In un libro le storie dei Magi con il loro viaggio in forma romanzata
Giulia Alberico
In pochi versetti del Vangelo di Matteo si parla dei Magi che dal lontano Oriente, guidati dalla luce di una stella, giungono in Palestina per rendere omaggio a un bimbo appena nato, un Dio di Luce, venuto al mondo per dare inizio, secondo molte profezie, ad una nuova era di bontà per tutti gli uomini. Partendo da Matteo e sapendo che quella stella luminosa altro non era che un fenomeno astronomico eccezionale, l’allineamento dei pianeti Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, realmente avvenuta e generatrice di una forte luminosità, Emmanuel Exitu, autore di La profezia della luce (Milano, Bompiani, 2025, pagine 304, euro 17) ricostruisce in forma romanzata il viaggio dei Magi che non sono re e non sono anime candide.
L'inizio del viaggio
Il primo è Balthasar, che si autoproclama re dei cinque deserti, un crudele predone che nella terra tra i due fiumi saccheggia viaggiatori e villaggi, uccidendo e terrorizzando. Dei suoi tre figli, la femmina è la più violenta e distruttiva ma anche quella che verrà colta dal ripensamento. Il secondo è Melkior, un sacerdote cieco che crede fermamente nell’avvento del Regno di Luce che salverà il mondo. Il terzo è Gasphar, desideroso solo di vendicare la morte del padre a opera di Balthasar. Inizia un lungo viaggio verso Occidente, ai confini dell’impero romano, verso la Giudea dove governa per Roma Erode. Ai tre si aggiunge fin dall’inizio un bambino, Nabu, scampato alla crudeltà di Balthasar ma che ha visto morire la madre sotto i suoi occhi e ha fede in Melkior che parla di rinascita dopo la morte, crede fermamente nei segni che annunciano la nascita di un re della Luce, buono e potente. Al viaggio si unisce, rinsavita, Yumah, la figlia di Balthasar.
Lo sguardo del bimbo neonato
Sarà una odissea di scontri, avventure, attraversamenti della grande terra dei Parti, unico regno non conquistato da Roma, l’incontro con le città di Babilonia, Palmira, Damasco antiche e in decadenza, il grande fiume Eufrate, fino a giungere a Betlemme. Qui vedranno in una grotta Giuseppe falegname, Myriam la sua sposa e il bimbo appena nato. Il suo nome è Gesù. Melkior è stato sorretto sempre dalla fede, "la fede non è un riparo. È un fuoco che brucia anche chi lo porta. Ma illumina il buio", gli increduli si avvicinano al Mistero, il più crudele Balthasar verrà piegato dallo sguardo del bimbo neonato. Una potente e imprevista fine di quel che lui è stato, ha compiuto, una trasformazione completa che comunicherà poi al suo esercito di predoni stupefatti. E sarà il primo a donare oro, poi Gasphar la mirra e Melkior l’incenso. Nabu vuole anch’egli donare qualcosa e dona la sua fionda.
La strage dei bambini
Nelle ultime pagine il racconto straziante della strage dei bambini ordinata da Erode e la fuga di Giuseppe e Myriam con Gesù verso l’Egitto, aiutati dai Magi, Yumah e Nabu. Sono tutti stupiti della conversione dei loro cuori, anche Gasphar che non vuole più vendicare la morte del padre uccidendo Balthasar, eppure "è solo un bambino, uno qualunque. Con una madre qualunque, un padre qualunque". Si chiedono chi sia quel bambino e Myriam racconta la sua chiamata ad essere vergine e madre. Ma se il bambino è un Dio perché ha permesso le atrocità di Erode? Non c’è risposta, il Male è nei cuori degli uomini e quel sacrificio ha però risparmiato Gesù. Tutto questo ha un senso? Se lo chiedono i nostri personaggi ma la risposta è un Mistero troppo alto cui però si inchinano
il Mistero della fede
Nel post scriptum del romanzo è Myriam che sposa bambina, poi donna, poi vecchia continua a porsi domande su quel qualcosa di grande che l’ha coinvolta e non trova spiegazione. Sa solo che Gesù spande luce e pace, da grande inizia a predicare per poi finire in croce. Lei, la madre, non odia nessuno, sente la spada che le era stata profetizzata e le trafigge il cuore sotto la croce sul Calvario. Il romanzo di Exitu è ricco di tensione dall’inizio alla fine, pieno di rimandi al Mazdeismo, alle sue varie diramazioni in Oriente, è un testo che stimola alla ricerca di conoscenze filosofiche e religiose sul variegato mondo d’Oriente. Ma che soprattutto, lungi dall’essere un’affascinante fiction, ci interroga sul Mistero della fede, sulla forza necessaria per guardare in alto, per sentire nel profondo più abissale del cuore la nascita del bambino Gesù come l’inizio di un’era di Luce e di Pace. E se spesso così il mondo non è non dobbiamo chiedere a quel bambino la ragione del Male ma agli uomini incapaci di vedere la Luce e il Bene. La scrittura è vibrante, non risparmia aspetti ferini della crudeltà di Balthasar ma anche dei governanti romani, come Erode. Un romanzo come una lunga cavalcata in cui si scontrano la forza della fede di Melkior con lo scetticismo, persino la derisione di chi non sa cogliere il Mistero perché adora i segni che possono solo alludere al Mistero e non guardano oltre.
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