Filippine, cortei e rievocazioni a 40 anni dalla "rivoluzione dei rosari"
Paolo Affatato - Città del Vaticano
Il popolo filippino marciava 40 anni fa lungo la Epifanio de los santos avenue (Edsa), a Manila, per contestare il regime del generale Ferdinando Marcos, il dittatore che lasciò il potere nelle Filippine senza spargimento di sangue. E ancora oggi per celebrare quella storica pagina della vita nazionale, nel mese di febbraio, continuano su tutto il territorio nazionale marce, seminari, incontri, eventi e celebrazioni.
Il rosario come unica arma
Allora oltre due milioni di persone armate solo di rosari marciarono cantando inni e stringendosi mano nella mano per invocare la fine della dittatura. Quell’evento passerà alla storia come la “rivoluzione popolare non violenta”, anche detta “rivoluzione dei rosari”, perché segnata dalla preghiera mariana e dai radiomessaggi del cardinale di Manila, Jaime Sin, cruciali per smuovere le coscienze e per mantenere una approccio del tutto pacifico al corteo. «La forza evangelizzatrice della non violenza, dell’amore al nemico, riuscì a disarmare i soldati e fermare i generali; perfino la guardia residenziale depose le armi e il presidente Marcos fuggì all'estero», ricorda ai media vaticani Daniel Pilario, teologo vincenziano, presidente della Adamson university a Manila che nel 1986 da seminarista partecipò alla manifestazione sull'Edsa.
Gli eventi commemorativi nelle diocesi
Da quello spirito ha tratto ispirazione la terza “marcia dei trilioni di pesos” organizzata a Manila il 25 febbraio da movimenti e rappresentanti della comunità cattolica che hanno coinvolto altre realtà della società civile per chiedere giustizia e rispetto della Costituzione in un contesto di corruzione persistente. Il corteo, contrassegnato dalla preghiera come allora, ha preso il via proprio dal santuario dedicato a Maria, regina della pace, costruito sull’ Edsa per commemorare l'evento di 40 anni fa, ed è culminato con una messa presieduta dall'arcivescovo di Lingayen-Dagupan, Socrates Villegas. Anche in altre diocesi filippine si sono tenuti o si organizzano nei prossimi giorni eventi commemorativi.
La lotta alla corruzione
La lotta del passato si collega alle sfide del presente, soprattutto alla campagna contro la corruzione e contro le dinastie politiche, che caratterizzano la vita politica nelle Filippine. La corruzione è un tema riemerso potentemente nel dibattito pubblico lo scorso anno – quando venne organizzata la prima manifestazione – in seguito gli scandali che hanno travolto la politica filippina e provocato dimissioni in serie nell’amministrazione governativa e nei ministeri. Migliaia di progetti per edificare strutture atte a prevenire e mitigare gli effetti dei disastri naturali sono stati regolarmente finanziati dal ministero dei lavori pubblici e mai realizzati in diverse aree del Paese. Un fiume di denaro pubblico si è disperso e i rivoli della corruzione, lasciando popolazioni povere e vulnerabili indifese di fronte a cicloni e tifoni. Tuttora l'indignazione della gente è altissima e la società civile cerca di promuovere misure anticorruzione. I manifestanti di oggi sollecitano l'avvio di procedimenti giudiziari per il recupero di ricchezze sottratte illecitamente, invocano giustizia per le violazioni dei diritti umani e chiedono al governo di istituire una commissione per la difesa della verità storica.
Il clientelismo
Collegata al tema vi è l’antica questione delle dinastie politiche, che implicano familismo, clientelismo e gestione del potere economico e politico sempre appannaggio di poche élites che hanno in mano la vita del paese. È stata ora presentata una specifica proposta di legge inserita tra ventuno progetti di legge “prioritari”, che il Parlamento è chiamato ad approvare entro giugno. Secondo Jerome Secillano, rettore del santuario mariano all'Edsa, «le attività del 40° anniversario mirano a creare un impatto sociale, soprattutto tra i giovani che hanno sempre meno familiarità con gli eventi della dittatura» e che oggi sono chiamati a essere «sentinelle contro la corruzioni e alfieri di una buona politica, libera dalle dinastie». La Chiesa cattolica filippina è protagonista di quello che viene riconosciuto come un movimento morale e spirituale: i vescovi, che hanno scritto e diramato una lettera pastorale dedicata, affermano che l'anniversario non serve «solo a ricordare una rivolta pacifica», ma anche a «dare forma al modo in cui una nuova generazione ne comprende il significato». Per questo l'icona della Vergine Maria, “Nostra Signora dell’Edsa”, venerata nel santuario, è stata donata alle scuole situate lungo quella via, un gesto che mira a far avvicinare gli studenti al luogo in cui, un tempo, migliaia di persone si riunivano in preghiera e in protesta, tenendo a cuore il bene comune del Paese.
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