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Giordania, un centro di carità e di fede nel cuore di Anjara

Nella città sulle colline di Gilead, a est della Valle del Giordano, i missionari del Verbo incarnato gestiscono il santuario di Nostra Signora della Montagna, una scuola e un centro di accoglienza per i minori in difficoltà. Il parroco padre Youssef Francis a un gruppo dell'Opera romana pellegrinaggi: "Non li chiamiamo orfani qui, ma solo bambini della casa perché sono di casa”

Beatrice Guarrera e Gabriella Ceraso - Anjara

Un santuario mariano, una parrocchia, una scuola, una casa di accoglienza per bambini vulnerabili: è questo e molto altro la struttura legata alla chiesa della Visitazione di Anjara, nota in tutta la Giordania con il nome di Nostra Signora della Montagna. Un luogo di fede, carità e dialogo, costruito mattone dopo mattone a partire prima di tutto dai piccoli. Sì, perché la città di Anjara - sulle colline di Gilead, a est della Valle del Giordano - è a maggioranza musulmana, ma è  conosciuta a livello locale proprio per l’opera portata avanti in quel luogo dai missionari del Verbo incarnato, per garantire un’istruzione ai bambini locali e per fornire un luogo di ripartenza per i minori in difficoltà. “Non li chiamiamo orfani qui, ma solo bambini della casa, perché sono di casa”, spiega padre Youssef Francis, il parroco della chiesa. 

La parrocchia è il centro

Padre Francis si muove nel cortile della scuola tra i saluti e i sorrisi dei bambini, che si ritrovano tutti all’esterno a giocare quando fanno ricreazione e quando ricevono ospiti. “Ad oggi 200 bambini cristiani e musulmani frequentano la scuola”, mentre sono 27 i minori della casa di accoglienza, spiega il parroco al gruppo di sacerdoti e giornalisti, giunti in visita nell’ambito del viaggio in Giordania, che proseguirà fino a sabato 7 febbraio, promosso dall’Opera romana pellegrinaggi (Orp), in collaborazione con Royal Jordanian, con Jordan Tourism Board e con il ministero del Turismo.  L’impegno immenso per orientare e ricucire le esistenze dei più piccoli è concentrato tutto dentro quelle mura: a pochi metri di distanza l’uno dall’altro sorgono la scuola e la casa di accoglienza. I minori che frequentano la struttura hanno età diverse, per via delle diverse classi di scuola.  Da qualche tempo, inoltre, i ragazzi che risiedono permanentemente nella casa hanno ricevuto la possibilità. di trattenersi fino ai 25 anni nella struttura, per poter così continuare a studiare all’università. Nel complesso parrocchiale opera anche Caritas che individua e supporta le famiglie nel bisogno. “La parrocchia è il centro. Rimane sempre aperta” alle esigenze dei fedeli. Fedeli locali, ma anche stranieri, visto che Nostra Signora della Montagna sta gradualmente attirando la devozione dei pellegrini.

Unico santuario mariano in Giordania

“Il nostro - osserva il parroco - è l’unico santuario mariano della Giordania”, dove tra l’altro si sarebbero svolti molti eventi della Bibbia, tra cui uno legato alla madre di Gesù. Nel sito è presente, infatti, una grotta, che ricorda la tradizionale sosta di Gesù e Maria in una grotta, mentre erano in visita alla città. Dopo la nomina di un parroco che, anni fa, richiese di inserire una statua della Vergine, si è intensificata la devozione mariana. Il 6 maggio 2010, inoltre, l'immagine di Nostra Signora della Montagna, secondo quanto riferito da testimoni, avrebbe cominciato a piangere sangue. Un segno che ha portato a stabilire la celebrazione di una festa in onore del luogo, ogni terzo venerdì di giugno. “La Madonna è importante per tutti”, afferma padre Francis, quindi può capitare di vedere in preghiera anche musulmani, che chiedono le grazie, in un rapporto che, generalmente, si mantiene di ottima coesistenza.

Padre Youssef Francis con suor Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio della diocesi di Roma
Padre Youssef Francis con suor Rebecca Nazzaro, direttrice dell’Ufficio per la pastorale del pellegrinaggio della diocesi di Roma

Emigrazione e denatalità

Il lavoro del centro parrocchiale è supportato anche dal volontariato locale della comunità cristiana, che inizia a soffrire, secondo il parroco, di due fenomeni che ne mettono a rischio il futuro: l’emigrazione e la denatalità. Tematiche che stanno molto a cuore ai missionari del Verbo incarnato, che hanno avuto fin dall’inizio l'obiettivo di supportare la comunità cristiana locale esistente.  Per questo anche la Chiesa ha messo in piedi questo apparato educativo per i bambini, che poi un giorno entreranno nel mondo lavorativo. Così è nata l’idea di un piccolo laboratorio di produzione di vino, supportata dai fondi della Conferenza episcopale italiana, per poter dare occupazione e sostentamento ai ragazzi nella casa. 

La grazia della missione

Le attività di Nostra Signora della Montagna vanno avanti grazie al contributo fondamentale delle religiose che risiedono nella struttura. Una di loro, Maria della Contemplazione, una missionaria argentina, è inviata in Medio Oriente da più di 30 anni: “Ad Anjara siamo sette suore, tra le egiziane e le argentine – spiega -. Qui il nostro apostolato si svolge nella parrocchia, nel santuario, con l'attenzione ai pellegrini”. Oltre poi all’attività ordinaria con i bambini e nelle scuole, le iniziative di accompagnamento proseguono anche in estate: dunque è un impegno “a tempo pieno”. “La nostra  - afferma suor Maria della Contemplazione  - è una bella missione, soprattutto con questi bambini che hanno tanto, tanto bisogno”. Le suore si prendono dunque cura di loro in ogni aspetto, anche per quanto riguarda la formazione base della fede. Dal 2008, inoltre, è stato aperto un centro diurno per la riabilitazione dei disabili per cristiani e musulmani. Per offrire un'educazione integrale ai bambini, oltretutto, nel 2008 è stata inaugurata la prima biblioteca per bambini vicino alla scuola, dove si tengono corsi di arte e musica destinati al quartiere. “Per noi è una grazia di Dio poter essere qui, in questa missione in Medio Oriente”. Specialmente – osserva suor Maria della Contemplazione  - coloro che non sono arabe, riescono a “vedere la fede che vivono in questi Paesi i cristiani, in mezzo a una società dove loro sono minoranza o vivono in situazioni di guerra o ostili”. È la testimonianza di chi, nonostante tutto, dal santuario di Anjara, confida ancora in Maria, madre di tutti. 

La testimonianza di suor Maria della Contemplazione

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05 febbraio 2026, 20:56