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Madagascar intensifies cleanup after Cyclone Gezani kills 36

Madagascar, la Chiesa in aiuto delle vittime del ciclone Gezani

I forti venti e le intense piogge hanno investito sopratutto la provincia di Toamasina colpendo quasi 500.000 persone e provocando decine di morti e centinaia di feriti. Il dolore dei vescovi che chiedono a tutti i cattolici di andare in aiuto delle vittime. L'Unicef: tra gli sfollati anche migliaia di bambini

Federico Piana- Città del Vaticano

Sono grandi il dolore e la preoccupazione dei vescovi del Madagascar per la devastazione e la morte provocata dal ciclone tropicale Gezani che ha investito il Paese africano. Con un accorato appello, la Conferenza episcopale  ha esortato tutti i fedeli cattolici ad andare in aiuto delle vittime e ha sottolineato come  l’intervento caritativo e di sostegno  della Chiesa locale alla popolazione sofferente si stia concretizzando nelle azioni mirate ed efficaci di ogni singola diocesi.

Bilancio provvisorio

Un bilancio ancora provvisorio stima che le persone colpite siano quasi mezzo milione, 35.000 quelle sfollate in insediamenti di fortuna, almeno 59 i morti e 800 i feriti. La nazione insulare che si affaccia sull’Oceano indiano lo scorso gennaio era già stata colpita dal ciclone Fytia che, anche in quel caso, aveva causato decine di morti e migliaia di sfollati.

Edifici distrutti, case allagate

Le piogge torrenziali e i venti intensi di Gezani hanno interessato soprattutto l’area del primo impatto, quella della provincia orientale di Toamasina, ma non hanno risparmiato altri, numerosi, villaggi.In queste ore, le squadre di soccorso hanno contato quasi 50.000 edifici distrutti, tra i quali due ospedali governativi, e più di 27.000 case inondate. Decine i centri abitati nei quali è stata sospesa l’erogazione di acqua ed elettricità.

L'intervento dell'Onu

«A seguito di valutazioni aeree, i nostri partner umanitari calcolano che siano necessari urgentemente circa 49 milioni di dollari per sostenere 382.000 persone nei prossimi due mesi e mezzo» ha spiegato ieri, durante una conferenza stampa a New York, Stéphane Dujarric, portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite. «Su richiesta del governo malgascio — ha aggiunto — l'Ocha, il nostro Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari, ha schierato sul terreno ulteriori squadre per rafforzare i soccorsi. Noi e i nostri partner stiamo fornendo cibo, acqua e servizi igienico-sanitari, assistenza medica, nutrizione e alloggio».

Colpiti anche i bambini

Tra gli sfollati risultano anche 6.000 bambini che hanno bisogno di maggiore protezione ed assistenza. Inoltre, rivela l’Unicef, almeno 29.000 mila ragazzi in tutto il Paese non possono frequentare le scuole, molte delle quali distrutte o chiuse per precauzione. «Ma c’è un altro pericolo — denuncia il Fondo delle Nazioni unite per l’infanzia —  la distruzione delle case ha costretto le famiglie a rifugiarsi in alloggi sovraffollati, esponendo migliaia di bambini ad enormi rischi come la separazione forzata dai propri genitori, la violenza e lo sfruttamento, oltre a diffusi traumi psicologici».

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18 febbraio 2026, 14:31