Burkina Faso, l’impegno dei gesuiti per riscattare i giovani dalla povertà
di Enrico Casale
Forgiare l’uomo e il cristiano attraverso l’istruzione è da sempre uno dei pilastri dell’impegno dei gesuiti nel mondo. Un carisma che, da decenni, trova applicazione anche in Africa e che oggi si misura con una delle realtà più fragili del continente: il Burkina Faso. Il Paese dell’Africa occidentale figura tra i più poveri al mondo, ma anche tra i più resilienti, con un indice di sviluppo umano pari a 0,459, a fronte di una media globale di 0,744. In questo contesto, l’accesso a una formazione di qualità rappresenta una delle poche vie concrete per offrire ai giovani una prospettiva di riscatto dalla povertà, spesso prossima alla miseria.
Un importante successo
È in questa cornice che s’inserisce l’esperienza della Kosyam Jesuit School of Science (KoJUS), fondata il 17 settembre 2020 a Ouagadougou, ma frutto di un percorso avviato molto prima. «I gesuiti sono presenti in Burkina Faso dal 1984 — spiega padre François Pazisnewende Kabore, attuale rettore di KoJUS —. L’educazione rientra pienamente tra i carismi della Compagnia di Gesù». Da questa convinzione è nato il Centre d’Études et de Réflexion pour Collégiens, Lycéens et Étudiants (Cercle), un centro di supporto scolastico rivolto a studenti che non hanno superato gli esami di Stato dell’istruzione secondaria, il Bepc e il Bac. Il percorso al Cercle dura un anno e ha come obiettivo la preparazione a una nuova sessione d’esame. I risultati sono significativi. «Negli ultimi anni — sottolinea Kabore — il tasso di successo si è attestato tra il 70 e l’85 per cento, ben al di sopra della media nazionale». Un’esperienza che ha rafforzato la convinzione della necessità di fare un passo ulteriore. «Dopo quasi cinquant’anni di presenza — prosegue il rettore — la Compagnia di Gesù ha ritenuto fosse giunto il momento di proporre non solo un nuovo tipo di insegnamento, quello scientifico, ma anche un nuovo modo di educare, nella più autentica tradizione gesuita». È così nato un vero e proprio complesso educativo che comprende una scuola secondaria, la Kosyam Jesuit School of Science, e un ateneo, la Kosyam Jesuit University of Science.
L’attività dell’università
L’università è oggi articolata in due dipartimenti. Il primo è quello di Scienze economiche e gestionali, che offre attualmente un master in business administration dell’imprenditorialità e dello sviluppo sostenibile, frequentato da 20 studenti iscritti al secondo anno. Il secondo è il dipartimento di Scienze e tecnologie, che accoglierà i primi studenti a breve e, al più tardi, entro ottobre 2026. A regime, il dipartimento potrà ospitare circa 300 studenti all’anno nei tre anni della laurea triennale, per un totale di circa mille iscritti. I corsi previsti riguardano Informatica, Matematica, Fisica, Chimica e Biologia. KoJUS opera in piena integrazione con il sistema scolastico e universitario nazionale. «Tutte le istituzioni private — spiega Kabore — devono conformarsi ai capitolati dell’istruzione secondaria e superiore. Da questo punto di vista, KoJUS rispetta scrupolosamente le disposizioni vigenti». L’ateneo beneficia inoltre del sostegno del governo burkinabé, favorito dai rapporti storicamente positivi tra lo Stato e la Chiesa cattolica, in generale e, in particolare nel campo dell’educazione.
Le collaborazioni internazionali
Sul piano delle collaborazioni, KoJUS lavora a livello nazionale con diverse università del Paese, soprattutto quelle cattoliche che fanno capo al Segretariato nazionale dell’Educazione cattolica della Conferenza episcopale Burkina-Niger. A livello internazionale, l’università è inserita nella rete delle istituzioni gesuite in Africa e Madagascar e nell’International Association of Jesuit Universities, un circuito globale che riunisce circa 180 atenei. In questo contesto, KoJUS intrattiene rapporti privilegiati con università come Loyola Chicago, Loyola Andalucía, Sophia University di Tokyo, lo Xavier Institute of Engineering di Mumbai e la Loyola University di Chennai. Un investimento nell’istruzione che, in uno dei Paesi più fragili del pianeta, punta a sviluppare competenze e consapevolezza, offrendo ai giovani burkinabé strumenti concreti per costruire e osare inventare il loro futuro.
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