Dall’Ucraina a Roma, la dodicenne Varvara racconta l’incontro con il Papa
Svitlana Dukhovych – Città del Vaticano
Incontrare il Papa per Natale era il suo desiderio speciale ed è riuscita a realizzarlo. "Ero molto emozionata, - racconta Varvara ai media vaticani - ma sono riuscita a dire alcune parole al Papa: l'ho ringraziato per l'opportunità di essere lì e per come tutto si era svolto". Varvara ha 12 anni e, grazie al sostegno dell’associazione umanitaria “La Memoria Viva” di Castellamonte, in provincia di Torino, è riuscita ad arrivare in Italia dall’Ucraina per farsi curare presso l’ospedale Regina Margherita del capoluogo piemontese. Originaria di Berdyandsk, è dovuta fuggire insieme alla propria famiglia in seguito all’invasione russa per riparare nella città di Chernivtsi, nell’sud-ovest del Paese. Qui, nel 2025 le è stata diagnosticata una malattia oncologica.
Un sogno realizzato
Mercoledì 31 dicembre, al termine dell’ultima udienza di quest’anno giubilare dedicato alla Speranza, Varvara ha potuto incontrare Leone XIV, realizzando così un desiderio intimo e profondo. "Quando ti trovi in una situazione del genere, cerchi aiuto ovunque – racconta - e per qualche motivo mi sembrava che fosse la cosa più vera, più giusta da fare, che mi avrebbe aiutata molto. Era il mio sogno, volevo davvero incontrarlo". Varvara racconta di sé con semplicità e gioia. Le sue materie preferite a scuola sono la storia e la letteratura ma, nel tempo libero, ama dedicarsi alla musica suonando la batteria. "Suonare la batteria – racconta – è più difficile di quanto possa sembrare. Il ritmo dell’intero brano e l’esecuzione della band dipendono in gran parte dal batterista: se uno sbaglia, sbagliano tutti. È difficile, ma mi piace molto".
La speranza che non muore
Anche per Dmytro e Iryna, i genitori di Varvara, l’incontro con il Santo Padre è stato un piccolo miracolo. “Uno di quegli eventi che segnano la vita delle persone - spiega commosso Dmytro - soprattutto per chi non avrebbe mai immaginato nemmeno di poter arrivare a Roma”. "Questa bambina è stata costretta per la seconda volta a lasciare la propria casa – sottolinea Roberto Falletti, volontario dell’associazione La Memoria Viva– non perché in Ucraina manchino le possibilità di cura, ma perché gli ospedali sono sotto assedio e spesso senza corrente. Fortunatamente, grazie alla rete che siamo riusciti a creare con tanti amici del Canavese, abbiamo potuto offrirle un’opportunità. Finché ci sarà questa terribile guerra, cercheremo in ogni modo di stare vicino a chi soffre, con piccole gocce di aiuto nelle periferie più dimenticate".
Solidarietà ed empatia
Per Iryna il trasferimento in Italia non è stato traumatico come quando sono fuggiti per la prima volta a causa della guerra. “Ora tutto è molto più semplice, perché c’è qualcuno su cui possiamo contare. Ci sentiamo sostenuti e accompagnati. Ovunque andiamo, troviamo accoglienza e aiuto". Con la voce spezzata dall’emozione, la mamma di Varvara confessa di sentirsi ancora sorpresa e profondamente colpita dalla solidarietà e dall’empatia con cui la famiglia è stata accolta in Italia. "Questo incontro con il Papa – conclude Iryna – è un dono che vorremmo condividere con il popolo ucraino, affinché tutti i bambini possano vivere in salute e in pace”.
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