Abitanti di Kharkiv con gli aiuti di Caritas-Spes Abitanti di Kharkiv con gli aiuti di Caritas-Spes 

Ucraina, la resilienza solidale che supera guerra e gelo

L’ultima ondata di bombardamenti russi su Kyiv e altre città ucraine ha colpito duramente Karkhiv e le sue infrastrutture energetiche lasciando al buio e al freddo migliaia di persone. Don Stasiewicz, direttore di Caritas-Spes: abbiamo file ai cancelli di gente che ha fame, ha bisogno di un medico. Le stanze della Curia vescovile aperte alle famiglie. Difendiamo la dignità di chi è rimasto con due borse e nient’altro

Svitlana Dukhovych – Città del Vaticano

La scorsa notte, intorno all’una, la Russia ha lanciato un nuovo massiccio attacco combinato contro le città ucraine. «Ancora una volta è stato colpito il settore energetico», ha scritto su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, aggiungendo che l’esercito russo ha utilizzato oltre 70 missili e 450 droni d’attacco. A essere colpite sono state le regioni di Sumy, Kharkiv, Kyiv, Dnipro, Odessa e Vinnytsia. Circa 10 persone sono rimaste ferite e ci sono danni a edifici residenziali e infrastrutture energetiche. A Kyiv, dopo gli impatti dei droni, si sono sviluppati incendi in palazzi e un asilo è stato danneggiato.

Nel pomeriggio di oggi, 3 febbraio, il sindaco di Kharkiv Ihor Terekhov ha comunicato che i bombardamenti hanno danneggiato impianti critici di una centrale termoelettrica e di due sottostazioni. Di conseguenza, 929 strutture, di cui 853 abitazioni, sono rimaste senza riscaldamento, lasciando quasi 105.000 persone senza riscaldamento.

Nell’intervista ai media vaticani, don Wojciech Stasiewicz, direttore di Caritas-Spes della diocesi di Kharkiv-Zaporizhzhia, racconta la situazione critica in cui si trovano i residenti e l’aiuto che la Chiesa continua a offrire, grazie anche alla solidarietà proveniente da tutta Europa, in particolare dalla Polonia, dove le diocesi hanno avviato raccolte di offerte per i generatori.

Distruzioni a Kharkiv
Distruzioni a Kharkiv

Don Wojciech, che situazione c’è a Kharkiv, nella regione circostante e in generale nella diocesi di Kharkiv-Zaporizhzhia?

Purtroppo, la situazione al momento è molto difficile. Il primo fattore è l’inverno, con il gelo e le temperature molto basse: questa notte si è arrivati a –25 °C e al mattino a –22 °C. Da una parte l’inverno fa il suo corso, ma nelle ultime settimane ci sono stati anche bombardamenti sistematici in molte città dell’Ucraina. Solo questa notte si sono registrati diretti su Kharkiv, ma anche su Kyiv, Dnipro e altre città. Tuttavia, sembra che Kharkiv sia stata colpita più duramente. Gli attacchi sono durati dall’una alle cinque del mattino, quindi oggi siamo tutti molto stanchi. Le conseguenze sono gravissime: i danni sono tali che interi quartieri della città sono rimasti senza elettricità. Nonostante l’enorme lavoro dei soccorritori, secondo i dati ufficiali del Comune oltre 800 palazzi sono rimasti senza corrente. La situazione dell’elettricità a Kharkiv è simile a quella del resto dell’Ucraina: ogni giorno ci sono interruzioni. Tra il 70 e l’80% dei residenti di Kharkiv resta senza luce quotidianamente, a volte per poche ore, altre volte per molte ore, a seconda del quartiere. Senza elettricità non c’è riscaldamento e questo rende la vita estremamente difficile, soprattutto nei condomini dove non esistono alternative come stufe o camini. Le conseguenze di questi bombardamenti sono quindi molto serie e riguardano tutta l’Ucraina. Nell’est, nella nostra diocesi, l’aggressione colpisce anche le regioni di Sumy, Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia. Due settimane fa ero nel Donbas, nelle parrocchie di Sloviansk e Kramatorsk, dove la situazione è molto tesa, se non addirittura critica. Allo stesso tempo, però, ci sono anche aspetti che ci permettono di coltivare speranza. Si sente fortemente l’unità tra le persone: si aiutano a vicenda e vengono nelle nostre chiese e nei centri sociali sia per ricevere aiuto sia per portarlo ad altri. Non tutti riescono a spostarsi a causa del freddo e dei problemi nei trasporti, per questo spesso chiedono aiuto per chi è ancora più in difficoltà. Ed è bello vedere questa solidarietà. È confortante anche il sostegno che arriva dall’Europa, in particolare dalla Polonia. Molte persone stanno donando per l’acquisto di generatori e carburante. I generatori sono già a Kyiv e dovrebbero arrivare a Kharkiv questa settimana. Saranno destinati agli ospedali e alle infrastrutture critiche, perché non tutti dispongono di risorse simili.

Folla davanti a un camion di aiuti di Caritas-Spes a Kharkiv
Folla davanti a un camion di aiuti di Caritas-Spes a Kharkiv

Sa chi ha allestito in Polonia gli aiuti per l’Ucraina?

In Polonia c’è stata un’iniziativa del governo e di Caritas Polonia, che è il principale donatore. Ci sono state anche iniziative di fondazioni e diocesi. Per quanto ne so, nelle diocesi polacche è stata promossa una raccolta di offerte in tutte le parrocchie per acquistare generatori destinati alle città ucraine più bisognose. Per le persone e per tutta la società ucraina questo è molto importante. Anche se una singola persona non riceve direttamente questo aiuto, questo arriva comunque nei luoghi dove è più urgente. A Kharkiv, per esempio, negli ospedali di notte sono costretti a spegnere la luce per alcune ore per ridurre i consumi: è qualcosa di inquietante, soprattutto quando si parla di strutture sanitarie. La stessa amministrazione della città si rivolge spesso a noi, come Caritas-Spes, chiedendo se disponiamo di risorse, perché nei “Punti di resilienza”, negli ospedali e nei condomìni la necessità di generatori è molto elevata.

In che modo le parrocchie hanno organizzato il loro lavoro per sostenere le persone in un periodo così difficile?

Nelle parrocchie della diocesi i parroci cercano, per quanto possibile, di aprire dei “Punti di resilienza”, offrire cibo caldo, vestiti e scarpe. È qualcosa che dà molta speranza, perché indipendentemente dalle risorse, grandi o piccole, tutti cercano di aiutare. Qui a Kharkiv il vescovo Pavlo Honcharuk ha annunciato che la Curia mette a disposizione delle stanze per accogliere le famiglie, soprattutto quelle numerose, le persone che non hanno riscaldamento o hanno subito le conseguenze dei bombardamenti. In Curia ci sono circa dieci stanze di varie dimensioni, ma non ci limitiamo a questo numero: se sarà necessario, cercheremo altre soluzioni per offrire alle persone un tetto e del cibo.

Catena umana di aiuti a Kharkiv
Catena umana di aiuti a Kharkiv

Com’è, in generale, la vita delle parrocchie della diocesi di Kharkiv-Zaporzhzhia in questo periodo?

Purtroppo nella nostra diocesi il numero dei fedeli è diminuito drasticamente. Se paragoniamo la situazione a quella precedente alla guerra, oggi nella cattedrale ci sono forse circa 200 parrocchiani stabili, cioè solo il 20% di quelli presenti prima del 2022. Quando sono stato a Sloviansk e a Kramatorsk ho visto che lì sono rimasti solo pochi fedeli, assieme ai volontari che provengono da diverse parti del Paese. Nonostante ciò, il sacerdote continua a celebrare per queste poche persone e per i volontari, restando con loro nonostante il pericolo. Il fronte si avvicina, i droni sorvolano la zona, ma lui non vuole andare via. Attualmente nel Donbas sono rimaste solo queste due nostre parrocchie, le altre purtroppo si trovano nelle città o paesi già occupati dai russi.

Com’è il suo lavoro quotidiano nel centro Caritas-Spes di Kharkiv? Quale aiuto concreto offrite alle persone?

Il mio servizio, come quello di ogni sacerdote oggi, consiste nel cercare di rispondere ai bisogni concreti delle persone, a ciò che ogni giorno porta con sé. Ogni mattina, soprattutto in inverno, le persone sono già davanti ai cancelli: c’è chi deve andare dal medico, chi ha bisogno di mangiare, chi semplicemente chiede aiuto. Per questo cerchiamo di essere aperti e disponibili per tutta la giornata. Nel nostro centro sociale lavorano circa 50–60 persone e si realizzano diversi progetti, sia sul posto sia con interventi esterni. Ci occupiamo di logistica e di accompagnamento umano, ma non dimentichiamo che la nostra missione principale è dare speranza e restituire dignità. Le persone arrivano con grandi sofferenze alle spalle: dopo aver perso tutto, dopo i bombardamenti, spesso con solo due borse, provenienti dai villaggi, dalla regione di Kharkiv o dal Donbas. Per molti Kharkiv diventa la prima tappa, perché qui la situazione appare meno drammatica rispetto ai luoghi da cui fuggono. Prima di tutto le persone hanno bisogno di sostegno e comprensione. Come Caritas cerchiamo di essere loro vicini e di aiutare in ogni modo possibile. Io, come sacerdote, al mattino celebro la Santa Messa e poi trascorro l’intera giornata lavorando in Caritas. In questo periodo, ogni giorno dalle 11.00 offriamo una zuppa calda: dal lunedì al venerdì arrivano quotidianamente tra le 150 e le 300 persone. Durante il resto della giornata è possibile ricevere tè caldo, caffè e un pezzo di pane. In inverno restiamo disponibili per tutto il giorno, perché la situazione lo richiede.

È bello vedere che, attraverso il nostro impegno, le persone ricevono almeno un piccolo segno di bene, di gioia e di speranza. Lo scorso dicembre c’è stato anche un momento significativo: l’amministrazione della città di Kharkiv, con cui già collaboriamo, ha proposto di firmare un memorandum per rafforzare ulteriormente la cooperazione. L’iniziativa è partita personalmente dal sindaco Ihor Terekhov. È un segno che anche le autorità riconoscono il nostro servizio e che insieme possiamo fare di più.

Che cosa vorrebbe dire ai nostri ascoltatori e lettori nei diversi Paesi del mondo?

A nome di tutte le persone qui presenti vorrei dire: vi siamo profondamente grati perché ci siete vicini e ci sostenete con la preghiera e con le donazioni. Ogni giorno preghiamo per voi e vi chiediamo di continuare a restare con noi. Quando si sente la vicinanza e l’aiuto degli altri, anche i momenti più difficili diventano molto più sopportabili.

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03 febbraio 2026, 17:05