Ucraina, una delle attività di Caritas Odessa con il progetto “Prepariamo bambini e giovani al futuro” Ucraina, una delle attività di Caritas Odessa con il progetto “Prepariamo bambini e giovani al futuro” 

Caritas Ucraina: bambini e giovani di Odessa tra guerra, resilienza e speranza

La rete solidale sostiene 26 mila piccoli con i loro genitori ogni anno, in una quarantina di centri

Svitlana Dukhovych – Città del Vaticano

Odessa ancora sotto attacco. La scorsa notte l’esercito della Federazione Russa ha lanciato droni d’assalto contro la città ucraina e la regione circostante. I bombardamenti hanno provocato la morte di un ragazzo ventenne e il ferimento di altre sei persone, oltre a danni significativi ad aree residenziali, impianti industriali, strutture energetiche e portuali.

Con l’arrivo del freddo i russi hanno preso a martellare in particolare proprio sulle infrastrutture che producono energia – trasformatori, sottostazioni, reti elettriche, termiche e del gas – rendendo ancor più drammatica la quotidianità dei civili. Blackout, mancanza di riscaldamento e acqua costringono le équipe di Caritas Ucraina a prendere ogni giorno decisioni complesse: aprire o meno i centri e accogliere i bambini. In tutta la rete operano 39 centri sociali per minori, oltre a 51 “Spazi della felicità” attivi nelle scuole in diverse regioni del Paese. Ogni anno questi luoghi accolgono oltre 26.000 bambini e i loro genitori. Qui educatori, psicologi e operatori accompagnano i più piccoli ad affrontare stress e perdite, offrendo sostegno, sicurezza e continuità educativa anche nelle condizioni più difficili della guerra. Ne parliamo con Viktoria Proskurnia, coordinatrice del progetto per bambini e giovani di Caritas Odessa.

Odessa, porte aperte a migliaia in fuga

Da undici anni Viktoria Proskurnia lavora con Caritas Odessa a fianco di bambini e famiglie colpite dalla guerra. Il suo impegno è iniziato con i primi arrivi di sfollati interni dall’est dell’Ucraina dove è cominciata la guerra nel 2014. «All’inizio accoglievamo solo bambini sfollati. L’obiettivo principale – racconta – era sostenere i genitori, che si trovavano a ricostruire la propria vita da zero. Col tempo, l’attenzione si è allargata anche alle persone vulnerabili».

Quando nel 2022 è iniziata l’invasione russa su larga scala, Odessa è diventata meta di migliaia di persone in fuga. «Arrivavano da Mykolaiv, Kherson, dall’est del Paese. Odessa sembrava un luogo relativamente più sicuro, anche perché il confine con la Moldova è vicino e, in caso di maggiore pericolo, in due ore si poteva raggiungere il confine e proseguire oltre». Oggi Viktoria coordina il progetto “Prepariamo bambini e giovani al futuro”, un titolo che racchiude una visione educativa profonda. «Mi sembra che questa sia la funzione dell’adulto: proteggereli nel momento del pericolo e prepararli alla vita, a un futuro autonomo e, se possibile, felice. Per questo lavoriamo non solo con i minori, ma anche con i genitori».

Accanto ai genitori in scelte difficili

Il sostegno alle famiglie è diventato centrale soprattutto durante le crisi più dure. Durante la pandemia di Covid-19, Caritas non ha mai interrotto le attività. Anche con l’inizio della guerra su vasta scala, il lavoro non si è fermato. «All’inizio – ricolda Viktoria – è stato difficilissimo. Per un certo periodo ci siamo concentrati sul nostro recupero, prima di poterci occupare degli altri». Sebbene Viktoria avesse già vissuto l’inizio della guerra nel 2014, questa volta era diverso. «Io stessa sono una sfollata. Vengo da Luhansk e sono arrivata a Odessa nel 2014, con una bambina di un anno e un figlio di sei. Nel 2022, però, la paura è stata diversa». Per un breve periodo ha lasciato l’Ucraina: ha vissuto in Moldova solo per quaranta giorni. «Ero responsabile del progetto e non riuscivo a dare indicazioni al mio team da un luogo relativamente sicuro, mentre loro erano a Odessa. Inoltre mio figlio più grande voleva tornare a casa».

Uno dei compiti più delicati è stato accompagnare i genitori nelle scelte difficili. «Il nostro ruolo – spiega la coordinatrice – era sostenere senza giudicare. Ogni scelta ha un prezzo: partire significa maggiore sicurezza fisica, ma non sempre sicurezza emotiva; restare vuol dire essere a casa, ma convivere con il rischio». Col tempo è diventato chiaro che la guerra non sarebbe finita presto. Molti bambini continuano a studiare online, anche se oggi diverse scuole di Odessa hanno rifugi adeguati e, in quel caso, offrono l’insegnamento in presenza. Nel contesto della guerra è difficile trovare punti fermi e per genitori e loro figli Caritas diventa un luogo insostituibile di socializzazione e stabilità. «Dico sempre ai genitori: sono felice che siate arrivati da noi, perché il contatto umano non può essere sostituito. Comunicazione, amicizia, rispetto dei confini, prevenzione del bullismo: tutto questo si impara solo nella relazione viva».

Sguardi sul futuro

Il progetto “Prepariamo bambini e giovani al futuro” della Caritas Odessa coinvolge sessanta bambini ogni sei mesi, con incontri pomeridiani due o tre volte a settimana. Il sabato, spiega Viktoria, è dedicato ad attività comuni, come laboratori di cucina dove i più grandi aiutano i più piccoli. La collaborazione con i genitori è costante, soprattutto su temi di sicurezza e prevenzione della violenza. Il programma, pur flessibile, ha pilastri chiari: il percorso “Sicuro sul pericoloso” tratta sicurezza con gli sconosciuti, mine, Internet e traffico stradale; per i più grandi si affrontano anche rischi di sfruttamento online e ricatti digitali. I ragazzi dai 14 anni in su sviluppano soft skills come cooperazione, pensiero critico, comunicazione e creatività. Quando possibile, vengono coinvolti esperti esterni per rendere concreti temi come sicurezza e media literacy.

Reazioni normali, circostanze anormali

La coordinatrice del progetto spiega che nel contesto della guerra uno dei pilastri della loro attività è l’educazione alla consapevolezza interiore. «Viviamo in una realtà piena di stress. Per questo – dice – lavoriamo molto sulle capacità di autoregolazione. Fin dall’inizio della guerra abbiamo parlato di reazioni normali a circostanze anormali: paura, panico, rabbia. È importante che bambini e adulti sappiano che non esistono emozioni sbagliate». Oggi il percorso prosegue con attività sull’intelligenza emotiva. «Anche la rabbia e l’aggressività ci dicono qualcosa. La domanda è come esprimerle in modo costruttivo, senza farle ricadere su chi ci sta vicino». Accanto al lavoro con i minori, Caritas propone attività condivise tra genitori e figli. «Sono momenti molto importanti. Quando possiamo, organizziamo anche uscite fuori dal centro: esperienze di movimento, creatività, gioco. Tutto questo è gratuito per le famiglie grazie ai nostri donatori». L’attenzione alla sicurezza resta centrale, soprattutto nei mesi estivi. «Anche se il mare è vicino, non possiamo andarci con i bambini: non tutte le zone sono attrezzate con rifugi e i pericoli non sono prevedibili».

“Ci sostengono i bambini”

In inverno ci sono altri problemi. «Dopo un forte bombardamento il 13 dicembre scorso, i trolleybus e i tram hanno smesso di circolare – racconta Viktoria – ovvero i mezzi su cui bambini e genitori si spostavano comodamente, soprattutto chi aveva agevolazioni. L’ufficio era raggiungibile principalmente con tre linee di trasporto elettrico. Ora città amiche ci hanno fornito autobus, ma con minore regolarità. Inoltre, il freddo intenso e il ghiaccio hanno costretto a cancellare alcune attività. Nonostante le difficoltà, alcuni ragazzi, soprattutto quello che vivono vicino, vengono comunque, perché vogliono stare insieme».

Nonostante le difficoltà, Caritas Odessa continua a operare anche in condizioni precarie. «Siamo più adattati di quanto fossimo all’inizio della guerra. Abbiamo soluzioni alternative per luce e riscaldamento. E soprattutto abbiamo una squadra unita», racconta la coordinatrice. Un piccolo gruppo di professionisti – psicologa, logopedista, educatori e operatori sociali – lavora ogni giorno con passione. «Ho chiesto ai colleghi cosa li sostiene di più e mi hanno risposto: i bambini. Le loro reazioni, i loro progressi, i loro sorrisi».

Guerra e conseguenze sui giovani

Viktoria, oltre a coordinare il progetto, insegna anche ed è mamma di una figlia di 12 anni e di un figlio di 17. Come molti genitori ed educatori, si pone la domanda: quali conseguenze avrà questa lunga e crudele guerra sulla vita dei bambini e dei giovani ucraini? «Non lo sappiamo – dice dopo una lunga pausa – ma facciamo tutto il possibile perché, oggi, i bambini possano sentirsi felici. Spesso la felicità passa da attività semplici. I bambini adorano i laboratori di cucina. Un giorno un ragazzo ha detto a sua madre: “A Caritas io riposo”. Per me questo dice tutto».

I bambini e i giovani ucraini stanno studiano, frequentano attività, vivono tra una sirena e l’altra. «Сapiscono – osserva Viktoria – che l’istruzione è necessaria per ricostruire il Paese. Con loro parliamo di vita, di futuro, di responsabilità». Dopo le notti di bombardamenti, il centro diventa un luogo di ascolto. «Chiediamo sempre come stanno. Qualcuno dice: “Avevo paura”, un altro: “Non ho sentito niente perché dormivo”. A volte nessun altro glielo chiede. Qui sì». Caritas non è un obbligo, sottolinea Viktoria. «I bambini vengono spontaneamente. È una loro scelta. Ed è questo che ci dice quanto ne abbiano bisogno». Tra le esperienze più significative, anche quelle comunitarie e spirituali. «Con il gruppo giovanile abbiamo organizzato il presepe vivente [in ucraino: vertep] e siamo andati con loro negli ospedali, dai soldati feriti. È stato un incontro profondissimo: i bambini hanno donato gioia e ne sono usciti arricchiti. Ho visto le lacrime negli occhi dei nostri giovani. Poi hanno chiesto se avremmo visitato altri luoghi».

«Voglio ringraziare tutti coloro che ci sostengono», dice alla fine Viktoria Proskurnia. «La scorsa estate i nostri bambini hanno avuto la possibilità di partire per una vacanza di dieci giorni grazie al supporto di Caritas Italia, in particolare di Caritas Ferrara, dove finalmente hanno potuto riposarsi. Il mio desiderio è che questa guerra finisca presto e che i bambini possano ricordare tutto questo come un brutto sogno, dicendo: lo abbiamo superato, e ci ha resi più forti».

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13 febbraio 2026, 12:46