Le riflessioni pastorali dei vescovi convergono sulla necessità di vivere questi giorni con un impegno per la trasformazione personale e sociale Le riflessioni pastorali dei vescovi convergono sulla necessità di vivere questi giorni con un impegno per la trasformazione personale e sociale  (ANSA)

America Latina, le riflessioni dei vescovi per la Settimana Santa

"Non permettiamo che i valori della giustizia, della verità e del dialogo scompaiano", ha detto in Bolivia il vescovo Aurelio Pesoa Ribera, invitando tutti a essere strumenti di pace e riconciliazione in mezzo alle ferite sociali. Dal Cile al Perù passando per la Colombia, un incoraggiamento particolare al recupero dei valori nella vita familiare

Giovanni Zavatta - Città del Vaticano

Pace, amore, perdono, riconciliazione, umiltà, misericordia, verità, conversione: con la Domenica delle Palme e della Passione del Signore, anche in America Latina sono cominciate le celebrazioni della Settimana Santa e le riflessioni pastorali dei vescovi convergono sulla necessità di vivere questi giorni con un impegno per la trasformazione personale e sociale, incoraggiando specialmente al recupero dei valori nella vita familiare. In Bolivia il vescovo vicario apostolico di El Beni, Aurelio Pesoa Ribera, presidente della Conferenza episcopale, ha esortato i fedeli a vivere la Passione non come un mero ricordo ma «in prima persona», abbracciando la croce attraverso l’amore e il perdono. E osservando la realtà locale, ha auspicato la ricostruzione del tessuto sociale a partire dalle famiglie: «Non permettiamo che i valori della giustizia, della verità e del dialogo scompaiano», ha detto, invitando tutti a essere strumenti di pace e riconciliazione in mezzo alle ferite sociali.

Pace, speranza e coerenza cristiana

Anche in Cile i presuli hanno sottolineato il bisogno di parlare di pace, speranza e coerenza cristiana in mezzo a realtà attuali spesso drammatiche, e di mostrare «una Chiesa viva, che cammina unita nella diversità dei suoi territori». Dalle occasioni gioiose alle situazioni di dolore, i pastori hanno condiviso un messaggio comune: vivere questo tempo con profondità, impegno e speranza. Il vescovo di San Bartolomé de Chillán, Andrés Gabriel Ferrada Moreira, ha incentrato il suo messaggio sull’urgenza della pace mentre l’arcivescovo di Puerto Montt, Luis Fernando Ramos Pérez, ha sottolineato l’amore di Cristo manifestato nel suo sacrificio, ponendo l’accento sul mistero pasquale. L’arcivescovo di Concepción, Sergio Hernán Pérez de Arce Arriagada, ha collegato la Passione di Cristo alle attuali realtà sociali, osservando come la violenza metta a dura prova la convivenza. In quest’ottica, ricorda che «Gesù ci mostra la via dell’amore» e che la fede deve tradursi in azione, in rinnovamento interiore.

Reagire nei momenti difficili

Dall’arcivescovo di Managua, cardinale Leopoldo José Brenes Solórzano, è venuto l’incoraggiamento a reagire nei momenti difficili perché «possono diventare spazi dove si rivela l’azione di Dio. Le lacrime sincere, lungi dall’essere segno di debolezza, possono guarire il cuore e restituire la serenità interiore», in un tempo di autentica conversione e rinnovato incontro con la misericordia di Dio. Il porporato ha poi osservato che Gesù «non si sofferma sulle etichette ma sulla dignità di ogni persona, che ama profondamente»: Cristo crocifisso, a braccia aperte, è «simbolo di un amore universale che accoglie senza distinzioni».

Un appello alla riconciliazione, all'unità e alla speranza

In Perú il vescovo di Lurín, Carlos Enrique García Camader, presidente della Conferenza episcopale, ha lanciato un appello urgente alla riconciliazione, all’unità e alla speranza, ricordando che la Settimana Santa è «un tempo liturgico che offre l’opportunità di guardare con onestà alla realtà nazionale». Il Paese, ha detto, porta «ferite non ancora rimarginate»: fra esse la violenza, la corruzione, la povertà e l’esclusione; fenomeni che «incidono profondamente sull’armonia sociale». Serve un cammino di trasformazione collettiva e «la via della croce conduce a una vita nuova», ha affermato monsignor García Camader, ribadendo a nome di tutti i vescovi l’invito a riconoscere le fratture sociali e ad accogliere la sfida di un’autentica riconciliazione nazionale basata sulla fiducia reciproca e sul bene comune. La persistenza di profonde disuguaglianze sociali, economiche e territoriali interroga le istituzioni esortandole a costruire una “cultura dell’incontro” fondata sul dialogo, sull’ascolto e sulla fraternità, unica via per superare realmente le divisioni.

La Chiesa in Colombia

Anche la Chiesa in Colombia ha predisposto una Via Crucis che invita a vivere la Passione di Cristo attraverso la lente delle concrete realtà del Paese. Con il tema Cristo cammina con il popolo colombiano oggi, i vescovi chiedono alle comunità di contemplare Gesù in coloro che soffrono violenza e disuguaglianza. Ogni stazione collega la Passione di Cristo a realtà quali la violenza, la povertà, lo sfollamento, l’esclusione e la ricerca di giustizia e pace. Temi che tornano nelle parole dell’arcivescovo di Panamá, José Domingo Ulloa Mendieta: «Cristo continua a essere crocifisso nelle famiglie divise, nella violenza che colpisce i nostri quartieri, nei giovani che perdono il senso della vita, negli anziani che si sentono soli e dimenticati». Tra i sussidi si segnala quello della Confederazione latinoamericana e caraibica dei religiosi e delle religiose che, guardando alla realtà amazzonica, denuncia le molteplici “crocifissioni” che vedono vittime le popolazioni indigene: territori devastati, sfruttamento, violenza, indicibile sofferenza umana.

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31 marzo 2026, 12:34