Ucraina, Zuppi: "Preghiamo affinché il sole della pace illumini il buio della guerra"
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
“Come pregare sempre senza stancarsi mai?”: è partito da questa domanda il cardinale Matteo Maria Zuppi nella veglia per la pace in Ucraina, nel quarto anniversario dell’invasione russa, tenutasi oggi nella basilica di Santa Maria in Trastevere, a Roma. In un'epoca in cui non siamo abituati all’attesa, ha osservato il presidente della Conferenza episcopale italiana, la preghiera continua a domandare perseveranza, chiede di non arrendersi, di non lasciarsi vincere dall’abitudine e dalla rassegnazione. Perché, in fondo, anch'essa è una forma di ribellione: ribellione al male, alla guerra, alla “globalizzazione dell’impotenza” che rende accettabile ciò che non dovrebbe mai esserlo.
"La Chiesa chiede solo che tacciano le armi"
Parole ancora più forti nel giorno di questo tragico anniversario di fronte al quale, ha precisato Zuppi, "la Chiesa, come ha chiesto anche Papa Leone XIV, chiede solo che tacciano le armi, che si arrivi a un cessate il fuoco e si apra una strada per la pace". Questi "quattro anni di ricorrenza sono dolorosi e vergognosi per l’intera umanità, come disse Papa Francesco. E - ha aggiunto il presidente della Cei - la vergogna é aumentata oggi". Perché i conflitti, ha ribadito il cardinale, "non si risolvono con le armi ma con il dialogo. E si possono risolvere: questa convinzione richiede lo sforzo di tutti, anche e soprattutto dell’Europa". Affinché ciò avvenga, però, è importante recuperare quel senso sociale e comunitario di poter agire insieme per un obiettivo condiviso perché, ha ribadito Zuppi, “l’unica vittoria che tutti dobbiamo cercare è la Pasqua della pace”. Una vittoria che passa attraverso la perseveranza nella preghiera, capace di “farci ascoltare quel grido” e di “liberarci dalla stanchezza”.
L'impegno della Comunità di Sant'Egidio
In questo senso, è fondamentale il crescente impegno di solidarietà da parte della Comunità di Sant’Egidio verso l’Ucraina. Grazie a una radicata presenza nel Paese dal 1991, fin dai primi giorni dopo l’invasione russa la Comunità ha realizzato un’estesa rete di aiuti umanitari con cinque centri per sfollati interni — tre a Kyiv, uno a Leopoli e uno a Ivano-Frankivsk — oltre a distribuzioni nelle regioni vicine alla linea del fronte, in particolare a Kramatorsk, Nikopol, Kharkiv e Sumy. Dall’inizio del conflitto ad oggi sono stati inviati 213 carichi, per un totale di 4.450 tonnellate di aiuti umanitari: 750.000 persone hanno ricevuto generi alimentari, abbigliamento e prodotti per l’igiene, mentre due milioni hanno usufruito di aiuti sanitari. Numeri che raccontano un impegno continuativo, cresciuto nel tempo insieme al protrarsi della guerra.
L'Ucraina martoriata dalla guerra
Nel ricordare proprio l’impegno della Comunità in Ucraina, ha parlato di “sicurezza, luce di speranza, calore”. E ha citato Nadia, sfollata dal Donbass e rifugiata a Kyiv, che ha capito proprio grazie al ruolo della Comunità di Sant'Egidio come "la priorità della vita di ognuno di noi sia la vita degli altri". "Il mondo sta morendo per mancanza di amore - ha concluso Zuppi -, sta morendo per odio umano. Non smettiamo di implorare l'Onnipotente di far piovere dal cielo abbondanti e calde piogge della sua santa grazia. Ognuno di noi può essere un po' una goccia di quella calda pioggia della sua santa grazia. E ognuno di noi può combattere la mancanza di amore con il suo amore". Dopo l’omelia, il coro ha intonato un canto in ucraino. Si sono subito alzate in piedi, tra la folla, una decina di persone. Hanno cantato, a tratti commosse. Non sappiamo chi fossero. Ci piace pensare che fossero ucraini e che in quel canto si siano riconosciuti, si siano sentiti liberi, si siano sentiti a casa. In quella casa, da tempo, troppo tempo, martoriata dalla guerra.
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