Minneapolis, l’invito dei vescovi Usa al rispetto per la vita
Guglielmo Gallone - Città del Vaticano
Si chiamava Alex Pretti, aveva 37 anni e lavorava come medico in terapia intensiva: è lui il secondo cittadino statunitense a morire a Minneapolis dall’inizio del 2026 per mano delle autorità federali, schierate sul territorio dalla Casa Bianca per «contrastare l’immigrazione irregolare».
La ricostruzione dei fatti
L’episodio è avvenuto sabato mattina nel centro della città ed è stato ripreso in diversi video diffusi sui social. Le immagini mostrano Pretti intento a filmare gli agenti federali per poi essere affrontato da più uomini in uniforme. Secondo la versione iniziale del dipartimento per la Sicurezza interna, l’uomo avrebbe «violentemente resistito» al tentativo di disarmarlo, costringendo gli agenti a sparare «colpi difensivi». Tuttavia, un’analisi dei filmati effettuata dal quotidiano «The Wall Street Journal» mostra un agente che sottrae la pistola a Pretti e, meno di un secondo dopo, si vedono partire diversi colpi d’arma da fuoco. Pretti muore sul colpo. È il secondo civile ucciso a Minneapolis da agenti federali dall’inizio dell’anno, dopo la morte, lo scorso 7 gennaio, di Renee Good, 37 anni anche lei, colpita da un agente statale durante un’operazione analoga.
L'intervento del presidente Trump
Sulla vicenda è intervenuto il presidente, Donald Trump, che in un’intervista telefonica a «The Wall Street Journal» ha evitato di dire se l’agente abbia agito correttamente, affermando che l’amministrazione sta esaminando l’accaduto. Trump ha però criticato Pretti per aver partecipato a una protesta portando con sé un’arma, sostenendo che fosse «una pistola molto potente, completamente carica e con due caricatori pieni di munizioni». Il presidente Usa ha giudicato positivamente l’operato delle forze federali, ma ha lasciato intendere che in futuro gli agenti federali potrebbero essere ritirati dall’area di Minneapolis, senza indicare una tempistica.
Gli appelli dal mondo cattolico
Dal mondo cattolico arrivano appelli alla preghiera e alla calma. Il presidente della Conferenza episcopale statunitense, Paul S. Coakley, richiamando l’invito di Papa Leone XIV ad annunciare e vivere il Vangelo in ogni ambiente,ha sottolineato che «la pace si costruisce sul rispetto delle persone» e invitando «alla calma, alla moderazione e al rispetto per la vita umana a Minneapolis e in tutti i luoghi dove la pace è minacciata», chiedendo alle autorità pubbliche di agire «al servizio del bene comune». L’arcivescovo di Saint Paul e Minneapolis, Bernard A. Hebda, ha diffuso una dichiarazione in cui afferma che «la perdita di un’altra vita dovrebbe spingerci tutti a chiederci che cosa possiamo fare per ristabilire la pace del Signore» e che la pace non potrà essere raggiunta «finché non saremo capaci di liberare i nostri cuori dagli odi e dai pregiudizi», ricordando che questo vale «tanto per i nostri vicini senza documenti quanto per i nostri rappresentanti eletti e per gli uomini e le donne che hanno la responsabilità di far rispettare le nostre leggi». Alla Basilica di Santa Maria di Minneapolis le porte sono rimaste aperte per le messe domenicali ed è stata celebrata una Messa «in onore di Alex Pretti»: l’annuncio del parroco e rettore, padre Daniel Griffith, parla di un dolore che «spezza il cuore», in un clima che continua a essere «un momento di paura e angoscia», specie per «i fratelli e le sorelle immigrati».
Lo scontro tra autorità statali e federali
La morte di Pretti ha così alzato il livello di uno scontro che ha almeno due volti. Il primo è quello tra le autorità statali e quelle federali, rappresentate dall’agenzia federale United States Immigration and Customs Enforcement, meglio nota come Ice, e dalla Border Patrol. A Minneapolis, così come in altre città del Paese, le autorità locali e statali hanno denunciato la mancanza di coordinamento e un elevato uso della forza contro i manifestanti. In particolare, dopo la sparatoria di sabato, gli agenti federali hanno chiesto alla polizia di Minneapolis di lasciare la scena, impedendo per ore agli investigatori statali di accedere al luogo, nonostante un mandato giudiziario. Il procuratore generale del Minnesota, Keith Ellison, ha espresso preoccupazione per la possibile perdita di prove e un giudice federale ha ordinato all’amministrazione Usa di non distruggere né alterare elementi utili all’indagine.
Le accuse dei democratici
Il secondo tipo di scontro è quello politico. L’ex presidente, Barack Obama, ha definito la morte di Pretti «una tragedia straziante e un campanello d’allarme per tutti gli americani», denunciando l’uso di tattiche intimidatorie e l’assenza di un serio accertamento dei fatti. Un altro ex presidente, Bill Clinton, ha accusato l’amministrazione Trump di mentire ai cittadini sulle sparatorie di Minneapolis e ha parlato di «scene orribili» che non avrebbero dovuto verificarsi. Sul piano parlamentare, i democratici hanno minacciato di bloccare il finanziamento al dipartimento per la Sicurezza Interna, aprendo la strada a un possibile shutdown parziale del governo federale se non verranno introdotti meccanismi di controllo e responsabilità sulle operazioni dell’Ice.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui