Le chiese del Sud globale: cambiare rotta nella lotta alla crisi climatica
Francesco Ricupero - Città del Vaticano
Un appello globale per cambiare rotta nella lotta alla crisi climatica e avviare una transizione energetica giusta. È questo il cuore del manifesto congiunto "Towards peace with creation: an urgent call for a just transition beyond fossil fuels", firmato dagli organismi episcopali cattolici dei diversi continenti: Africa, America Latina e Caraibi, Asia, insieme ai rappresentanti della Chiesa cattolica in Europa e Oceania. Un documento che mira a rafforzare la pressione morale e politica per l’abbandono dei combustibili fossili.
Riscaldamento globale record negli ultimi 3 anni
«La nostra posizione collettiva, radicata nel nostro percorso comune alla Cop30 di Belém, in Amazzonia, espressa nel documento "Un appello per la giustizia climatica e la casa comune: conversione ecologica, trasformazione e resistenza alle false soluzioni", e guidata dagli scritti profetici di Papa Francesco, Laudato si’ e Laudate Deum, mira a proseguire l’impegno assunto in quell’occasione. Insieme a Papa Leone XIV — si legge nel documento — affermiamo che è fondamentale trasformare parole e riflessioni in azioni fondate su responsabilità, giustizia ed equità per raggiungere una pace duratura, prendendoci cura del creato». I firmatari fanno notare che «negli ultimi tre anni si è registrato un riscaldamento globale record, un indicatore inequivocabile dell’intensificarsi del riscaldamento climatico di origine antropica».
A rischio la vita di milioni di persone
Il testo parte da una constatazione ormai difficilmente contestabile: la crisi climatica non è solo una questione ambientale, ma una crisi sociale, economica e spirituale. I vescovi sottolineano come le conseguenze del riscaldamento globale colpiscano in modo sproporzionato le popolazioni più vulnerabili. Siccità, alluvioni, perdita di biodiversità e migrazioni forzate sono fenomeni che stanno già trasformando la vita di milioni di persone. Per questo, scrivono i firmatari, la transizione energetica non può limitarsi a un cambiamento tecnologico, ma deve essere “giusta”, capace cioè di proteggere i lavoratori, le comunità e i territori.
Decarbonizzare è un dovere morale
Il manifesto richiama esplicitamente la responsabilità storica dei Paesi industrializzati, che per oltre un secolo hanno costruito la propria prosperità sull’uso massiccio di carbone, petrolio e gas. Oggi, sostengono i presuli, queste stesse nazioni hanno il dovere morale di guidare il processo di decarbonizzazione, sostenendo economicamente e tecnologicamente i Paesi in via di sviluppo. Senza questo sostegno, avvertono, la transizione rischia di trasformarsi in una nuova forma di ingiustizia globale. «Per garantire la responsabilità è necessario creare un Registro globale dei combustibili fossili (Global Fossil Fuel Registry) come strumento utile per una transizione giusta ed equa, che consenta il monitoraggio della produzione e delle riserve, in modo che tutti i membri dell’ecosistema energetico siano ritenuti responsabili. «Non possiamo rimanere indifferenti quando modelli economici e finanziari mettono a rischio la vita umana».
L'impegno assiduo della Chiesa
Il documento si inserisce nel solco del crescente impegno della Chiesa sui temi ambientali, che negli ultimi anni ha assunto un peso sempre più rilevante nel dibattito internazionale. L’appello è rivolto non solo ai governi, ma anche alle istituzioni finanziarie, alle imprese energetiche e alla società civile. Tutti, conclude il testo, sono chiamati a contribuire alla costruzione di un modello di sviluppo capace di coniugare giustizia sociale e salvaguardia del pianeta. Anche perché in gioco non c’è solo il futuro dell’ambiente, ma la possibilità stessa di garantire una vita dignitosa alle comunità umane che abitano la Terra.
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