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FILE PHOTO: Four African states running out of special food for starving children, aid group says Dizionario di Dottrina Sociale

Accogliere i profughi nella giustizia: l’esperienza dell’Uganda

Nel Dizionario della Dottrina sociale della Chiesa, Roberto Moro Visconti e Jacinta Laker si soffermano su quanto sta accadendo nel Paese africano, esempio di integrazione e promozione per chi vi arriva

Roberto Moro Visconti* e Jacinta Laker**

Nel continente africano attraversato da guerre, insicurezza climatica e povertà cronica, l’Uganda ha scelto una via di accoglienza che unisce realismo istituzionale e visione etica. Pur con risorse limitate, il Paese garantisce libertà di movimento e di lavoro, accesso a scuola e sanità, e in molte aree assegna piccoli lotti di terra per favorire l’autosostentamento. Non è un sistema privo di limiti, ma è una politica pubblica coerente, pensata per l’inclusione e non solo per l’emergenza.

Questa opzione dialoga profondamente con il Magistero recente della Chiesa Cattolica. Fratelli tutti richiama una fraternità sociale che si traduce in istituzioni capaci di proteggere i più vulnerabili; Papa Francesco sintetizza la prassi in quattro verbi — accogliere, proteggere, promuovere, integrare — che in Uganda trovano declinazioni concrete: scuole condivise, orientamento al lavoro, mediazione comunitaria. Laudato si’ e Laudate Deum insistono su un’“ecologia integrale”: l’impatto climatico spinge persone e comunità alla fuga, e la risposta non può essere solo assistenziale ma trasformativa. Anche il solco tracciato da Benedetto XVI in Caritas in veritate (sviluppo umano integrale) illumina programmi che coniugano dignità, solidarietà e responsabilità economica.

La Chiesa locale — diocesi, parrocchie, Caritas, congregazioni — opera come ponte di fiducia: istruzione, sanità di prossimità, cura dei traumi, tutela dei minori, sostegno a microimprese e cooperative, soprattutto femminili. È la sussidiarietà che diventa metodo: istituzioni pubbliche, società civile e comunità di fede cooperano per generare beni comuni. In molte zone di confine, dove la scarsità d’acqua o di combustibile alimenta tensioni, la mediazione ecclesiale previene conflitti e costruisce legami tra residenti e rifugiati.

Rimangono sfide severe, imposte da tagli ai finanziamenti internazionali, insicurezza alimentare, infrastrutture fragili. Per questo serve l’interazione di: responsabilità condivisa tra Stati e donatori, investimenti pazienti in energia pulita, acqua, scuole e lavoro utili a tutti, governance partecipata che includa le comunità ospitanti e le persone accolte. L’esperienza ugandese ricorda che la politica può trasformarsi in condivisione e che la fede può orientare queste scelte. Si tratta di mettere la persona al centro di un progetto umano, per costruire, con perseveranza, una casa comune.

*Docente di Finanza aziendale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore

**Dottoranda in Management e Innovazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore

Ascolta il Dizionario della Dottrina sociale della Chiesa

Il podcast è di Roberto Moro Visconti e di Jacinta Laker curatori della voce “Accogliere i profughi nella giustizia: l’esperienza dell’Uganda alla luce del Magistero” del Dizionario di Dottrina sociale.

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26 gennaio 2026, 15:00