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Haiti, il vescovo Dumas: "Elezioni messe a rischio da violenze e caos"

Nel Paese caraibico, dove le gang continuano a sequestrare, uccidere , controllare il territorio per i loro ampi traffici criminali, le elezioni generali previste entro la fine di quest'anno rischiano di svolgersi in un clima di insicurezza che le priverebbe del necessario clima democratico Il timore di monsignor Pierre-André Dumas, vescovo di Anse-à-Veau-Miragoâne e vicepresidente della Conferenza episcopale haitiana: "La situazione attuale non permette un voto trasparente e libero".

Federico Piana - Città del Vaticano

«La violenza ed il caos che imperversano ad Haiti non permettono di organizzare elezioni trasparenti, oneste, democratiche, inclusive».  Il pensiero di monsignor Pierre-André Dumas si sofferma sul  voto che si dovrebbe svolgere in due turni entro quest’anno e che mette in lizza non solo il rinnovo della presidenza ma anche di tutti i seggi di Camera e Senato e di tutte le cariche comunali e locali.

Situazione complessa

Elezioni generali complesse da gestire in una  nazione  caraibica dove le gang controllano ampie zone di territorio, quelle che il vescovo della diocesi di Anse-à-Veau-Miragoâne e vicepresidente della Conferenza episcopale haitiana chiama no man's land, terra di nessuno: «La gente di queste aree perdute dove il governo è assente — racconta ai media vaticani — in che modo potrà votare?».  Come potrà farlo in massima libertà e piena coscienza, si continua a domandare, se i gruppi criminali non smettono di uccidere, rapire, imporre le loro regole di sopraffazione e dominio? «Se prima la situazione era complicata ora è diventata estremamente dolorosa. E questo dolore si può leggere bene negli occhi della popolazione che spesso fugge abbandonando le proprie case, i propri beni, conquistati con la fatica del lavoro»

Non solo sicurezza

E poi alla crisi di sicurezza si aggiunge quella umanitaria: una povertà diffusa sempre più in crescita, molte scuole chiuse, ospedali completamente paralizzati, bambini separati dai genitori quando le famiglie si trovano a dover sfollare e non possono essere accolte unite nello stesso luogo. «È una violenza ormai diventata sistemica che può far perdere al mio popolo la speranza. Un popolo che, come sostengono i poeti haitiani, per natura balla, gioisce, canta e crede. Ma questa gioia naturale rischia di essere completamente cancellata dalla paura che è penetrata fin nelle viscere della società». 

Ascolta la testimonianza di monsignor Dumas

Incertezza istituzionale

A pesare come un macigno sul voto è anche la profonda incertezza istituzionale nella quale la nazione è ulteriormente piombata dopo che il Consiglio presidenziale di transizione ha terminato il proprio mandato lo scorso 7 febbraio — trasferendo tutti i poteri esecutivi al primo ministro Alix Didier Fils-Aimé — senza riuscire ad organizzare perlomeno le elezioni presidenziali.

Normalizzazione democratica

Ciò che ancora manca, ammonisce monsignor Dumas, è una «normalizzazione democratica: viviamo in una sorta di sospensione politica dove non c’è un chiaro percorso condiviso verso il riequilibrio dei poteri che ora sono accentrati in una sola figura istituzionale. C’è una legittimità che però non è democratica».  Quindi il patto sociale è andato praticamente in frantumi lasciando spazio ad un vuoto occupato immediatamente dalla violenza: «E i giovani, immersi in un clima nel quale non trovano né conforto né  lavoro,  si gettano tra le braccia delle gang. Chi attualmente detiene il potere dovrebbe provare a ristabilire una fiducia piena e collettiva». 

Molti dubbi

Al vescovo della diocesi di Anse-à-Veau-Miragoâne appare impossibile che le elezioni si possano svolgere entro questa estate, come era stato inizialmente stabilito dal Consiglio presidenziale di transizione. «Normalmente, il nostro Consiglio elettorale provvisorio ha bisogno di almeno un anno e mezzo per l’organizzazione. E poi c’è il grande problema delle carte d’identità: tanti haitiani che sono diventati profughi sicuramente l’hanno perduta e non potrebbero esercitare il loro diritto di voto. Bisogna ricostruire tutti i loro dati, un lavoro enorme». Ma le consultazioni non possono essere archiviate definitivamente, prima o poi si dovranno svolgere. Altrimenti, afferma con sicurezza Dumas, si rischia di continuare ad avallare una situazione politica irregolare. «L’erosione della legittimità delle istituzioni rischia di aumentare la sfiducia e di rafforzare le strutture criminali. Le elezioni sì ma in sicurezza e libertà».

Vicinanza al popolo

La Conferenza episcopale più volte è tornata ad auspicare la crescita democratica del Paese attraverso il rispetto della dignità umana, il coinvolgimento di tutti gli attori politici e sociali, la promozione del bene comune, il rilancio della carità e della sussidiarietà. Il vescovo spiega che però «la Chiesa non si considera come un attore politico ma  piuttosto come un soggetto che vive in prossimità con il popolo e soprattutto come una coscienza morale, etica. La Conferenza episcopale non chiede altro che la garanzia che le elezioni si possano svolgere con un corretto processo democratico».

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24 febbraio 2026, 15:09