Italia e Africa, intervento pubblico e cooperazione allo sviluppo
Maurizio Romano*
Nello scenario globale post-bellico segnato dalle tensioni della Guerra fredda e dal processo di decolonizzazione, l’interesse italiano per l’Africa riacquistava vigore nell’ambito di una strategia di progresso comune dei popoli mediterranei, attraverso iniziative di cooperazione tecnico-economica finalizzate a sostenere la proiezione nazionale verso mercati ampi e ricchi di materie prime. Ciò avveniva nella fase in cui i pronunciamenti della Mater et Magistra e della Pacem in Terris di Giovanni XXIII ponevano accento indelebile sull’iniquità dei modelli di sfruttamento dei paesi poveri, mentre gli insegnamenti della Populorum Progressio e il viaggio in terra africana di Paolo VI rendevano i temi dello sviluppo uno degli emblemi del pontificato.
In tale contesto, un ruolo centrale nei rapporti italo-africani fu giocato dalle holding pubbliche Iri ed Eni. La politica dell’ente fondato da Enrico Mattei si basava sulla costruzione di una solida rete fiduciaria con i paesi dell’Africa, cui l’Eni riconosceva pieno diritto a cooperare da posizioni non subordinate alla valorizzazione delle proprie risorse. Adottando un regime di ripartizione degli utili petroliferi favorevole ai paesi produttori, l’Eni supportava la creazione di società miste locali nei vari segmenti della filiera produttiva, la cui guida era affidata su base paritaria a rappresentanti italiani ed africani, contribuendo alla maturazione di un rinnovato ceto dirigenziale autoctono. Anche le aziende Iri svolsero un ruolo importante nel campo della formazione professionale, ospitando apprezzati corsi annuali per i tecnici dei paesi in via di sviluppo, che a inizio anni Settanta avevano già coinvolto circa 900 allievi da 70 nazioni, di cui oltre 300 africani.
Il radicamento delle imprese italiane in Africa poggiava inoltre sulla competitività internazionale raggiunta nel ramo ingegneristico, che consentiva la fornitura di impianti e servizi richiesti dai piani governativi di modernizzazione del continente. Lo documentavano, in ambito Eni, la realizzazione di una rete capillare di raffinerie, siti petrolchimici e sistemi per la distribuzione dei prodotti, culminata in opere quali il gasdotto italo-algerino Transmed, dagli anni Ottanta struttura strategica per il Paese. Sul versante Iri, la costruzione in Africa di poli metallurgici, cementifici e impianti logistici era invece coronata a inizio anni Settanta dal completamento della centrale di Inga, sulle rive del Congo, una delle maggiori infrastrutture idroelettriche mondiali dell’epoca.
Grazie alla tenuta della sua formula cooperativa, l’Eni salvaguardò la propria componente africana anche dopo la trasformazione degli equilibri mondiali Nord-Sud ridisegnati dalle crisi energetiche. Non a caso, all’eredità di tale formula si ispira la recente politica promossa dal governo italiano con l’intento di coniugare obiettivi di crescita nazionale e promozione dello sviluppo africano. Dopo aver suscitato interesse anche all’estero per originalità di approccio e rilevanza delle responsabilità di mediazione mediterranea assunte dall’Italia, il Piano Mattei per l’Africa ha tuttavia evidenziato diverse criticità realizzative, secondo alcuni legate al carente coinvolgimento africano, all’inadeguatezza delle risorse stanziate e alle incerte modalità di accesso al programma.
Pur nel mutare dei tempi, l’apporto dell’analisi storica coadiuvata dall’evoluzione del Magistero sui temi dello sviluppo può dunque restituire rinnovata consapevolezza sul significato delle esperienze del passato economico nazionale, a maggior ragione alla luce dell’attuale urgenza di un’azione pubblica efficace, culturalmente fondata e lungimirante nei rapporti con le realtà emergenti.
*Docente di Storia della globalizzazione e Storia dello sviluppo presso l’Università Telematica Pegaso
Il podcast è di Maurizio Romano curatore della voce “Intervento pubblico e cooperazione allo sviluppo. Italia e Africa tra storia e attualità” del Dizionario di Dottrina sociale.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui