Yad Vashem 7 marzo 1982, cerimonia per la piantumazione dell'albero in memoria di don Gaetano Tantalo. Al centro Michael Tagliacozzo e Giuliano Orvieto Yad Vashem 7 marzo 1982, cerimonia per la piantumazione dell'albero in memoria di don Gaetano Tantalo. Al centro Michael Tagliacozzo e Giuliano Orvieto 

Nel Parco dei “Giusti tra le Nazioni” per fare memoria di chi salvò gli ebrei

La storia di don Gaetano Tantalo che salvò due famiglie ebree fuggite da Roma e quella di molti altri religiosi o laici che si impegnarono in silenzio per tutelare chi fuggiva dalla furia nazista

Giovanni Claudio Bottini*

Da quando, più di quaranta anni fa (7 marzo 1982), sulla collina di Yad Vashem (Ente Nazionale d’Israele per l’Olocausto) a Gerusalemme, fu piantato l’albero di carrubo (7 marzo 1982) in memoria di don Gaetano Tantalo (1905-1947) riconosciuto «Giusto tra le Nazioni», non si contano le volte che vi sono tornato da solo o, il più delle volte, accompagnandovi altre persone. Lo scorso dicembre, anche in vista della Giornata della Memoria 2026, ho avuto la gioia di andarvi nuovamente.

Il rifugio a Tagliacozzo

Naturalmente ho fatto sosta nelle varie parti del complesso, ma la mia speciale attenzione era per i ricordi di don Gaetano, riconosciuto dalla Chiesa Venerabile Servo di Dio nel 1995. Oltre all’albero, sotto il quale si trova la targa con il nome preceduto da «Av/Padre», nel Museo sono esposti immagini e scritti autografi di don Gaetano, a testimonianza di quanto egli fece per salvare due famiglie ebree, Orvieto e Pacifici, fuggite da Roma nel momento tragico dell’occupazione nazista (1943-1944). Don Gaetano, grazie anche alla silenziosa complicità dei parrocchiani, nascose nella modesta canonica di San Pietro a Tagliacozzo per sette mesi e provvide al sostentamento dei due nuclei familiari. Commuove vedere tra i ricordi esposti nel Museo il foglio di quaderno sul quale don Gaetano fece il calcolo per Pesach 5704, la Pasqua ebraica di quell’anno e che i Pacifici e Orvieto avevano conservato. Non meno toccante sapere che tra le poche cose lasciate da don Gaetano che viveva in povertà e austerità si trovò un frammento di «matzàh» (pane azzimo) per la cui cottura egli aveva provveduto perfino una piccola fornace ritualmente «pura».

Albero e targa dedicate a don Gaetano Tantalo
Albero e targa dedicate a don Gaetano Tantalo

Vite straordinarie come quella di Gino Bartali

Al nome di don Gaetano, come è noto, va associato quello di tanti altri prelati, sacerdoti e religiosi cattolici, senza dimenticare tanti laici, donne e uomini che hanno ricevuto da Israele il riconoscimento di «Giusto tra le Nazioni», l’unica onorificenza civile conferita dallo Stato. Percorrendo il «Viale dei Giusti tra le Nazioni» e il parco punteggiato di alberi e inconfondibili targhe, si incontrano nomi ben noti, per fare qualche esempio tra gli italiani: padre Rufino Niccacci (1911-1976), francescano di Assisi che insieme al vescovo di allora monsignor Giuseppe Placido Nicolini (1877 - 1973) misero in piedi una rete segreta per procurare documenti e mettere in salvo ebrei perseguitati o ricercati, cui collaborò anche il popolare ciclista Gino Bartali anche lui tra gli onorati. La loro eroica impresa è stata rievocata da Alexander Ramati in un romanzo dal titolo The Assisi underground / Assisi clandestina, New York 1978/Porziuncola 1981, divenuto nel 1985 anche un film-documentario. Non meno noti sono i nomi di Elia dalla Costa (1872-1961), cardinale arcivescovo di Firenze, Pietro Boetto (1071-1946), cardinale arcivescovo di Genova, don Pietro Pappagallo (1988-1944), sacerdote martire nell’eccidio delle Fosse Ardeatine e tanti, tanti altri, persone coerenti con la propria fede e coraggiose, che durante la persecuzione nazifascista soccorsero, spesso nascondendoli, e fornirono supporto di vario tipo a ebrei che soli o in gruppi cercavano scampo.

Le steli per ricordare

Esaurito lo spazio pur molto ampio offerto dal Parco, l’Istituto Yad Vashem ha provveduto a far incidere i nomi di numerosi altri «Giusti» in apposite steli numerate e disposte per Nazione nella zona denominata Valle delle Comunità Ebraiche scomparse. Tra le migliaia di nomi con don Nicola abbiamo individuato quello di un altro sacerdote marsicano al quale la decorazione fu concessa «in memoria» con la motivazione: «Don Gaetano Piccinini, religioso orionino della Piccola Opera della Divina Provvidenza che si adoperò a salvare molti ebrei a rischio della propria vita». Anche di don Piccinini che, rimasto orfano nel terribile terremoto di Avezzano (1915), fu raccolto dallo stesso Beato Luigi Orione si conoscono bene vita e opere grazie al libro di A. Gemma, Il Camminatore di Dio. Profilo biografico di Don Gaetano Piccinini, Marna 2012. In occasione dell’onorificenza a lui conferita l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Mordechay Lewy, il 23 giugno 2011 presso il Centro Don Orione a Monte Mario disse: «Sarebbe un errore dichiarare che il Vaticano e il Papa [Pio XII] si opponevano alle azioni a favore degli ebrei; la Santa Sede si è adoperata. Non ha potuto evitare la partenza del treno per Auschwitz il 18 ottobre 1943, tre giorni dopo il rastrellamento nel ghetto…, ma è un fatto che quello è stato il solo convoglio partito alla volta di Auschwitz».

L'impegno dello storico dell'Olocausto Tagliacozzo

Merita ricordare nel giorno della memoria un’altra persona: Michael Tagliacozzo (1921-2011), autorevole storico dell’Olocausto, scomparso a Nir Etzion presso Haifa quindici anni fa. Amico sincero di tanti cattolici, a cominciare dai francescani di Terra Santa, fu presente alla piantumazione dell’albero in memoria di Don Gaetano Tantalo. In numerose occasioni ha fatto sentire in Israele e in Italia la sua voce di testimone diretto in difesa dell’opera della Chiesa, del Vaticano e di Pio XII in particolare. Di lui conservo amorevolmente alcune lettere di cui è bello far conoscere qualche tratto. «Debito di grande riconoscenza debbono gli Israeliti di Roma alla memoria di Papa Pacelli, perché – come ho ripetutamente affermato – più vicini alla sua Augusta Persona, furono oggetto di speciali sollecitudini e provvidenze» (18 aprile 1985). Qualche anno dopo scriveva: «La difesa della calunniata memoria dello scomparso Santo Padre costituisce ormai per me uno dei principali scopi che occupano l’ormai breve periodo di vita terrena che il Signore vorrà concedermi. I denigratori, coscienti, o incoscienti, della memoria di Pio XII, non sono pochi. Chi per ignoranza di cose e fatti; chi per innati pregiudizi e chi – e questi sono i meno scusabili – per ragioni di strumentalizzazione politica. Per tutti non ci resta che ricordare la divina invocazione (Lc 23,34: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”)».

*Decano emerito dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme

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26 gennaio 2026, 15:00