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Gli scout di Betlemme davanti all'ingresso della basilica della Natività Gli scout di Betlemme davanti all'ingresso della basilica della Natività

Terra Santa, gli scout di Betlemme a servizio delle liturgie e della comunità cristiana

Tra dicembre e gennaio, le aquile del "Terra Sancta Scout Troop" affiancano le comunità cristiane locali nelle principali celebrazioni liturgiche nella basilica della Natività. Quello degli scout è un impegno continuo, che non si esaurisce con le festività, ma prosegue durante tutto l’anno come presenza che custodisce la fede dei giovani e il futuro dei cristiani locali

Giordano Contu - Betlemme

C’è un passo silenzioso che, in questa Epifania, scandisce i momenti conclusivi del tempo natalizio. Betlemme, in questi giorni, ha accolto pellegrini provenienti da tutto il mondo, insieme ad autorità politiche e religiose. A garantire che le celebrazioni liturgiche si svolgano in modo ordinato e sicuro contribuisce anche il lavoro discreto degli scout. Tra dicembre e gennaio, le aquile del Terra Sancta Scout Troop affiancano le comunità cristiane locali nelle principali celebrazioni liturgiche presso la basilica della Natività e la parrocchia di Santa Caterina, svolgendo compiti di accoglienza, servizio e supporto logistico. Ogni anno, quando Betlemme diventa il centro simbolico della manifestazione di Cristo al mondo, il loro impegno si intensifica per garantire il buon svolgimento dei riti.

Supporto alle liturgie in Terra Santa

«In questi giorni abbiamo preparato le attività legate all’Epifania», spiega ai media vaticani lo scout Robert Giacaman. «Gli scout di Terra Santa curano con particolare attenzione l’organizzazione delle messe e coordinano la processione di circa ventiquattro gruppi scout provenienti da diverse zone della regione». Per quanto riguarda la messa, collaborano alla gestione del flusso dei fedeli in entrata e in uscita dalla chiesa; per la processione, forniscono indicazioni sul percorso, sui tempi e sul comportamento da tenere. «L’obiettivo – prosegue Robert – è che tutti possano vivere la celebrazione in un clima di raccoglimento, silenzio e preghiera, e che la processione si svolga in modo ordinato, nel rispetto del suo profondo significato spirituale».

La processione segno vivo di fede

«Gesù è una luce che non si spegne, è una speranza concreta che ci chiede di restare, di prenderci cura gli uni degli altri, anche quando è difficile», dichiara Lina Giacaman. Il 5 gennaio, vigilia dell'Epifania, con il Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, che prende il Bambinello dalla grotta della mangiatoia – dove era stato deposto il 25 dicembre dal patriarca di Gerusalemme del Latini, il cardinale Pierbattista Pizzaballa – e lo riporta in chiesa, si va verso la fine delle feste natalizie secondo il rito cattolico, che si chiudono poi ufficialmente dopo la messa dell'Epifania. Un gesto solenne accompagnato, come a Natale, dalla processione degli scout. «La processione è un segno vivo di fede, di tradizione e di speranza. Rinnova ogni anno il messaggio di pace che nasce proprio dalla Terra Santa e si rivolge al mondo intero, ricordando che da Betlemme continua a levarsi una voce di fraternità e di speranza».

Foto di gruppo degli scout di Betlemme con il parroco padre Raffaele Tayem
Foto di gruppo degli scout di Betlemme con il parroco padre Raffaele Tayem

A Natale quattromila scout

Alla processione dello scorso 24 dicembre 2025, le aquile del Terra Sancta Scout Troop hanno coordinato oltre quattromila scout, provenienti da diversi gruppi della Terra Santa, che hanno sfilato come un unico corpo, tra tamburi e cornamuse, testimoniando unità e gioia. Le parole d’ordine sono attenzione e presenza discreta: nulla è lasciato al caso. «Il Natale, per noi scout, non è solo una festa. È una responsabilità», aggiunge Lina. «Accogliere il patriarca, il Custode di Terra Santa, i fedeli e i pellegrini è un modo concreto di servire Gesù». E quando il Bambinello viene deposto nella mangiatoia, «sentiamo che anche noi siamo chiamati a restare qui». «Dopo anni difficili», segnati dalla guerra a Gaza, «tornare a celebrare insieme è un segno di pace. Betlemme è di nuovo la casa di tutti». Il servizio degli scout si rinnova ogni anno e rappresenta una componente essenziale dell’organizzazione delle celebrazioni cristiane in Terra Santa, nel segno della partecipazione attiva della comunità locale. È un impegno continuo, che non si esaurisce con le festività, ma prosegue durante tutto l’anno. «Lo scout – prosegue Robert – presta servizio in chiesa, svolge attività di carità, sta vicino agli anziani con animazioni musicali, danze e gesti semplici, come il dono dei fiori. In occasione della festa dei defunti, pulisce il cimitero, come segno di rispetto, memoria e preghiera».

Un patto tra adulti e ragazzi

Robert lo afferma con chiarezza: «Lo scoutismo è un percorso educativo che coinvolge le famiglie e forma cittadini responsabili». A Betlemme si vedono tanti scout «perché rispondono a un bisogno profondo: crescere insieme, servire la comunità, imparare l’obbedienza e il senso del bene comune. Essere scout in Terra Santa significa essere una presenza che educa, che lega la cultura scout alla vita quotidiana, che trasforma il servizio liturgico in testimonianza civile e spirituale». Nel servizio silenzioso degli scout si rinnova così un patto antico: ragazzi e adulti camminano insieme, custodendo non solo la fede, ma anche la comunità e il suo futuro. È in questo modo che una Chiesa, una famiglia, persino uno Stato restano vivi: quando il servizio diventa alleanza tra generazioni e la speranza smette di essere parola per farsi strada condivisa.

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06 gennaio 2026, 10:39