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Terra Santa, un quinto Vangelo che comincia in Giordania

Il Paese è stato testimone di numerosi episodi biblici: dall’esodo guidato da Mosé, al battesimo di Gesù. Le presenze cristiane hanno origini antichissime

Andrea Tornielli

Quando si pensa alla Terra Santa, quando si parla di Terra Santa, viene naturale riferirsi ai luoghi storici della vita di Gesù in Palestina e Israele: Betlemme, Nazaret, Cafarnao, Gerusalemme… Ma c’è un altro Paese dove sono disseminate memorie cristiane e che vale la pena rendere meta di pellegrinaggi: la Giordania. È la terra attraversata dal popolo ebraico guidato da Mosè verso il luogo della promessa, dove si sono svolti diversi episodi biblici e anche evangelici. È la terra dalla quale Mosè prima di morire ha potuto vedere la terra di Canaan. È la terra dove Gesù è stato battezzato da Giovanni il Battista, dove il Nazareno ha incontrato i suoi primi apostoli Andrea e Pietro, dove ha guarito e compiuto miracoli. In un contesto difficile – basta ricordare i Paesi con cui confina e cioè Siria, Iraq, Arabia Saudita, Israele e Palestina – la Giordania si segnala per la sua stabilità e per la pacifica convivenza delle diverse tradizioni religiose. I cristiani sono una minoranza, il 4 per cento della popolazione, e si sentono cittadini a pieno titolo del Paese: gestiscono scuole e ospedali e per quanto riguarda i cattolici di rito latino, rappresentano la parte più consistente della diocesi guidata dal patriarca latino di Gerusalemme. Meta di viaggi per i suoi resort sul Mar Morto e sul Mar Rosso, e soprattutto per la straordinaria bellezza di Petra, l’antica città nabatea scavata nella roccia dal 1985 patrimonio mondiale dell’UNESCO, la Giordania sta ora cercando di valorizzare sempre di più le sue memorie cristiane.

Aqaba e Petra

La chiesa di Aqaba, del III secolo, viene presentata come l’edificio costruito intenzionalmente per le celebrazioni cristiane più antico al mondo. La chiesa è stata riportata alla luce dagli archeologi nel 1998. È probabile che la sua posizione periferica all’interno dell’impero romano l’abbia salvata dalla distruzione durante la Grande Persecuzione, scoppiata pochi anni dopo la costruzione della chiesa, nel 303, con l’editto dell’imperatore Diocleziano. I suoi resti sono stati scoperto nella città costiera giordana affacciata sul Mar Rosso nel giugno 1998 da un gruppo di archeologi. È apparsa subito evidente l’unicità della chiesa per il suo stile architettonico, che metteva in discussione la percezione diffusa tra gli storici secondo la quale i primi edifici di culto cristiani in Giordania sarebbero risalenti alla fine del IV secolo. Chi scrive ha fatto parte di un gruppo di visitatori ai quali è stato concesso, una assolata domenica pomeriggio, celebrare la Messa tra quelle rovine, che sono protette da una tettoia aperta ai lati, al centro di una piazza: il fatto che ai cristiani sia consentito celebrare il culto così pubblicamente attesta la vocazione di un Paese a stragrande maggioranza musulmana dove le fedi diverse convivono.

Anche la stupenda città di Petra conserva delle memorie cristiane, e in particolare una la chiesa bizantina con mosaici risalenti al V-VI secolo, che mostrano scene di vita e natura, che mostrano il passaggio da decorazioni pagane a motivi cristiani. È dotata di uno dei più grandi battisteri dell’antichità, ricavato da una preesistente cisterna. Un’adiacente cappella basilica è detta anche “chiesa blu” a causa del granito azzurro di origini egiziane. È stata costruita su un precedente edificio di culto nabateo e poi distrutta da incendi e terremoti.

Monte Nebo

È una cima di grande bellezza, con un colpo d’occhio unico nella regione. Da qui si può ammirare il Mar Morto e il deserto di Giuda, la valle del Giordano e la montagna di Giudea e Samaria. Quando il cielo è terso si distingue Gerusalemme e la strada che conduce alla Città Santa. Si devono alla Custodia di Terra Santa la scoperta e gli scavi in questo luogo e in particolare a fra Girolamo Mihaic che nel 1932 riuscì ad acquistare il terreno. Le campagne di scavo, condotte negli anni Trenta e poi all’inizio degli anni Sessanta, interrotte a causa delle campagne militari e quindi riprese negli anni Settanta da padre Michele Piccirillo, hanno portato alla luce un patrimonio unico. Di questo luogo parlano sia la pellegrina Egeria, pioniera della Terra Santa alla fine del quarto secolo, sia Pietro Iberico, futuro vescovo monofisita di Gaza. Gli scavi hanno portato alla luce tesori, in particolare dei mosaici bizantini conservatisi nella loro interezza. È possibile dunque oggi distinguere sia i resti della prima basilica datata al 430 dopo Cristo, gli ambienti monastici costruiti negli anni successivi, la nuova grandiosa basilica del 500 terminante in una costruzione con tre absidi, un antico battistero, quindi la basilica del VI secolo e la cappella della Theotokos. Le strutture sono state lungo i secoli soggette a crolli provocati da terremoti. Dal 2016 i pellegrini vengono accolti nella basilica sapientemente ricostruita con l’impiego di legno, che fa immediatamente distinguere tutto l’antico senza che il moderno lo sovrasti.

Macheronte

Su questo monte esisteva una fortezza asmonea fatta costruire nel 90 avanti Cristo dal re Alessandro Ianneo. Il presidio militare venne distrutto dai romani e nel 30 avanti Cristo Erode il Grande iniziò a costruirvi un palazzo fortezza per trascorrervi l’inverno. Anche da qui si gode un panorama unico. I resti ritrovati parlano di un palazzo che entrava nel ventre nella montagna ed era attorniato da un villaggio dedicato alla servitù. Da questo luogo Erode il Grande era solito muoversi per andare a curarsi al Mar Morto. Secondo la tradizione tra queste mura venne tenuto prigioniero Giovanni Battista e qui Erode Antipa acconsentì al desiderio di Salomè facendolo decapitare. La fortezza venne distrutta dal re Areta IV nell’anno 37 e definitivamente rasa al suolo dai romani nel 71.

Battesimo di Gesù

Il luogo evangelico più significativo è certamente quello dove è avvenuto il battesimo di Gesù, la “Betania oltre il Giordano” citta nel Vangelo di Giovanni, conosciuta nei primi secoli dell’era cristiana come Bethabara e oggi Al-Maghtas, che in arabo significa “battesimo” o “immersione”. Compare anche sulla famosa mappa di Madaba (un altro dei luoghi da visitare in Giordania), realizzata in mosaico nel VI secolo. A confermarlo sono importanti testimonianze archeologiche. Tra la fine del V e l’inizio del VI secolo, l’imperatore bizantino Anastasio I Dicoro fece costruire il primo tempio dedicato a Giovanni Battista. La costruzione è descritta dai pellegrini dell’epoca. Successivamente venne qui costruita la Basilica della Santissima Trinità, una chiesa lunga almeno 27 metri e larga più di 15. Tutt’attorno gli scavi hanno portato alla luce grotte di eremiti, cappelle, mosaici, pavimenti in marmo e un grande battistero a forma di croce. Poco distante emersi anche resti legati alla memoria del profeta Elia. L’area nel 2015 è stata diventata patrimonio mondiale dell’UNESCO. Anche in questo caso colpisce la scelta di voler preservare il luogo senza alcun intervento invasivo, come spiega è il direttore del sito del Battesimo Rustom Mkhjian: soltanto agili strutture in legno ricoprono alcuni dei luoghi.

Pizzaballa: un ottavo Sacramento

“La Terra Santa – dice il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini - è un quinto Vangelo. Mi piace anche definirla una sorta di ottavo sacramento, perché permette di fare esperienza di un incontro con Gesù, fisicamente, che si può toccare. Tutti possono essere perfettamente cristiani senza andare in Terra Santa, ma se ci si reca in Terra Santa, la fede cristiana diventa più forte e più concreta…”. Dalla Giordania, il cardinale rivolge questo appello a intensificare i pellegrinaggi. Un invito a toccare con mano le pietre che testimoniano la vita di Gesù e a incontrare le pietre vive rappresentate dalle comunità cristiane di oggi: “Incoraggio tutti a venire in Terra Santa per vivere questa meravigliosa esperienza di incontro con Gesù Cristo e la sua umanità”.

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16 gennaio 2026, 17:48