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Il beato Rosario Livatino Il beato Rosario Livatino

Rosario Livatino, la giustizia sotto lo sguardo di Dio

La testimonianza civile e di fede del giudice beato è stata portata al Senato durante un incontro al quale ha preso parte anche monsignor Carmelo Pellegrino, docente alla Gregoriana: “Importante il suo ricordo affinché i magistrati abbiano una profonda coscienza, meglio se cristiana, lontana dalla dimensione del superuomo”. Il procuratore Airoma: “Suscita una devozione ampia e trasversale”

di Matteo Frascadore

Rosario Livatino “è la risposta alla questione morale della magistratura”. Con queste parole il procuratore della Repubblica Domenico Airoma ha descritto il magistrato, indicato anche come il “giudice ragazzino”, ucciso il 21 maggio del 1990 dalla Stidda, organizzazione mafiosa siciliana, sulla SS 640 Caltanissetta-Agrigento. Occasione è stato un incontro organizzato al Senato e dedicato a Livatino, al quale, tra gli altri, ha preso parte anche monsignor Carmelo Pellegrino, docente di teologia alla Pontificia Università Gregoriana.

Ascolta l'intervista con Domenico Airoma

“Patrono dei magistrati”

Livatino, Dal 1979 al 1989 operò da sostituto procuratore, occupandosi di indagini su criminalità mafiosa, tangenti e corruzione. Nel 1989 assunse il ruolo di giudice a latere. Viene oggi ricordato come uno dei massimi esempi di impegno nella lotta alla criminalità organizzata. Coerenza e integrità hanno caratterizzato la sua vita professionale, da sempre illuminata dalla fede cristiana, tanto da essere definito un martire già da Giovanni Paolo II poco dopo il suo omicidio. Un riconoscimento poi sancito ufficialmente nel processo di beatificazione, avvenuta il 9 maggio del 2021. “Rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio”, questa è una delle frasi di Livatino più spesso richiamate per raccontarne la testimonianza. Airoma ricorda ai media vaticani come Livatino sia tutt’oggi “un insegnamento per tutti, una testimonianza costante del martirio” spiegando anche come il “Centro Studi Rosario Livatino”, di cui è vicepresidente, abbia promosso una petizione e raccolto firme per renderlo il “patrono dei magistrati”, tenendo anche presente la grande partecipazione nella messa in suo onore celebrata ogni anno in Cassazione. “Livatino suscita una devozione ampia e trasversale”, è l’indicazione di Airoma.

La coscienza cristiana

È monsignor Carmelo Pellegrino a sottolineare l’importanza di “ricordare il beato Livatino affinché i magistrati abbiano una profonda coscienza, meglio se cristiana, lontana dalla dimensione del superuomo e consapevole della propria piccolezza e della necessità, davanti a Dio, di ricevere la sua sapienza prima di esprimere un giudizio”. Il legame tra Rosario Livatino e la fede inizia sin dai primi anni di vita. Legato al movimento di Azione Cattolica, già da magistrato era solito recarsi ogni giorno a pregare nella chiesa accanto al tribunale. La preghiera rappresenta il nodo centrale del suo rapporto con la fede. “Senza di essa non ci possiamo aprire adeguatamente alla grazia di Dio — osserva Pellegrino — e questa realtà Livatino la aveva intuita. I suoi genitori erano minacciati costantemente. Lui era figlio unico e viveva nello stesso palazzo del capo mafia della zona. Ricevette varie intimidazioni, che seppe affrontare in un clima di profonda preghiera”. Ma il connubio tra fede e impegno nella lotta alla criminalità organizzata si coniuga a un amore “cristiano e universale, nei confronti delle vittime ma anche dei carnefici”, spiega ancora don Carmelo Pellegrino, che racconta come Livatino “piangeva sui cadaveri dei delinquenti uccisi e riprendeva chi li definiva dei ‘mafiosetti’”. Emblematico un episodio ricordato dal docente, quando nel pieno del mese di agosto interruppe le sue vacanze per consegnare personalmente alcuni documenti necessari alla scarcerazione di un detenuto che aveva scontato la pena. “Quell’uomo — disse allora Livatino — aveva il diritto di non rimanere un minuto in più in carcere”.

Ascolta l'intervista con monsignor Carmelo Pellegrino

Una santità feriale

La santità di Livatino non passa da gesti clamorosi, ma da una fede quotidiana vissuta nel silenzio, nella preghiera e nel lavoro. Una santità feriale, concreta, che mostra come anche l’aula di un tribunale possa diventare luogo di testimonianza evangelica. È forse questa la sua eredità più attuale: ricordare che la giustizia, quando è abitata dalla fede e dalla coscienza, può diventare una forma alta di carità.

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13 febbraio 2026, 13:44