L'arcivescovo Gian Franco Saba, Ordinario militare per l'Italia L'arcivescovo Gian Franco Saba, Ordinario militare per l'Italia 

Monsignor Saba: i cappellani militari, custodi della speranza

L'arcivescovo castrense parla ai media vaticani in occasione dei 100 anni dell'Ordinariato militare per l'Italia: vogliamo offrire una testimonianza di prossimità evangelica sia nelle dinamiche odinarie del servizio sia in particolare nei momenti più drammatici della storia "accanto ai caduti, ai feriti, ai prigionieri, ai sofferenti"

Luca Collodi - Città del Vaticano

La Chiesa castrense festeggia il suo anniversario centenario. L'Ordinariato militare per l'Italia fu istituito con Decreto della Congregazione per i vescovi del 6 marzo 1925 e successivamente riconosciuto dallo Stato italiano con la Legge n. 417 dell'11 marzo 1926. Nel corso degli anni, la sua identità ecclesiale è progressivamente maturata fino a trovare espressione nella Costituzione Apostolica Spirituali militum curae del 21 aprile 1986 di San Giovanni Paolo II. Con tale atto, l'Ordinariato militare è riconosciuto come Chiesa particolare, chiamata a offrire la cura pastorale di donne e uomini impegnati nel servizio per il bene comune, con una identità pastorale e istituzionale e riferimento stabile per l'assistenza spirituale di quanti sono impegnati al servizio delle Forze armate e nella tutela della pace. "La Costituzione apostolica Spirituali Militum Curae, spiega monsignor Gian Franco Saba, arcivescovo Ordinario militare per l'Italia, esprime l'atteggiamento della Chiesa per promuovere la cura spirituale dei militari. In essa si trova la sintesi dello sviluppo della teologia del Concilio Vaticano II e del nuovo Codice di diritto canonico". "Il testo della Costituzione apostolica di San Giovanni Paolo II esordisce riprendendo Il numero 18 del Decreto conciliare Christus Dominus dove veniva richiesta una peculiare sollecitudine verso i fedeli che per le condizioni di vita non possono usufruire dell'ordinaria cura pastorale dei parroci. E tra queste categorie venivano ricordati i militari". 

La diocesi dell'Ordinariato Militare

"L'esigenza pastorale, che è quella di promuovere la 'salus animarum', di evangelizzare tutti e di non far venire mai meno la prossimità della Chiesa". "San Giovanni Paolo secondo, prosegue l'arcivescovo Saba, ha voluto porre in rilievo attraverso la Spirituali militum curae", proprio la cura e la sollecitazione apostolica in modo che la diocesi - l’Ordinariato militare è assimilato a una qualunque altra diocesi - potesse organizzarsi in modo peculiare considerate le circostanze speciali, circostanze nei quali si trovano i militari e le loro famiglie". "Non si tratta della cura di un singolo fedele ma di una comunità umana. Ed è, questo, un aspetto molto importante perché rientra in una visione ecclesiologica del popolo di Dio". "Il popolo di Dio, per usare un'espressione di Papa Francesco, è un popolo dai molti volti.  E nell'Evangelii gaudium il Papa chiede che a livello pastorale si trovino tutte quelle forme affinché la Chiesa si prenda cura di questo popolo dai molti volti, che non è un'espressione poetica ma indica le situazioni reali e concrete dei fedeli". "Il magistero della Chiesa, inoltre, ha visto nei militari, secondo l'espressione della Gaudium et spes (numero 79), i ministri della sicurezza e della libertà dei popoli, ed è per questo che la Costituzione apostolica parla di 'ministerium pacis Interarma'”.

L'arte di formare a giustizia e libertà

"Recentemente- osserva il presule - rivolgendosi all'Ordinariato militare della Polonia, Papa Leone ha indicato nella missione degli Ordinariati Militari il compito di annunciare il Vangelo e formare le coscienze. Sostanzialmente formare le coscienze è un compito arduo, un'arte. I padri della Chiesa parlerebbero in modo speciale di quegli uomini e di quelle donne preposti a promuovere il bene comune. Il militare tout court non può infatti essere associato alla guerra. Quella dobbiamo vederla sempre come l'estrema ratio, come l'ultima possibilità". "Si tratta di uomini e donne preparati a favorire la stabilità, la giustizia, la sicurezza, la libertà, i valori inalienabili della persona umana avrebbe detto San Giovanni Paolo secondo. Questi valori inalienabili, in astratto, possiamo ritenerli come valori già acquisiti. Ma poi fanno parte dello sviluppo di una cultura. E anche qui, in linea con quanto già San Paolo VI ci diceva nell'Evangelii Nuntiandi, il dramma del nostro tempo è la frattura tra Vangelo e cultura". "Papa Francesco nell'Evangelii gaudium ci ricorda che il Vangelo suppone la cultura non soltanto come un fatto comunitario di un popolo, ma anche come la vita di un individuo, il suo sistema di pensiero, il suo sistema etico, come il sistema che spinge all'azione secondo una visione dell'esistenza. Quindi l'assistenza spirituale implica la visione integrale dell'uomo che in certi momenti è materiale, in altri momenti è spirituale, connotazione, questa, propria dell'essere umano".

Il ruolo dei cappellani militari 

Monsignor Saba si sofferma posi sul ruolo del cappellano militare che è quello, ribadisce, di "essere segno e strumento dell'intima unione tra Dio e il genere umano. E dentro questa azione di testimonianza evangelica - prosegue - svolgono la loro azione missionaria, che non è proselitismo o indottrinamento delle coscienze, ma che si svolge attraverso la prossimità, l'ascolto, la riflessione, la promozione della cultura. Non è altro che un'azione di annuncio del Vangelo a tutti, in tutti i luoghi e in tutte le occasioni. Senza indugio, senza repulsioni e senza paura". "Sono le espressioni dell'Evangelii gaudium che Papa Leone, il 5 ottobre del 2025, ha ripreso nel Giubileo per il mondo missionario e per i migranti. Esortando a far sì che l'opera di Cristo continui a essere annunciata nelle periferie del mondo, sottolineava il Papa, segnate dalla guerra, dall'ingiustizia e dalla sofferenza. Il cappellano, nel mondo militare e con altri fedeli spesso è chiamato a raccogliere questo ascolto, su situazioni concrete, sul senso della storia, dell'esistenza". "Nel commento alla Dei Verbum - affrontato in una delle recenti catechesi del mercoledì - Leone XIV ha posto in rilievo che la missione è un dialogo di amore, è un dialogo di amicizia tra Dio e l'uomo. Ecco che il cappellano è un segno sacramentale di questa presenza, dell'amicizia di Dio, dell'amore di Dio, della prossimità di Dio. Vi è poi - sottolinea al'ordinario militare - una dimensione culturale che è rilevante, perché l'annuncio del Vangelo sviluppa la cultura, la purifica da tutto ciò che non è pienamente umano e conforme al progetto di Dio. Il cappellano ha la possibilità di intervenire in un processo di leadership ed è all'interno di una leadership che può favorire una riflessione da parte di giovani in formazione o di futuri ufficiali e comandanti, tenendo conto di tutte le dimensioni della persona umana".

La promozione della pace

Inoltre, il Concilio "ricorda che la promozione della pace non può essere lasciata alla casualità. Non è frutto - sottolinea monsignor Saba - della spontaneità delle situazioni, ma richiede una formazione". "Credo che la Chiesa Ordinariato militare possa essere un laboratorio di pace, come sottolinea Papa Leone, invitando le nostre chiese a divenire, tutte, un laboratorio di pace per portare Cristo nelle vene dell'umanità". Si tratta, continua il presule, di una "realtà concreta all'interno della quale la formazione delle coscienze educa a quei processi di costruzione della pace: il Vangelo quando parla dei costruttori di pace non dice semplicemente dei promotori della pace, ma dei costruttori della pace. Possiamo dire che la pace è come una struttura architettonica che ha bisogno di dipinti, pilastri, architetture che reggano agli urti del cuore dell'uomo". E la costruzione della pace, asserisce l'ordinario militare, "nasce da quella capacità di disarmare le parole, le azioni, ma, come ci ricorda ancora il Santo Padre, questo è frutto del cuore disarmato". Per questo, evidenzia monsignor Saba, "credo che la formazione dell'interiorità, la via dell'interiorità, sia un avamposto importante. L'altro aspetto è che proprio su queste dimensioni del bene comune, l’Ordinariato è una realtà che può dialogare con la società civile nel pieno rispetto della laicità dello Stato, ma anche nella promozione di quella che è la sfera di uno dei diritti fondamentali della persona umana, la sfera della sua libertà religiosa". E questo, conclude il presule, favorisce anche la possibilità di "coltivare all'interno delle professioni, degli ambienti di vita, il proprio credo. Questo non è un privilegio ma un fatto di civiltà. Quando uno Stato, quando una struttura politica lascia la persona umana libera, fedele al proprio credo, questo è un atto di civiltà". 

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27 febbraio 2026, 14:00