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2026.02.13 Foto Radio Don Bosco

RD Congo, Radio Don Bosco: una voce di pace in un Paese in guerra

Mentre nella nazione africana continuano violenze e sopraffazioni, da Lubumbashi un'emittente salesiana diffonde messaggi di riconciliazione e pacificazione. Missione di Radio Don Bosco è quella di educare i giovani, maggioranza della popolazione. Don Matthias Amani: "I nostri ascoltatori sono i poveri ed i sofferenti. La nostra politica? Dare spazio a tutti, ascoltando tutti"

Federico Piana - Città del Vaticano

«Chi ascolta Radio Don Bosco? Sono i poveri, la gente che soffre. Che non ha computer, smartphone, televisione e che si affida alle onde dell’etere per sentire chi parla dei loro problemi». E di problemi, la popolazione di Lubumbashi — per ordine di grandezza la terza città della Repubblica Democratica del Congo — non ne ha pochi. Primo fra tutti, la guerra sempre più sanguinosa tra l’esercito regolare ed il gruppo paramilitare M23 che sta insanguinando soprattutto la provincia del Kivu Nord. Ma non solo.

In difesa degli ultimi

«Siamo davvero la voce di chi non ha voce» spiega ai media vaticani don Matthias Amani, salesiano e  membro dell’emittente fondata dalla sua congregazione il 15 agosto del 2014 e nata sulle ceneri di un’ altra stazione radiofonica degli anni ‘60

Frequenze senza confini

Le onde di Radio Don Bosco superano i confini di Lubumbashi e si spingono anche nelle altre città della provincia dell’Alto Katanga, come Likasi e Kasumbalesa, quest’ultima costruita a pochi passi dal confine con lo Zambia. Tra i suoi programmi di punta ce n’è uno che, tradotto dal francese, si intitola “Le strade brontolano” e consiste nel dar spazio agli ascoltatori che denunciano in diretta le cose che non vanno: dai rapimenti delle bande criminali all’acqua che non c’è. «E qualche volta l’autorità ascolta ed interviene andando ad aiutare» rivela don Amani.

A servizio della comunità

Lo spirito dell’emittente, in fondo, è quello di essere uno strumento a servizio della comunità che ha tra gli scopi principali quello di educare i giovani che nella Repubblica Democratica del Congo, secondo le più recenti statistiche, rappresentano il 60 per cento della popolazione. «La nostra emittente non cerca solo di far conoscere la figura di Don Bosco e le opere salesiane ma ha il grande compito di promuovere l’educazione dei ragazzi e delle ragazze. Prima non esisteva una radio con questa finalità: c’erano quelle che si occupavano solo delle vicende dei politici locali».

Voce della Chiesa

Con il tempo, aggiunge don Amani, Radio Don Bosco si è trasformata anche nella voce della Chiesa e non ha certo messo da parte la dimensione sociopolitica che si concretizza in trasmissioni che si occupano della salute collettiva, dei ragazzi di strada, della giustizia e della carità. Ma anche della sicurezza: «Sopratutto a Lubumbashi si ha timore dei rapimenti da parte delle gang che avvengono spesso di notte. Allora, la nostra radio organizza dei dibattiti nei quali si può discutere di come veramente è la situazione. Ovviamente, invitiamo  gli esponenti del governo insieme a quelli della società civile ed ai membri dell’opposizione».

Pressioni e difficoltà

Discussioni aperte che non vengono mai trasmesse nell’imminenza delle elezioni. «Perché — ci tiene a precisare don Amani — non vogliamo mai entrare in questioni che possono diventare divisive. Noi cerchiamo di dare spazio  davvero a tutti».Di difficoltà, con il potere politico, Radio Don Bosco nel passato ne ha avute, eccome. «Quando non si parla troppo di politica ti lasciano in pace. Altrimenti, se non arrestano qualcuno per portarlo in prigione, ti aumentano le tasse ed il rischio è quello di dover chiudere la radio. Ci sono state tante emittenti che hanno spento i trasmettitori. E anche Radio Don Bosco ha avuto questi problemi».

Saldi principi

Molte pressioni che però non hanno fatto desistere don Amani e chi lavora con lui  da un principio, saldo: quello di continuare ad essere un faro di pace nel mezzo dell’oblio delle violenze del conflitto. «È la nostra missione: dobbiamo pacificare ascoltando e lasciando parlare tutte quelle tribù del nostro popolo che vogliono la pace. Perché siamo tutti congolesi».

Raccontare, comunque

Anche se ora  don Amani,  che si trova a Goma,  capoluogo di Kivu Nord ad un passo dall’epicentro del conflitto,  per ragioni di prudenza e sicurezza non può raccontare cosa realmente sta accadendo, non smette di informare come può i suoi ascoltatori: «Non posso inviare notizie che trattano del governo però posso parlare di ciò che capita nelle nostre comunità. Ad esempio, quando è scoppiata la guerra abbiamo parlato delle nostre realtà salesiane che abbiamo dovuto chiudere». Del resto, in quella zona incandescente, di informazione libera non ce n’è nemmeno l’ombra. «Da  queste parti non ho visto giornalisti in grado di poter informare liberamente su ciò che realmente accade. Purtroppo sono questi i frutti delle guerre».

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13 febbraio 2026, 15:00