Ambulanze e camion degli aiuti umanitari diretti a Gaza al valico di Rafah in Egitto Ambulanze e camion degli aiuti umanitari diretti a Gaza al valico di Rafah in Egitto 

Gaza, Romanelli: “Senza Ong e acqua potabile sarà tutto più difficile"

Entra oggi in vigore il divieto di ingresso per le ong nella Striscia imposto da Israele. La misura si inserisce nel quadro delle tensioni regionali legate agli attacchi contro l’Iran, ma le conseguenze ricadono ancora una volta sulla popolazione civile. Padre Romanelli: "I prezzi restano altissimi e la gente ha perso tutto"

Xavier Sartre e Guglielmo Gallone - Città del Vaticano

Israele ha proceduto alla chiusura di tutti i valichi di accesso alla Striscia di Gaza. La decisione, confermata dal Cogat – l’ente del ministero della Difesa israeliano che coordina le attività governative nei Territori – viene motivata con "adeguamenti di sicurezza", senza indicare una data per la riapertura e s'inserisce nel quadro delle tensioni regionali legate agli attacchi congiunti di Israele e Stati Uniti contro l’Iran. Ma le conseguenze ricadono, ancora una volta, sulla popolazione civile di Gaza, ormai allo stremo.

Chiusa l'unica via per l'ingresso degli aiuti umanitari

I valichi rappresentano l’unica via per l’ingresso degli aiuti umanitari, dei beni di prima necessità e per l’uscita dei pazienti che necessitano cure mediche fuori dalla Striscia. La loro chiusura rischia di aggravare una situazione già compromessa. In particolare a Gaza City, dove si concentra una parte significativa della popolazione sfollata, il quadro è definito "tragico, terribile" da padre Gabriel Romanelli, parroco della comunità latina. "Gli aiuti umanitari entrano, ma non sono sufficienti", ci spiega, "e anche se i grandi bombardamenti si sono fermati, l’assistenza non basta a coprire i bisogni di tutti".

Dall'acqua potabile ai generatori di energia

Pochi giorni fa, la Corte suprema israeliana aveva sospeso temporaneamente il divieto imposto a 37 organizzazioni umanitarie nella Striscia di Gaza, tra cui Medici senza frontiere e Oxfam, che ad oggi non possono attraversare i valichi, ma possono continuare a operare all'interno della Striscia, seppure con forti limitazioni. La decisione del Cogat di chiudere del tutto l'ingresso, rende la situazione ancora più drammatica. Nei mercati, racconta il sacerdote, "alcuni prodotti sono tornati a comparire – frutta, carne, formaggio – beni che durante i mesi più duri della guerra erano quasi scomparsi. Ma i prezzi sono molto elevati e la maggior parte della popolazione non ha nemmeno la possibilità di pagare". Il problema non è soltanto la disponibilità delle merci, ma l’assenza di reddito: "La maggior parte delle persone ha perso tutto: la casa, il lavoro, lo stipendio". La crisi dei servizi di base resta dunque profonda e lo stallo sul ruolo delle organizzazioni non governative non aiuterà sicuramente a migliorare la situazione. "Dall’inizio del conflitto non c’è energia elettrica regolare - osserva Romanelli - per produrla si usano alcuni generatori, ma è davvero molto costoso. Non ci sono quasi pannelli solari e, fino ad ora, sembra che non sia permesso farli entrare per rispondere ai bisogni della comunità e della società". Lo stesso vale per l’acqua. "L’acqua potabile è un bene prezioso e, anche se ci sono diverse società che la distribuiscono nei quartieri, non è sufficiente. Le persone devono a volte aspettare una, due, tre, quattro ore per avere cinque, dieci, quindici litri di acqua potabile. In alcuni quartieri c’è quella che qui chiamano “acqua municipale”, ma per la maggior parte della popolazione non c’è nulla di tutto questo, perché con i bombardamenti tutto è stato distrutto", continua il parroco.

Il divieto per le ong

In questo quadro s'inserisce dunque il divieto di ingresso per le ong nella Striscia a partire dal primo marzo. Secondo padre Romanelli, "ci sarà un impatto su tutta la società e anche sulla comunità cristiana. Per esempio, una delle organizzazioni, che qui chiamiamo “cucina internazionale”, che distribuisce cibo a centinaia, migliaia di persone, ha detto che smetterà di fornire carne e altri alimenti. La stessa cosa potrebbe accadere anche per l’acqua potabile. C’è una società che ha dichiarato che, in linea di principio, sospenderà le attività. Una delle cose che fa è proprio la distribuzione di acqua potabile. Se già ora è difficile, questo creerà moltissimi problemi".

Lo stato d'animo della popolazione

Quanto allo stato d’animo della popolazione, Romanelli parla di una speranza "piena di fede in Dio", ma più fragile nei confronti dell’uomo. "Le persone vivono una grande depressione e cercano di ripartire". La scuola della parrocchia continua a funzionare, seppur con numeri limitati. Nei mercati si moltiplicano piccole iniziative commerciali di sopravvivenza, "ma non si può continuare così. Non è umano e non può aiutare la giustizia e la pace". Ecco perché, ribatte il sacerdote, "bisogna trovare soluzioni adesso. La comunità internazionale, come sempre, è chiamata a permettere realmente l’ingresso di un aiuto umanitario consistente. Sarà necessario non solo per la ricostruzione fisica, ma soprattutto per quella morale ed esistenziale della vita delle persone qui. E questo contribuirà alla pace".

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02 marzo 2026, 13:13