Zaporizhzhia sotto attacco, il vescovo: non dimenticate l'Ucraina
Svitlana Dukhovych – Città del Vaticano
Nella notte tra il 5 e il 6 febbraio e nelle prime ore del mattino, l’esercito russo ha nuovamente lanciato un attacco massiccio contro diverse località dell’Ucraina. Tra le regioni colpite più duramente vi è la regione di Zaporizhzhia. Molte abitazioni sono state danneggiate e si registrano nuove vittime civili: una coppia di coniugi, un uomo di 49 anni e una donna di 48 anni, mentre un ragazzo di 14 anni e un altro uomo sono rimasti feriti.
Sulla situazione dopo l’ennesimo monsignor Jan Sobilo, vescovo ausiliare della diocesi latina di Kharkiv-Zaporizhzhya, parla ai media vaticani e racconta la quotidianità di una città che continua a resistere tra sirene, freddo, mancanza di energia elettrica e riscaldamento. «Questa mattina alle otto abbiamo celebrato la Santa Messa, racconta. – Erano presenti anche ospiti dall’Italia: il direttore delle Pontificie Opere Missionarie (POM) in Ucraina, padre Luca Bovio, IMC, con i suoi collaboratori. Durante la celebrazione si sentivano forti esplosioni: c’era un bombardamento in corso. Ho visto anche un drone abbattuto: volava come una palla di fuoco, cadeva e bruciava ancora in aria. È stato un mattino molto violento». Eppure, nonostante tutto – osserva il vescovo – la gente continua a pregare. «Le persone ormai pregano con raccoglimento È triste dirlo, ma ci siamo abituati alla guerra. Le sirene d’allarme risuonano continuamente, di giorno e di notte. Molti non scendono più nei rifugi, perché è impossibile farlo ogni volta. O si dovrebbe vivere costantemente sottoterra. Così la gente cerca di andare avanti come può».
L’energia non. Basta per tutti
Uno dei problemi più gravi resta la mancanza di elettricità. «I blackout – spiega – sono frequenti. Alcuni quartieri oggi sono senza luce, altri ce l’hanno. A Zaporizhzhia il blackout totale è raro, ma le interruzioni a zone sono regolari, perché non c’è abbastanza energia per tutti». La situazione del riscaldamento dipende molto dal tipo di edificio: «Chi ha il gas, come noi, riesce a scaldarsi. Ma in molte palazzine moderne tutto funziona con l’elettricità. Quando manca la corrente, non c’è riscaldamento, le pompe non funzionano, manca anche l’acqua. Alcune persone si scaldano nelle auto: la sera si siedono in macchina, si riscaldano un po’, poi tornano a casa e vanno a dormire vestiti per conservare il calore». Una realtà che non riguarda solo Zaporizhzhia, ma anche altre città come, per esempio, Kyiv e Dnipro.
La solidarietà dal Papa e delle parrocchie
In questo contesto difficile, le parrocchie diventano un punto di riferimento essenziale. «La gente – racconta monsignor Sobilo – continua a venire alla Messa. Nella concattedrale, nel Santuario di Dio Padre Misericordioso, i Frati Francescani Albertini distribuiscono pane quattro volte alla settimana. Ogni volta arrivano circa millecinquecento persone, e il sabato fino a duemila. Ricevono pane e una conserva». Tuttavia, le risorse diminuiscono. «La situazione è molto complessa. Gli aiuti sono sempre meno, viaggiare è più difficile e non tutti i trasportatori accettano di portare aiuti da noi. Ma i frati continuano a cuocere il pane, qualcuno dona le conserve, qualche organizzazione aiuta. E così si va avanti».
Dopo Natale è arrivato anche un carico speciale: «È arrivato un camion con aiuti del cardinale Konrad Krajewski. Hanno portato pasta istantanea. È buona, un po’ piccante, e la gente la apprezza molto, perché quando fa freddo riscalda. La chiedono anche i soldati al fronte: ogni tanto vengono a prenderla perché è leggera, facile da trasportare. Dicono che salva loro la vita».
Per la Chiesa locale, sostenere i militari è una delle priorità. «Aiutare i nostri soldati è fondamentale. Se non ci difendono loro, ogni altro aiuto perde senso. Gli occupanti arriverebbero e porterebbero via tutto. Per questo preghiamo per loro e li sosteniamo in ogni modo possibile: stanno difendendo il nostro Paese».
Guerra, peso enorme
La situazione militare resta molto tesa. «Fino a quest’inverno era un po’ più tranquillo, – spiega monsignor Sobilo. – Eravamo convinti che il nostro esercito avrebbe tenuto l’aggressore lontano dalla città. Ora vediamo che i russi avanzano verso Zaporizhzhia, il fronte scricchiola, i nostri ragazzi sono in grande difficoltà». In queste circostanze il freddo non aiuta: «Bombardano la città, il sistema energetico, tutto ciò che ci dà luce e calore. Soffrono i civili e soffrono anche i soldati. L’esercito russo sfrutta l’inverno per avanzare. Il fiume Dnipro è gelato e sul ghiaccio passano gruppi di sabotaggio e ricognizione».
“Grazie perché non ci dimenticate”
Anche sul piano umano il peso della guerra è enorme. «Ci sono persone che dicevano: “Io da qui non me ne andrò mai”. Ora – osserva il presule – vedo che fanno le valigie e partono con le famiglie. I bambini non ce la fanno più: giorno e notte i droni volano, vengono abbattuti. È un carico emotivo enorme, soprattutto per i più piccoli». Il vescovo ausiliare di Kharkiv-Zaporizhzia invita chi può ad aiutare come è possibile, sottolineando che le persone nella sua diocesi hanno perso tutto. «Senza luce e acqua, le imprese non riescono a lavorare e i bisogni sono enormi». Rivolgendosi ai lettori e ascoltatori dei media vaticani il vescovo ausiliare di Kharkiv-Zaporizhzia esprime la gratitudine per la solidarietà. «Ringraziamo innanzitutto il Santo Padre per la sua vicinanza, per le parole di sostegno e per l’aiuto che ci fa arrivare attraverso il cardinale Krajewski. Continuiamo a pregare. Ringrazio anche i vostri media perché parlate della guerra, perché a volte sembra che il mondo non veda la brutalità di ciò che stiamo vivendo. Vi chiedo: non dimenticate l’Ucraina. Ci riscalda il cuore la memoria e il sostegno dei cuori umani».
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