catturati, deportati ad Auschwitz e non fecero più ritorno a casa.
"Vada a prendere la sua bambina e la porti qui!", disse suor Luigia appena Lea le raccontò la loro storia. Rimasero lì nascoste fino alla Liberazione, nell’aprile 1945. "Non posso dire ciò che quella donna sublime ha fatto per noi, sempre col sorriso sulle labbra, sempre pronta a dirmi parole di speranza. Ogni giorno ha trovato il modo di farmi sentire che ci era vicina e che vigilava su di noi", fu la testimonianza di Lea Milla, nel frattempo scomparsa.
Il ricordo dell’unica sopravvissuta
Giovedì, durante il commovente incontro svoltosi a Carate Brianza (Monza), l’unica sopravvissuta, Serena, oggi novantatreenne, ha ripercorso quei momenti nel ricordo di una persona straordinaria che ha saputo opporsi al male rischiando la propria vita per proteggere quella degli altri. "La madre superiora era molto sorridente. Quando passavo mi faceva sempre una carezza", ha raccontato. I pomeriggi nel grande parco, le lezioni che la nonna, pittrice e maestra, impartiva agli altri bambini. "Ma quando scattavano i sopralluoghi dei fascisti o dei tedeschi, venivamo tutti nascosti nel reparto psichiatrico, nella stanza delle 'furiose'. Lì i controlli non arrivavano, avevano paura dei matti". Fino al 25 aprile 1945, appunto, quando suor Luigia suonò la campana gridando: "È finita! È finita!".
"Non avevo certezza del suo intervento per salvare gli ebrei!", ha riferito il nipote Mario Gazzola: "La zia era molto riservata. Nel 1983, poco prima di morire, andai a farle visita. Solo allora mi confidò che era in atto il percorso per ricordare quanto aveva fatto per alcuni ebrei". Una coraggiosa impresa compiuta insieme alle consorelle, al professor Magnoni, titolare della clinica, e a monsignor Ettore Castelli, vescovo ausiliare di Milano dal 1943 al 1945 e stretto collaboratore del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster. Fu proprio in quegli anni che Castelli conobbe la luminosa figura di suor Luigia Gazzola operando con lei a favore della comunità israelitica milanese.
La Giornata europea dei Giusti
È da 12 anni che ogni 6 marzo si celebra la Giornata europea dei Giusti dell’umanità per commemorare coloro che nel XX secolo hanno rischiato la vita per opporsi ai regimi totalitari. Tra loro vi sono molti esempi di religiose, come suor Gazzola, e religiosi che hanno messo a rischio la propria vita per aiutare la popolazione ebraica durante il nazifascismo
Più di duemila suore eroiche solo in Polonia
“Abbiamo informazioni su 2.345 suore in Polonia che, durante la Seconda Guerra mondiale, prestarono aiuto alla popolazione ebraica”, racconta ai media vaticani suor Monika Kupczewska, della congregazione delle Serve del Sacro Cuore di Gesù, presidente della Commissione storica della Conferenza delle superiori maggiori delle congregazioni religiose femminili in Polonia. "Hanno salvato i bambini cambiando i loro nomi, facendo nuovi documenti e persino vestendoli con abiti religiosi", spiega da parte sua suor Kupczewska, descrivendo una mappa “della salvezza” densamente costellata di case religiose.
Le suore e sacerdoti martiri
Suore e sacerdoti furono tra coloro che pagarono il prezzo più alto per aver tentato di salvare gli ebrei. Nell’ambito del lavoro del Centro Heschel per le relazioni cattolico-ebraiche dell’Università Cattolica di Lublino è stata pubblicata la prima monografia in lingua inglese sull’assistenza fornita agli ebrei dal clero polacco durante la Shoah “Wartime Rescue of Jews by the Polish Catholic Clergy The Testimony of Survivors and Rescuers”. Il libro - disponibile online gratuitamente a questo indirizzo - è una monografia redatta da Tyszard Tyndorf e Zygmunt Zieliński, ha oltre 1200 pagine e contiene principalmente testimonianze di ebrei salvati, di suore e sacerdoti in Polonia durante la Shoah. Include un indice contenente migliaia di città e nomi delle persone soccorse e salvate.
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