Terra Santa, dove la speranza è per un domani migliore Terra Santa, dove la speranza è per un domani migliore

In Terra Santa non si cancella la storia, non si può cancellare il futuro

In una terra benedetta, il susseguirsi di eventi, perlopiù negativi, se letti con fede, possono anche condurre ad una speranza "disarmata". Il dolore prodotto da conflitti e violenza, il futuro strappato a giovani e bambini, la sofferenza di una umanità ferita, esigono la verità della pace, non la resa alle ingiustizie e alla disperazione

di Ibrahim Faltas *

È difficile e impossibile cancellare il passato, fa parte di noi, è la storia che entra nelle nostre vite e costruisce il presente per migliorare il futuro.

Questo pensiero mi ha sempre accompagnato ed è stato fondamentale nei miei trentasette anni vissuti in Terra Santa. Gli eventi, a volte positivi e molto spesso negativi, che si sono succeduti in questa terra benedetta, letti con gli occhi della Fede, possono portare alla costruzione di una speranza disarmata e che non delude. La citazione degli insegnamenti di due Pontefici aiuta e stimola a cercare la strada della speranza quando questa viene a mancare davanti alla realtà di una vita particolare e complessa.

La storia negli ultimi decenni, soprattutto in Medio Oriente, non ci mostra purtroppo un'evoluzione positiva della fine dei conflitti, anzi le prospettive non aprono il cuore alla speranza alle nuove generazioni.

 Come sacerdote, come parroco, come educatore, come amico sono stato vicino a tante persone di questa Terra in situazioni dolorose della loro vita.  Ho condiviso momenti tragici e sconvolgenti che sono anche diventati parte della mia vita e del mio personale percorso spirituale e umano.

Non è possibile abituarsi al dolore per la morte di un bambino o di un ragazzo, non è possibile trovare consolazione se le morti di persone così giovani potevano essere evitate. Non riesco a cancellare dagli occhi, dal cuore e dalla mente bambini uccisi "per caso" da proiettili vaganti, ricordo i bambini salvati per essere stati curati in tempo e tanti altri che sono morti perché, insieme al tempo, sono mancate le possibilità economiche per curarli.  Dolori che non possono essere dimenticati perché innaturali nello scorrere della vita e che si aggiungono ad altre sofferenze comuni a chi vive in Terra Santa.

"Oggi è peggiore di ieri e domani non sarà migliore di oggi" è un'affermazione che, sempre più spesso, sento ripetere da adulti sfiduciati che da troppo tempo devono affrontare sofferenze e difficoltà. Comprendo e condivido queste percezioni, non possiamo lasciarci confondere dalla tentazione della sfiducia e della disperazione ma è un'affermazione giustificabile nel contesto che le fa nascere, è incomprensibile solo se non si conosce profondamente quel contesto e non si condivide la sofferenza di un'umanità ferita e disperata. Colpisce particolarmente se questa affermazione viene da bambini e da ragazzi perché i giovani sono proiettati naturalmente verso il futuro, verso la possibilità di vedere una prospettiva diversa da quella che oscura quotidianamente la loro vita. 

Ai ragazzi e ai bambini di questa Terra si chiudono porte che vorrebbero e dovrebbero aprire per crescere, per scegliere come spendere i propri talenti, per giocare insieme per strada, liberi e in ambienti sicuri.  La speranza rafforza la necessità di vivere serenamente ed è una speranza che non delude se si conta su un mondo di adulti responsabili che non fanno mancare la loro presenza, il loro esempio, la loro disponibilità. Questa responsabilità non viene registrata nei libri della storia del recente passato perché chi ha governato ieri e chi governa il presente non ha guardato e non guarda alla pace stabile e duratura ma mira a interessi prossimi e futuri, personali ed economici. Non si cerca l'unità fra i popoli ma il potere che disunisce con le armi della violenza e dell'odio.

Stringiamo in un abbraccio chi soffre, raccogliamo le comuni forze per continuare, senza fermarci, a chiedere la verità della pace, per non adeguarci alle ingiustizie e per non arrenderci alla disperazione.

Domani deve essere migliore di oggi perché la storia non può cancellare il futuro.

* Responsabile delle scuole della Custodia di Terra Santa

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29 gennaio 2026, 11:00