Un villaggio raso al suolo in Nigeria Un villaggio raso al suolo in Nigeria

Nigeria nel sangue, assalto a sette villaggi. Chiesa in prima linea per pace e carità

Almeno 30 i civili rimasti uccisi in un nuovo attacco nel nord-ovest del Paese africano da parte di alcuni gruppi jihadisti. In aumento anche i rapimenti e le rapine delle bande criminali. Monsignor Anselm Pendo Lawani, vescovo della diocesi di Ilorin: "I responsabili agiscono nell’impunità a causa della lenta risposta del governo"

Federico Piana - Città del Vaticano

Il dolore senza fine della Nigeria è tornato a materializzarsi nella giornata di ieri in sette villaggi dello Stato di Kebbi, a nord-ovest del Paese africano. Un gruppo armato di jihadisti ha preso d’assalto gli abitanti di Mamunu, Awasaka, Tungan Tsoho, Makangara, Kanzo, Gorun Naidal e Dan Mai Ago che avevano provato ad opporsi agli aggressori: è stata una carneficina. Almeno 30 i civili uccisi, ma tra i soccorritori  c’è chi giura che i corpi da recuperare siano ancora  molti.

Drammatica situazione

Una drammatica sequenza di sangue che fa parte di un copione di morte già visto anche in altre parti della nazione, alle prese, come se non bastasse, anche con l’impennata dei sequestri e degli omicidi delle bande criminali che si contendono i terreni e le risorse naturali. «La situazione attuale dei rapimenti e delle violenze sta peggiorando ed i responsabili agiscono nell’impunità a causa della lenta risposta del governo» ammonisce monsignor Anselm Pendo Lawani, vescovo della diocesi di Ilorin, che comprende la maggior parte dello Stato occidentale del Kwara

Zone più colpite

A guardare sulla cartina della Nigeria le zone più colpite si ha l’impressione che non ci sia neppure una città che si salvi: il nord-ovest ed il nord-est; il centro-nord; il sud-est ed il sud-ovest. E poi, ci tiene a precisare il vescovo in un colloquio con i media vaticani «il territorio della capitale federale, ed altri luoghi come Benue, Oyo, Ogun ed Ekiti». Nell’elenco c’è anche il nome della sua diocesi, forse una di quelle più insanguinate. «Lo scorso 3 febbraio alcuni gruppi armati hanno attaccato i villaggi rurali di Woro e Nuku uccidendo 200 persone. Hanno anche dato fuoco a case e negozi e la popolazione, per la paura, è fuggita nella boscaglia circostante. È stato l’assalto più mortale mai registrato in Nigeria».

Cause diverse

Le cause delle violenze sono diverse, sfaccettate. Monsignor Lawani prova a metterne in luce alcune, quelle fondamentali. Da una parte «ci sono diversi gruppi militanti di estremisti islamici, come Boko Haram e lo Stato islamico della provincia dell'Africa occidentale (Iswap), che hanno acquisito una presenza importante nel nord del Paese, a maggioranza musulmana». Dall’altra, nel centro della nazione, dove a prevalere ci sono ampie aree cristiane e per lo più cattoliche, «esistono membri radicalizzati ed armati del gruppo etnico Fulani  che stanno generando caos». Un caos fatto anche di rapimenti a scopo di estorsione ed assalti compiuti con l’intento di rapinare le vittime,  azioni criminali che spesso finiscono in tragedia.

Diocesi coinvolta

Il vescovo Lawani racconta che la sua diocesi è in prima linea per affrontare questa situazione che appare disperata: «Cerchiamo di aiutare le persone colpite dando loro un alloggio, se lo hanno perso, cibo e vestiti. Ad esempio, un gruppo composto da musulmani e cristiani è stato accolto in una nostra parrocchia dopo che era fuggito per salvarsi la vita».

Popolazione spaventata

Ma la recrudescenza degli attacchi e dei rapimenti spaventa al punto tale che molti fedeli, la domenica,  rinunciano anche ad andare a messa: «Preferiscono rimanere in casa con la propria famiglia per motivi di sicurezza. Mentre molte altre famiglie hanno preferito addirittura abbandonare la diocesi. Così stiamo assistendo non solo alla diminuzione della partecipazione alle celebrazioni eucaristiche ma anche alle altre attività ecclesiali».

Impegno alla carità

Tutta la Chiesa nigeriana è impegnata a promuovere la pace ed il dialogo attraverso progetti che puntano a ridurre i conflitti tra cristiani e musulmani. «Nella diocesi di Ilorin — spiega monsignor Lawani — incoraggiamo i parrocchiani a partecipare alle attività della Christian association of Nigeria (Can), un organismo che riunisce i cristiani e li mette in contatto con altri fedeli di altre confessioni cristiane e con coloro che praticano ancora la religione tradizionale. Tuttavia, questi sforzi devono affrontare diverse sfide: l'esclusivismo dottrinale, le rivalità interne alle denominazioni e, in alcuni casi, l'uso strumentale dei sentimenti religiosi da parte dei politici».

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19 febbraio 2026, 15:01