Gaza, oltre 100 palestinesi in Italia. Monsignor Saba: non si lascia solo nessuno

Nella tarda serata di ieri sono arrivati in Italia, a bordo di tre velivoli dell’Aeronautica Militare, 26 pazienti, per lo più bambini, con le rispettive famiglie, che necessitano di cure mediche urgenti. Una missione umanitaria congiunta resa possibile grazie al coordinamento della Presidenza del Consiglio. La testimonianza dell'arcivescovo ordinario militare per l'Italia: "Ho ancora in mente i loro sguardi segnati da esperienze di morte e terrore, necessario lavorare per la fraternità"

Cecilia Seppia – Città del Vaticano

Una neonata di venti giorni intubata e trasportata in una culla termica durante il viaggio è ora al Meyer di Firenze in carico agli specialisti dell'ospedale pediatrico toscano. Lei è la più piccola ma in totale sono 26 i pazienti (tutti bimbi e qualche ragazzino più grande, quegli stessi a cui Papa Leone XIV ha rivolto le intenzioni di preghiera per il mese di febbraio), bisognosi di cure urgenti che, nella Striscia di Gaza, da dove provengono, non potevano ricevere. I primi sono arrivati ieri sera all’aeroporto di Roma-Ciampino da Eilat, accompagnati dai familiari. Ma in totale sono 117 le persone trasferite, a bordo di tre diversi mezzi del 31esimo Stormo dell'Aeronautica Militare, impegnata in una nuova operazione umanitaria congiunta a favore della popolazione civile che nella Striscia, nonostante la tregua, sopravvive a stento. “Questa missione è anzitutto un messaggio di prossimità e di vicinanza perché la famiglia umana è solidale. Non si lascia solo nessuno. E’ una missione che richiama il valore della pace, della promozione e della fraternità sociale”, aveva detto ieri alla stampa monsignor Gianfranco Saba, arcivescovo ordinario militare per l’Italia appena sceso dal C130J Hercules. In un'intervista ai media vaticani il presule ha poi aggiunto: “Gesù quando gli presentavano i bambini o i malati non li benediceva a distanza, non li toccava superficialmente, ma li prendeva tra le sue braccia. Noi in questa esperienza abbiamo fatto nostri i suoi insegnamenti e siamo andati a prendere in carico, perché fossero curati, fratelli e sorelle che sono nella prova. Ho ancora in mente i loro sguardi smarriti e segnati profondamente da esperienze di morte e terrore che nessuno dovrebbe vivere. Per queste persone bisogna ritrovare veramente una patria che non è soltanto un luogo esteriore, una casa o una stanza di ospedale temporanea, ma è proprio la patria di una nuova fraternità per un'umanità che vive e che ha vissuto una profonda violenza”.

Ascolta l'intervista all'Ordinario militare per l'Italia mons. Gianfranco Saba

I velivoli sono arrivati negli aeroporti di Ciampino, Pisa e Milano Linate dove i pazienti, grazie ad un dispiegamento di ambulanze sono stati immediatamente presi in carico dalle strutture del Servizio sanitario nazionale per ricevere le cure specialistiche necessarie. Tra gli ospedali coinvolti oltre al Bambino Gesù di Roma e al Policlinico Umberto I, c’è anche il Regina Margherita di Torino, il Meyer di Firenze, il Policlinico di Bari, quello di Pescara e il Santobono di Napoli. Le patologie dei bimbi e dei ragazzi sono diverse ma tutte molto invalidanti e difficili da curare anche in contesti d'eccellenza, figuriamoci a Gaza dove la gente non ha da mangiare.  

Una straordinaria operazione congiunta

L’operazione è stata resa possibile grazie al coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla sinergia tra il ministero della Difesa, il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il ministero dell’Interno, quello della Salute e il Dipartimento della Protezione Civile, con il contributo della Croce Rossa Italiana e delle strutture sanitarie coinvolte. "Un lavoro di squadra incredibile" che conferma la capacità dell’Italia di agire in modo unitario ed efficace nelle emergenze umanitarie. “C’è stata una solidarietà grandissima da parte di tutti - conferma l'arcivescovo Saba - nessuno ha detto no. Un'operazione congiunta che ha visto mettere a sistema forze sociali diverse per il bene della comunità. Mi sembra che in questo modo sia stato possibile valorizzare le competenze, le specializzazioni affinché potessero diventare uno strumento di solidarietà a servizio di persone in situazione di fragilità. Noi come Ordinariato militare abbiamo partecipato e partecipiamo costantemente a questo progetto, rendendoci presenti anche dove i nostri militari operano”.

La missione in Terra Santa

L’arcivescovo Gianfranco Saba, che ieri si trovava sul volo atterrato all’aeroporto di Roma Ciampino, nei giorni precedenti era stato infatti in missione in Terra Santa per raggiungere i militari impegnati in quei luoghi dove la pace è ancora tanto, troppo fragile: “Abbiamo condiviso momenti di approfondimento e confronto e celebrato insieme l'Eucaristia. Quanti non potevano spostarsi dai luoghi operativi, li ho raggiunti personalmente e con loro ho anche potuto visitare i contesti nei quali si sono compiuti atti efferati, crimini terribili e atroci, delle situazioni veramente dolorose, dove si può vedere come il martirio della guerra, della sofferenza sia vivo e toccante. Mi sono avvicinato il più possibile anche a Gaza dove ancora è difficile entrare, ho visitato i luoghi dove sono avvenuti i fatti del 7 ottobre, poi successivamente nei pressi di un kibbutz di Kfar Aza, vicino al confine tra Israele e Gaza, ho avuto anche un incontro molto significativo con uno dei rabbini corresponsabili delle IDF, le forze armate israeliane, per un momento di dialogo,  di confronto e di conoscenza”. Monsignor Saba ha poi spiegato di aver avuto diversi contatti con padre Ibrahim Faltas, responsabile delle scuole della Custodia di Terra Santa, che in varie occasioni ha collaborato con le autorità italiane nell’evacuare in Italia piccoli pazienti bisognosi di cure urgenti. La visita dell’ordinario militare in Israele è durata 4 giorni e lo ha visto anche pellegrino, con una rappresentanza di militari, nei luoghi santi di Gerusalemme. “Vedere la Città Santa – che nelle Scritture è descritta come la Città della pace, immersa in questi sconvolgimenti ci rattrista molto – ha spiegato – ma al tempo stesso ci rafforza nel convincimento che la pace va costruita senza improvvisazioni”.

L'arrivo dei pazienti all'aeroporto di Roma Ciampino e l'intervista a mons. Saba

Per una fraternità universale

Con questa operazione, il numero complessivo di civili palestinesi trasferiti e assistiti in Italia supera le 900 unità. Il trasferimento dei pazienti si inserisce nel più ampio impegno umanitari a favore della popolazione civile di Gaza, che comprende l'invio di aiuti via mare e via aerea, il supporto sanitario e la partecipazione alla missione europea EUBAM Rafah recentemente tornata operativa presso l'omonimo valico. Ma di certo quella appena conclusasi non sarà l’ultima missione: “È una goccia in mezzo al mare – afferma monsignor Saba - ma senza questa goccia, senza questi gesti di attenzione, di coinvolgimento, noi daremmo un messaggio di un'umanità disgiunta, di un'umanità separata, di un'umanità con delle barriere alzate l’una nei confronti dell'altra, e questo sicuramente non conduce nella logica del discorso della montagna pronunciatoo da Gesù, del discorso delle Beatitudini, di quello che è stato l'appello costante sia di Papa Francesco e ora di Papa Leone per una fraternità universale. In un mondo che è segnato da dolore e sofferenza, ogni gesto di amore certamente è importante per superare tutto ciò che in genera inimicizia. La chiave è sostituire alla volontà di perseguire interessi di natura personale e di parte, la volontà a lavorare per il bene di tutti”.

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10 febbraio 2026, 17:07