San Francesco d'Assisi San Francesco d'Assisi

Carceri, a Pavia detenuti a lezione su San Francesco

I detenuti della casa circondariale della città hanno ricevuto la visita dello storico medievalista Alessandro Barbero, autore di un libro sul Poverello d’Assisi, in occasione delle celebrazioni degli 800 anni dalla morte del Santo Patrono d’Italia. Il cappellano: “Sul suo esempio, il carcere può diventare luogo di conversione”

Roberta Barbi – Città del Vaticano

Povertà e cura del Creato: non ha dubbi il cappellano del carcere di Pavia, don Dario Crotti, su quali siano gli insegnamenti più importanti che San Francesco, ancora dopo 800 anni, offre all’uomo di oggi. Sua e della direttrice dell’istituto di pena, l’idea di far incontrare ai detenuti lo storico Barbero che ha approfondito in uno studio la figura del Santo. Per preparare la platea, è stato organizzato un laboratorio di lettura in cui molti hanno posto domande e messo le basi per un confronto interessante: “L’iniziativa si poneva in continuità con l’Anno giubilare dedicato al Santo, indetto da Papa Leone – racconta il cappellano ai media vaticani – e Barbero è stata la persona adatta per parlarne perché nonostante il suo altissimo profilo culturale, è stato capace di entrare nel contesto”.

Ascolta l'intervista con don Dario Crotti:

 

Una figura che continua a interrogarci

San Francesco è certamente un personaggio storico, che interroga il tempo presente purtroppo ancora intriso si guerra e sofferenza, ma è anche uno dei più importanti Santi della nostra fede: “Porrei l’accento innanzitutto sul suo incontro con i poveri che – spiega don Dario – è trasformante per le relazioni con gli altri. Il carcere è una realtà fortemente segnata dalla povertà, non solo economica, ma anche e soprattutto culturale e relazionale”. È qui, dunque, che il Poverello esprime maggiormente la sua attualità, ma anche nell’attenzione alla casa comune: “Tutti, compresi i detenuti, siamo chiamati al rispetto di questa nostra casa che dobbiamo abitare e non occupare – prosegue il cappellano – così come al rispetto dell’altro che si esplicita nel dialogo”.

La casa circondariale di Pavia
La casa circondariale di Pavia

San Francesco e il carcere

Prima dell’incontro con Barbero, i detenuti, approfondendo la figura del Santo, hanno scoperto che anche lui come loro ha vissuto l’esperienza del carcere. “Era una personalità molto complessa, piena di contraddizioni e limiti umani – continua don Crotti – come molti detenuti che entrano per la prima volta in istituto si sentiva ‘il re della festa’, improvvisamente proiettato nel buio esistenziale di una cella… Io invece ricordo sempre agli ospiti, quando stiamo per vivere la memoria liturgica che ricorre il 4 ottobre, che proprio in carcere a Perugia è iniziata la sua conversione, quindi il carcere per tutti può essere anche un luogo di conversione”. 

La cultura come possibilità di riscatto

Durante l’incontro con lo storico Barbero molti ristretti, anche di fede non cattolica, hanno posto domande sulla santità e su argomenti inerenti come il culto delle reliquie: “La risposta dei ragazzi a questo incontro è stata molto positiva perché – afferma il cappellano – si sono sentiti trattati da adulti, si sono sentiti visti. Tutti viviamo inseriti in un contesto storico e culturale e noi promuoviamo molte attività che prevedano l’uso delle parole per raccontarsi e spiegare le proprie emozioni, un modo per disinnescare tensione e violenza”. Questa iniziativa ricorda, in particolare, come la cultura possa diventare concreta possibilità di riscatto e debba essere portata anche in contesti come il carcere, luogo particolarmente segnato dalla sospensione del tempo inteso storicamente.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

12 febbraio 2026, 11:57