La denuncia dei vescovi americani verso il nuovo piano Usa per l'immigrazione La denuncia dei vescovi americani verso il nuovo piano Usa per l'immigrazione

Usa, i vescovi contro i nuovi mega-centri per la detenzione dei migranti

In una dichiarazione monsignor Cahill, presidente del Comitato per le migrazioni, critica il costoso piano di Washington teso a raddoppiare i posti a disposizione: "Mette alla prova la coscienza di ogni americano tenere in magazzini migliaia di famiglie"

Giovanni Zavatta - Città del Vaticano

«Il pensiero di tenere migliaia di famiglie in enormi magazzini dovrebbe mettere alla prova la coscienza di ogni americano. Qualunque sia il loro status di immigrati, essi sono esseri umani creati a immagine e somiglianza di Dio e questo è un “punto di svolta morale” per il nostro Paese»: il vescovo di Victoria in Texas, Brendan John Cahill, presidente del Comitato per le migrazioni della Conferenza episcopale statunitense, commenta così i dettagli del nuovo piano che mostrano come l’Amministrazione Trump intenda raddoppiare la capacità di detenzione federale per gli immigrati spendendo circa 38,3 miliardi di dollari del reconciliation bill dell’anno scorso per implementare un altro modello di detenzione entro la fine del 2026. «Ciò equivale — osserva il presule — a quasi cinquanta volte il bilancio annuale dell’intero sistema giudiziario per l’immigrazione e a quasi cinque volte i fondi stanziati quest’anno per la gestione del sistema carcerario federale».

Prevista l'apertura di almeno otto grandi strutture

Secondo quanto riferisce monsignor Cahill, il piano prevede l’apertura di almeno otto “mega centri”, ognuno dei quali sarebbe in grado di detenere dalle 7000 alle 10.000 persone: «A parte i campi di internamento utilizzati per incarcerare i giapponesi negli anni ’40, tali strutture non hanno precedenti nella storia americana», osserva. Si tratta di misure «profondamente preoccupanti: il governo federale non ha precedenti positivi in ​​termini di detenzione di grandi numeri di persone, soprattutto famiglie, e la portata della proposta di queste strutture è difficile da comprendere. L’industria carceraria privata è quella che trarrà i maggiori vantaggi da questo aumento della detenzione di immigrati».

Il nuovo centro che dovrebbe aprire in Georgia
Il nuovo centro che dovrebbe aprire in Georgia

Le indiscrezioni del "New York Times"

Il 18 febbraio il «New York Times», citando documenti del Dipartimento per la sicurezza interna in suo possesso, ha riferito che l’Amministrazione sta cercando di acquistare una ventina di “magazzini per le detenzioni” con l’obiettivo di raggiungere un totale di 92.600 posti letto. L’Immigration and Customs Enforcement (Ice), l’agenzia federale responsabile dei controlli su dogane e immigrazione, lo ha definito un «requisito necessario» per il ritmo previsto delle sue operazioni di vigilanza e arresto nel 2026, dopo l’assunzione di altri 12.000 agenti. L’apertura di tutte le nuove strutture è prevista entro il 30 novembre. Dovrebbero sorgere in Georgia, Maryland, Pennsylvania, Texas, Missouri, New Hampshire, New Jersey, North Carolina, Tennessee e Utah. Secondo un rapporto cattolico-evangelico del 2025, le persone prese di mira dall’Ice sono cattoliche in sei casi su dieci e l’80 per cento di coloro che sono a rischio di deportazione di massa fanno parte della comunità cristiana.

Rispettare la dignità umana

Nella sua dichiarazione Cahill ricorda che a novembre la Conferenza episcopale è intervenuta opponendosi inequivocabilmente alle deportazioni di massa indiscriminate ed esprimendo preoccupazione per le condizioni nei centri di detenzione. Tra le criticità segnalate, la mancanza di accesso all’assistenza pastorale. In molte occasioni i vescovi si sono inoltre opposti all’espansione della detenzione familiare riconoscendone gli effetti dannosi in particolare sui bambini. Il presidente del Comitato per le migrazioni conclude implorando l’Amministrazione e il Congresso «di agire con retta ragione, abbandonare questo uso improprio dei fondi dei contribuenti e perseguire un approccio più giusto nell’applicazione delle leggi sull’immigrazione, che rispetti veramente la dignità umana, la sacralità delle famiglie e la libertà religiosa».

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21 febbraio 2026, 11:23