Cerca

La Messa del nunzio Kulbokas nel santuario di Berdychiv per i 35 anni del rinnovo della Chiesa latina in Ucraina e la consacrazione del Paese al Cuore di Gesù La Messa del nunzio Kulbokas nel santuario di Berdychiv per i 35 anni del rinnovo della Chiesa latina in Ucraina e la consacrazione del Paese al Cuore di Gesù

Ucraina, il nunzio: siamo feriti e traumatizzati, ma fiduciosi che Dio è con noi

L’arcivescovo Kulbokas racconta la situazione nel Paese dopo i raid russi che hanno colpito infrastrutture energetiche: “C’è mancanza di elettricità e carenza di cibo. La situazione assomiglia un po’ all’Holodomor degli anni ’30. Non si esclude che la capitale Kyiv venga evacuata”. Oggi la Messa nel Santuario mariano di Berdychiv: “Abbiamo ringraziato il Signore per le grazie concesse”

Svitlana Dukhovych – Città del Vaticano

Seimila palazzi a Kyiv hanno perso ogni tipo di riscaldamento lo scorso 9 gennaio dopo il massiccio attacco della Federazione Russa. Ad oggi, 16 gennaio, ancora a metà giornata circa 100 palazzi della capitale ucraina risultano sprovvisti di ogni forma di calore. Lo ha comunicato il sindaco Vitaliy Klychko, secondo il quale i tecnici comunali lavorano 24 ore su 24 per ripristinare il riscaldamento in tutti gli edifici. “La situazione dell'approvvigionamento energetico, da cui dipende la fornitura delle utenze domestiche, rimane molto difficile. Kyiv continua a vivere con blackout elettrici di emergenza. Anche gli energetici continuano a lavorare per stabilizzare la situazione”, ha scritto Klychko su Telegram. Sempre oggi, durante la conferenza stampa sui risultati dell'incontro con il presidente ceco Petr Pavel, il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha ringraziato le squadre che lavorano ogni giorno al ripristino delle infrastrutture energetiche. “Ogni giorno si lavora non solo al ripristino delle centrali, ma anche alla possibilità di aumentare le importazioni e le capacità tecniche, anch'esse distrutte dai quotidiani attacchi russi”, ha detto, aggiungendo che ieri sera il fabbisogno di energia elettrica in Ucraina era di circa 18 gigawatt, mentre la capacità del sistema, a causa dei bombardamenti, era di soli 11 gigawatt circa. Sulla situazione nel Paese e le difficoltà che vive quotidianamente la popolazione, i media vaticani ne parlano con monsignor Visvaldas Kulbokas, nunzio apostolico in Ucraina.

Eccellenza, nel contesto della crisi energetica che ha colpito diverse regioni dell’Ucraina, compresa la capitale, volevo chiederle come stanno i cittadini di Kyiv? E come state nella Nunziatura?

Adesso, a causa della guerra abbiamo una forte crisi energetica come conseguenza dei bombardamenti che colpiscono le città e i centri abitati. E quindi adesso, con il freddo del mese di gennaio, con le temperature che scendono a venti gradi sottozero di notte, abbiamo una situazione difficile, soprattutto a Kyiv, come dicono le autorità. Ma io quando sento i vescovi, sacerdoti e fedeli, so che anche nelle regioni occidentali, per esempio, a Leopoli, c’è mancanza di elettricità. Molte persone mi dicono che hanno la luce solo per 3 ore al giorno. Stessa situazione a Kharkiv dove ci sono dei periodi in cui le famiglie non hanno luce e riscaldamento per due giorni di fila. Questo significa che anche i fornai spesso non riescono a sfornare il pane e c’è la stessa situazione con altri alimenti. Quindi questa crisi energetica causa, oltre alle grandi difficoltà per la popolazione civile a causa del freddo, anche la carenza di cibo. Direi che questo, evidentemente, assomiglia un po’ all’Holodomor che l’Ucraina ha patito negli anni ‘30 del secolo scorso. In Nunziatura, siamo forniti di un generatore tutto nostro e quindi abbiamo la possibilità di avere più luce, più acqua, più riscaldamento rispetto ad altri. Ma come diceva alcuni giorni fa il sindaco di Kyiv, se la situazione dovesse continuare così, non si esclude che tutta la capitale ucraina debba essere evacuata. Questa ipotesi rimane. Dipende dai bombardamenti, dalle loro conseguenze.

La celebrazione nel Santuario mariano di Berdychiv, in Ucraina
La celebrazione nel Santuario mariano di Berdychiv, in Ucraina   (rkc.org.ua)

Oggi lei ha presieduto la Santa Messa nel Santuario mariano di Berdychiv in occasione del 35° anniversario del rinnovo delle strutture della Chiesa di rito latino in Ucraina e dell’inaugurazione dell’Anno del Sacro Cuore di Gesù proclamato dai vescovi latini per il 2026. Cosa vorrebbe dire di questo evento che si è svolto in questo difficile contesto?

Oggi abbiamo avuto una celebrazione molto importante per la Chiesa cattolica di rito latino in Ucraina nel Santuario principale di Berdychiv. I vescovi di tutte le diocesi ucraine si sono riuniti. Abbiamo celebrato l’inizio dell’anno dedicato al Sacro Cuore di Gesù, supplicando che ci riceva misericordiosamente, che perdoni i peccati e che ci protegga da ogni male. Abbiamo pregato perché la bontà di Dio vinca il peccato e la guerra e ci conceda la pace. L’anno verrà poi vissuto nelle famiglie e nelle parrocchie e ogni persona è invitata a vivere la devozione personale al Sacro Cuore di Gesù. Questa occasione è stata data anche dalla commemorazione odierna dei 35 anni del ristabilimento della gerarchia cattolica di rito latino avvenuta il 16 gennaio 1991. Così abbiamo ringraziato il Signore per le grazie concesse. Sappiamo che la guerra è legata alle istigazioni del diavolo e il diavolo ha paura di ogni momento in cui glorifichiamo Dio. Ma siamo consapevoli e fiduciosi che il Signore è con noi. Abbiamo fatto queste celebrazioni in unione con Papa Leone XIV e con tutta la Chiesa. È stata per me una celebrazione molto toccante, molto profonda, e nutro molta speranza per i suoi frutti.

A Berdychiv ha avuto l’occasione di parlare con i vescovi delle regioni particolarmente provate dalla guerra? Come li ha visti?

Ci siamo visti sia con l’ordinario di Kharkiv-Zaporizhzhia e il suo ausiliare, che sta a Zaporizhzhia, sia con il vescovo di Odessa. Spiritualmente li ho visti tutti molto fiduciosi nel Signore. Ieri a Kharkiv per tutta la giornata non hanno avuto l’elettricità: è un momento molto faticoso. Vorrei aggiungere che ho parlato con un cattolico di Sumy che svolge varie missioni umanitarie proprio nella regione di Kharkiv. Gli ho chiesto come stesse. Mi ha detto che è affaticato psicologicamente perché ha avuto un’esperienza diretta di suoi compagni che stavano portando aiuti umanitari nella regione di Kharkiv e due di essi sono morti per l’attacco di un drone. Adesso, ogni volta che vede attacchi di droni, riporta alla mente quel trauma. Mi ha detto: “Quando sto in Ucraina non sento tutto il peso della guerra. Quando invece mi capita di andare fuori dal Paese, lì capisco che sono traumatizzato dalla guerra perché ogni suono che sento assomiglia ai bombardamenti, al passaggio di missili e droni”. Quindi, oggi tutta la popolazione ucraina è ferita e fortemente traumatizzata. Ma io sono fiducioso che i nostri fratelli e le nostre sorelle in tutto il mondo ricorderanno anche questo aspetto pregando per la salute mentale di tutta la popolazione che soffre i traumi diretti della guerra.

Strade distrutte dai raid russi in Ucraina
Strade distrutte dai raid russi in Ucraina

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

16 gennaio 2026, 16:00