Giornata contro la tratta: 27 milioni di vittime, soprattutto donne e migranti
Davide Dionisi - Città del Vaticano
Sfuggire alla prostituzione forzata e tornare a vivere libere. A raccontare uno degli impegni costanti dell’allora vescovo di Chiclayo, Robert Francis Prevost, è stata Silvia Teodolinda Vázquez, sopravvissuta anche lei alla tratta, che ha raccontato al quotidiano argentino La Nación, di aver lavorato con Leone XIV nel 2017, in occasione della costituzione di una commissione diocesana sulle migrazioni umane e la tratta di esseri umani. Era forte, infatti, la preoccupazione per il legame tra l’enorme flusso di migranti venezuelani in Perù e il crescente numero di lavoratrici del sesso. E il pastore di Chiclayo aveva ben chiara la situazione drammatica che vivevano le vittime di questa orrenda piaga che ancora affligge numerosi Paesi.
27 milioni di vittime
Negli anni i dati, non solo in Perù, sono cresciuti notevolmente. Secondo le Nazioni Unite, le persone vittime della tratta nel mondo oggi sono circa 27 milioni, in prevalenza donne, minori, migranti e persone costrette alla fuga per via dei conflitti, dei cambiamenti climatici. Si va dallo sfruttamento sessuale al lavoro forzato, dalla servitù domestica fino alle nuove modalità di sfruttamento online. Domenica 8 febbraio, in occasione della Festa di Santa Giuseppina Bakhita, si celebra la 12esima Giornata Mondiale di Preghiera e Riflessione contro la tratta di persone e il tema scelto è “La pace comincia con la Dignità. Un appello per porre fine alla tratta”. Per Elena Sofia Fanciulli della rete Coatnet di Caritas Internationalis, “Abbiamo voluto riprendere le parole di Papa Leone secondo cui la pace nasce dall’amore e non può esistere senza il rispetto della dignità umana, diritto inalienabile”. Secondo Fanciulli, inoltre. “La collaborazione tra realtà ecclesiali e organizzazioni è essenziale perché come ricorda Papa Francesco nella Fratelli Tutti, contro un crimine organizzato occorre organizzarsi altrettanto”
Le organizzazioni in campo
Istituita da Papa Francesco nel 2015, l’evento è coordinato dalla rete internazionale anti-tratta Talitha Kum, ed è promossa dall’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG) e dall’Unione dei Superiori Generali (USG), in collaborazione con il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, il Dicastero della Comunicazione, il Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, la Rete Mondiale di Preghiera del Papa, Caritas Internationalis, Coatnet, il Movimento dei Focolari, il Jesuit Refugee Service (JRS), la World Union of Catholic Women’s Organizations (Wucwo), il JPIC – Anti-Trafficking Working Group (Uisg/Usg), The Clewer Initiative, la Comunità Papa Giovanni XXIII, il Forum Internazionale di Azione Cattolica, l’Azione Cattolica Italiana, l’Agesci, il Santa Marta Group, l’Usmi, la Comunità di Sant’Egidio e numerose altre organizzazioni. Secondo Amaya Valcarcel, International Advocacy Officer di Jesuit Refugee Service, i Paesi stanno riducendo le vie legali e sicure per la protezione internazionale e parallelamente si rafforzano i controlli alle frontiere, si limitano le procedure di asilo e aumentano i rimpatri forzati verso zone di conflitto e povertà. In questo contesto le persone in fuga da persecuzioni e violenze rimangono senza alternative concrete. È necessario, quindi, “ampliare i canali legali e sicuri di migrazione, rafforzare i meccanismi di protezione, adottare approcci complessivi e umani nella gestione delle migrazioni e, soprattutto, garantire accesso a sostegni e protezioni legali adeguate”
La preparazione per la Giornata Mondiale è iniziata ieri con una serie di incontri di partecipazione e di sensibilizzazione. Domenica il momento centrale, con la partecipazione alla preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro insieme a Papa Leone XIV.
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