Cuba, il vescovo di Palm Beach chiede aiuti urgenti
Giovanni Zavatta - Città del Vaticano
Un crescente e soffocante senso di disperazione che "si percepisce nelle strade, nelle conversazioni, negli occhi della gente"; la stanchezza di un popolo "che ha sopportato troppo a lungo"; la silenziosa angoscia di coloro "che non vedono una chiara via d’uscita". In estrema sintesi, "l’erosione della speranza". Tornato da Cuba dove si è recato per la cerimonia di presa di possesso di Osmany Massó Cuesta come vescovo di Santísimo Salvador de Bayamo y Manzanillo, monsignor Manuel de Jesus Rodriguez, vescovo di Palm Beach, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera ai fedeli della Florida per descrivere "l’aspetto più sconvolgente" notato sull’isola caraibica e cioè l’atmosfera di estrema tristezza che la pervade. "Ciò che ho incontrato non è stata semplicemente difficoltà" ma "una crescente crisi umanitaria, cruda, visibile e profondamente umana. È impressa nella vita quotidiana di un intero popolo", afferma nel testo intitolato Cuba urgently needs us.
Malnutrizione visibile e malati senza cure
De Jesus Rodriguez, originario della Repubblica Dominicana, spiega che oggi a Cuba "procurarsi il cibo non è una routine ma una lotta quotidiana. Le famiglie si alzano ogni mattina senza la certezza di poter sfamare i propri figli. I beni di prima necessità scarseggiano. Lunghe file si snodano per ore sotto il sole, spesso con esiti deludenti. La malnutrizione non è più un fenomeno nascosto: è visibile nei volti dei bambini, nella fragilità degli anziani, nella silenziosa stanchezza dei genitori che non hanno più nulla da dare". Altrettanto allarmante è la situazione nel settore sanitario: "Ospedali e cliniche faticano a reperire anche le forniture più elementari. Mancano i medicinali. Le cure vengono ritardate o sono semplicemente impossibili. La malattia, che altrove potrebbe essere facilmente gestita, a Cuba diventa un fardello pesante e talvolta insopportabile. I malati soffrono in silenzio e troppo spesso senza cure adeguate", scrive il presule.
No all'indifferenza
Non si tratta di una tragedia lontana, non è una crisi che riguarda altri: "Qui nel sud della Florida, nella nostra diocesi di Palm Beach, vivono innumerevoli cubano-americani e immigrati cubani i cui cuori rimangono indissolubilmente legati a quella terra sofferente. Per loro questa crisi è una realtà vissuta, la voce tremante di una madre al telefono, l’angoscia per un padre malato che non riesce a procurarsi le medicine, è il dolore di sapere che i propri cari soffrono la fame". Di fronte a tutto ciò "non possiamo rimanere indifferenti", osserva monsignor de Jesus Rodriguez, "farlo sarebbe un fallimento non solo della carità ma anche della coscienza. La vicinanza di Cuba, così prossima a noi in ogni senso, ci impone una grave responsabilità morale. Non siamo spettatori, siamo vicini, e siamo fratelli e sorelle". Il vescovo fa appello ai fedeli e alle persone di buona volontà affinché mostrino solidarietà con il popolo cubano in questo momento critico e preghino intensamente e incessantemente. Ma la preghiera "deve tradursi in azione". La diocesi di Palm Beach, in stretta collaborazione con i vescovi cattolici a Cuba, continuerà "a cercare ogni possibile via per fornire un aiuto concreto".
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