"Se ci fosse acqua", a Palazzo Lateranense la Giornata delle arti per Gaza
Eugenio Murrali - Città del Vaticano
La forza del gesto, della parola e della musica, per non lasciar cadere nell'oblio la sofferenza. La terza edizione della Giornata delle Arti, promossa dal Vicariato di Roma, ha rivolto il proprio pensiero a Gaza, ferita aperta e domanda posta con risolutezza alle coscienze. I saloni del Palazzo Apostolico Lateranense hanno ospitato, il 14 febbraio, la riflessione portata avanti dalle allieve e dagli allievi dell'Accademia nazionale d'arte drammatica "Silvio d'Amico", dell'Accademia nazionale di danza, di quella di Belle Arti di Roma e del Conservatorio "Santa Cecilia". Le diverse espressioni artistiche, insieme all'installazione di Edoardo Tresoldi per Caritas Roma, hanno dato vita a un racconto corale in cui l'arte è diventata ascolto e responsabilità.
La sete di chi non ha più nulla
Don Gabriele Vecchione, vicedirettore dell'Ufficio per la pastorale universitaria e cappellano dell'Università Sapienza di Roma ha osservato che "l'arte è il contrario della narcosi, dell'assuefazione", porta a "svelamento" e crea "memoria", perché "non bisogna dimenticare Gaza". "Il titolo Se ci fosse acqua - ha spiegato il sacerdote, ricordando le migliaia di morti, tra cui i bambini -, è il verso di una poesia di Eliot. E come non pensare a quel grido di Gesù sulla Croce? 'Ho sete!'. Non è accettabile che un popolo intero abbia sete. Noi dobbiamo portare acqua, dobbiamo parlare, dobbiamo fare memoria".
E in questo gli artisti sono chiamati a essere, in senso alto, politici, chiarisce il cappellano. E torna alla mente l'omelia di Papa Francesco, letta dal cardinale José Tolentino de Mendonça in occasione del Giubileo Degli Artisti e del Mondo della Cultura: "Voi, artisti e persone di cultura, siete chiamati a essere testimoni della visione rivoluzionaria delle Beatitudini. La vostra missione è non solo di creare bellezza, ma di rivelare la verità, la bontà e la bellezza nascoste nelle pieghe della storia, di dare voce a chi non ha voce, di trasformare il dolore in speranza".
Prima del silenzio
Gli allievi del primo anno di recitazione dell'Accademia "Silvio d'Amico" hanno dato voce, nell'Aula della Conciliazione, alla drammaturgia Gaza. Prima del silenzio. Lo spettacolo, come ha spiegato l'autore Francesco d'Alfonso - racconta senza mezzi termini "il dolore, la distruzione e la resistenza della popolazione di Gaza". Un oratorio intenso e durissimo che attraverso la poesia e la musica di autori palestinesi, ma anche attraverso la cronaca internazionale e alcuni estratti del libro Sudari di Paola Caridi, leva un grido lancinante di fronte alla guerra nella Striscia di Gaza.
Aprire uno spazio di pensiero
Nella Sala deli Imperatori con Holm (Sogno) , il progetto a cura di Dino Verda e Francesca Penzani, con la musica di Emel Mathlouthi, gli studenti del primo biennio della scuola di coreografia dell'Accademia nazionale di danza hanno saputo con delicata grazia "aprire uno spazio di pensiero, ascolto e responsabilità". Hanno affidato la sofferenza di Gaza al linguaggio della danza e dell'immagine, integrando la dimensione coreografica e quella visiva.
Mantenere la memoria
Con l'installazione Chi sei tu? Bella domanda, nella Sala di David, gli studenti dell'Accademia di belle arti di Roma hanno creato un momento di arte relazionale. L'opera, fatta di parole e immagini che raccontano la realtà, ha preso forma attraverso gli scambi e la partecipazione del pubblico, diventato parte attiva dell'esperienza artistica, invitato a prendere i fogli che compongono l'opera per mantenere la memoria di quanto sta accadendo. Nella Sala degli Apostoli, il Conservatorio di Musica Santa Cecilia ha proposto brani di Vivaldi, Kosorić e Monti nell'esecuzione di Senka Slipać al violino e Vehbija Hodžić alla fisarmonica, entrambi originari di Sarajevo.
"Fuoco"
L'itinerario, ripetuto in quattro orari diversi, ha previsto inoltre, nella Sala di Daniele, l’installazione “Fuoco” della Caritas diocesana di Roma, realizzata dal laboratorio “Immaginare e costruire lo spazio” con Edoardo Tresoldi, a cura di Chiara Pietropaoli, nell’ambito di “ArtBeat: il cuore della Periferia”. Un'iniziativa rivolta ai giovani per contrastare l’emarginazione sociale e culturale attraverso la pratica artistica. I partecipanti sono stati accompagnati in un percorso di ideazione, progettazione e realizzazione di un’opera collettiva in rete metallica, concepita attraverso attività concrete, per immaginare nuovi modi di abitare lo spazio, esplorando il legame tra arte, luogo e comunità.
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