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Colonne di fumo si levano da Minneapolis Colonne di fumo si levano da Minneapolis

Migranti negli Usa, il vescovo di Saint Cloud: "Tra molta gente rabbia e paura"

Nella diocesi suffraganea all'arcidiocesi di Saint Paul e Minneapolis, monsignor Patrick Neary esprime preoccupazione per le recenti operazioni dell'Ice contro i migranti accusati di violazioni delle leggi. "Come a Minneapolis anche qui l'Ice usa metodi giudicati violenti. In molti hanno paura di uscire di casa e non vanno più a lavorare". Anche andare a Messa sembra essere diventato pericoloso

Federico Piana - Città del Vaticano

«Gli agenti dell’Ice non sembrano comportarsi bene. Usano un linguaggio volgare, sono fisicamente violenti. Sembra che il modo in cui usano il manganello non sia in linea con quello che dovrebbero fare delle forze dell’ordine professionali».  Di “operazioni contro l’immigrazione irregolare” portate avanti dai poliziotti federali dell’ Immigration and Customs Enforcement, monsignor Patrick Neary, ormai ne ha viste a decine.

Massicce proteste

La diocesi della quale è vescovo, quella di Saint Cloud, dista una sessantina di chilometri da Minneapolis, città scossa da massicce proteste per le centinaia di arresti ed espulsioni di migranti accusati di aver violato le leggi sull’immigrazione. E letteralmente sgomenta per l’uccisione, da parte di alcuni agenti dell’Ice, di due persone che il diffuso sentimento popolare di queste ore non esita a descrivere come estremamente pacifiche, non certo dei criminali.

Chiese coinvolte

Quegli agenti, e quella paura, il vescovo di Saint Cloud li ha visti aggirarsi anche per le strade della sua diocesi. Lo racconta ai media vaticani, facendo una premessa: la situazione non è per nulla diversa da quella di Minneapolis: «L’Ice è molto presente intorno alle nostre chiese. In alcuni casi, gli agenti sono andati a bussare alle comunità ecclesiali nelle quali c’è un’alta percentuale di latini: tutti hanno paura di essere arrestati». In troppi non escono di casa per timore di essere fermati, ammanettati e separati dalle proprie famiglie. «Non vanno più neanche a lavorare e se non guadagnano non possono pagare gli affitti, le bollette. Sono davvero sconvolti».

Estrema prostrazione

Saint Cloud è una cittadina di 70.000 abitanti e il 13 per cento delle famiglie è di origine somala. La maggior parte di essi sono migranti ma i loro figli sono nati lì. E anche loro, denuncia monsignor Neary, sono stati presi di mira dall’Ice: «Quando i poliziotti sono venuti ad arrestare alcuni membri di questa comunità, sono scoppiati degli scontri. Recentemente, sono state etichettate come persone che non meritano di stare qui e che provengono da una cultura poco rispettabile. Ora vivono davvero in uno stato di estrema prostrazione» La rabbia che tra la popolazione sta crescendo sempre di più è dovuta anche al fatto che l’Ice ora può entrare in una parrocchia, in una scuola, in una casa senza mandato giudiziario. «È vero. Ora penso che adesso ne basti anche uno amministrativo. E questo rappresenta la violazione di alcune libertà che godiamo in questo Paese: in giro c’è la preoccupazione che lo Stato di diritto e l’ordine pubblico stiano crollando».

Accanimento mirato

Ma tra la gente serpeggia anche un altra pozione. Che il vescovo considera abbastanza diffusa: «Molte persone pensano che l’Ice stia facendo semplicemente il proprio lavoro. Capisco  che la paura dell’altro stia spingendo chi sostiene l’Ice a considerare tutti gli immigrati come dei criminali, perché è così che vengono definiti, ma la cosa è preoccupante». Anche perché l’accanimento sembrerebbe essersi concentrato pure nei confronti di quei migranti vulnerabili che hanno avviato il processo di cittadinanza avendo ottenuto la certificazione di immigrazione regolare: «Alcuni vengono avvicinati dall’Ice anche fuori dai tribunali per l’immigrazione. Se l’Ice stesse cercando solo persone che hanno commesso davvero dei delitti non ci sarebbe nulla di sbagliato. Sappiamo benissimo che gli Stati Uniti hanno il diritto di difendere i propri confini ma, allo stesso modo, chi fugge da condizioni di estrema povertà o violenza ha il diritto di immigrare. Bisogna trovare un equilibrio tra queste due necessità».

Pericolo diffuso

Intanto, adesso anche uscire per andare a messa è diventato estremamente pericoloso. Il vescovo di Saint Cloud lo dice chiaramente: «Stiamo cercando di trasmettere la messa in spagnolo su YouTube perché, su questa piattaforma, nessuno può rintracciare chi si sintonizza. Non vogliamo mettere nessuno a rischio per aver guardato la messa online». Questo, in verità, la diocesi  lo faceva già prima dell’arrivo dell’Ice. Ma ora sembra essere diventato ancora più necessario.

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27 gennaio 2026, 15:18