I vescovi del Centrafrica: la pace non è un lusso, costruire il futuro sul dialogo
Cecilia Seppia – Città del Vaticano
Un forte appello alla pace fondata sulla giustizia, alla responsabilità politica e al rifiuto di ogni forma di violenza, arriva dai vescovi cattolici della Repubblica Centrafricana dopo la tornata elettorale del 28 dicembre che ha portato al potere per il terzo mandato consecutivo, il presidente Faustin-Archange Touadéra. La riconferma di Touadéra è avvenuta a seguito di una modifica costituzionale, approvata tramite un controverso referendum nel 2023, che ha eliminato il limite di due mandati consecutivi e ne ha esteso la durata da cinque a sette anni, rafforzando il carattere presidenziale del sistema politico-istituzionale. Ma per la prima volta dopo tanto c’è stato l’accorpamento del voto presidenziale a quello per le amministrative. Uno sviluppo storico, considerando che da quasi 40 anni non si eleggevano autorità locali.
La pace non è assenza di guerra
Le opposizioni hanno denunciato brogli e repressione del dissenso e il governo sta negoziando con alcuni gruppi armati per il loro disarmo, con l'obiettivo di pacificare il Paese, ma i progressi sono lenti, anche a causa della mancanza di risorse economiche per incentivare i miliziani ad abbandonare le attività illegali. Numerosi gruppi armati continuano infatti a combattere contro le Forze armate nazionali (FACA), assistite dalla missione delle Nazioni Unite (MINUSCA). In questo contesto fragile e instabile, aggravato da una persistente crisi umanitaria e centinaia di migliaia di sfollati interni e esterni, i vescovi del Paese in un messaggio diffuso ieri, al termine dell’Assemblea plenaria ordinaria, si sono rivolti alla “Chiesa-famiglia di Dio” e a tutti gli uomini e donne di buona volontà, ribadendo che “la gloria di Dio è la pace” e che questa non può essere ridotta a semplice assenza di guerra e conflitti. I presuli riconoscono “la maturità del popolo centrafricano”, che ha partecipato pacificamente al voto e vigilato sul processo elettorale, facendo emergere anche irregolarità in alcuni seggi.
Corruzione, abuso di potere e impunità, nemici della pace
Un segno, sottolineano, di un crescente senso civico, da custodire e rafforzare e trasmettere alle future generazioni. Allo stesso tempo, ricordano che la pace resta una “profonda aspirazione” di un Paese segnato da anni di violenze, sfollamenti, povertà e divisioni identitarie. “La pace non è un lusso - scrivono - ma un diritto inalienabile di ogni cittadino e un dovere per chi governa”, affermano i vescovi, che denunciano con chiarezza abuso di potere, corruzione, nepotismo e impunità come “nemici della pace”. Senza istituzioni solide, credibili e trasparenti, avvertono ancora, “non si può realizzare alcun vero progresso”. Nel delicato tempo post-elettorale, la Conferenza episcopale del Centrafrica invita tutti al rispetto delle scelte politiche altrui: “L’avversario politico non è un nemico”. Il futuro della Repubblica Centrafricana, concludono, non può essere costruito su odio e violenza, ma su dialogo, fraternità e bene comune. Chiedono infine anche alle confessioni religiose di intensificare la preghiera e il dialogo ecumenico e interreligioso come autentiche vie di riconciliazione e pace.
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