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Fedeli pakistani a una cerimonia natalizia a Lahore Fedeli pakistani a una cerimonia natalizia a Lahore

Pakistan, aumentate le aggressioni contro i cristiani nel periodo natalizio

Dopo una serie di brutali aggressioni a giovani donne cristiane un appello urgente alle autorità del Paese per avviare un’azione di tutela dei diritti delle minoranze. Padre Lazar Aslam, frate cappuccino e direttore della Commissione Giustizia, pace e diritti umani a Lahore denuncia: "Molti casi non vengono neppure denunciati"

Paolo Affatato - Città del Vaticano

La fede dei cristiani in Pakistan resta salda mentre le comunità si trovano a lottare sotto il peso della paura e dell’ingiustizia. I fedeli hanno celebrato la nascita del Salvatore, momento che ha riempito le chiese e le case di gioia, speranza e promessa di pace per il nuovo anno. Tuttavia, nelle ultime settimane, la comunità cristiana in questo paese a larga maggioranza islamica ha subito una dolorosa ondata di violenze, mirate in particolare contro le donne e non solo.

Attacchi orribili contro minorenni

Indignazione e sgomento ha causato l’assassinio di un pastore protestante presbiteriano compiuto da un sicario il 5 dicembre, davanti alla figlia, per fermare la sua attività di predicazione del Vangelo. Nei giorni successivi l’elenco dei casi di violenza ha riguardato Saira, una ragazza cristiana di 14 anni, rapita e stuprata da un gruppo di uomini, e la piccola Shumaila Masih, di 6, aggredita in una scuola. Un grido straziante si è alzato poi dalla comunità di Sheikhupura, città della provincia del Punjab, dove Najma, bambina cristiana di 12 anni, è stata rapita, convertita con forza all’islam, brutalmente abusata e poi abbandonata per strada. "Abbiamo constatato una serie di orribili attacchi contro minorenni cristiane", spiega a L’Osservatore Romano padre Lazar Aslam, frate cappuccino e direttore della Commissione Giustizia, pace e diritti umani a Lahore: "Alcuni episodi sono denunciati e vengono alla luce ma molti altri rimangono nascosti perché le famiglie vivono sotto minaccia di morte e una schiacciante vergogna sociale".

Un Natale nella paura

In Belucistan, Laiba Patras, collaboratrice domestica cristiana di 20 anni, ha resistito a un tentativo di violenza sessuale da parte del suo datore di lavoro ma invece di ricevere giustizia, si trova ad affrontare un’accusa di furto inventata. E un’altra donna cristiana, Aqsa, è stata incriminata dopo aver opposto resistenza a un uomo che voleva sposarla. "Tali casi, molto diffusi, mostrano la vulnerabilità delle minoranze e il fallimento del sistema che dovrebbe proteggerle. Come hanno potuto i fedeli cristiani in Pakistan vivere con pienezza e gioia lo spirito del Natale se le loro figlie erano in pericolo, i loro pastori venivano assassinati e la loro dignità calpestata?", si chiede padre Lazar. Eppure, rileva, "anche in questo clima di paura la comunità dei credenti non si chiude nel silenzio o nella disperazione. Coltiviamo, invece, un impegno più profondo a costruire la pace, un’unità più forte e una missione rinnovata". La speranza non si spegne: "Le stesse ferite che gridano giustizia — dice Aslam — rinsaldano la nostra fede, ci chiamano a rafforzare la vita spirituale, la fraternità e la missione di pace nella nazione. Ecco perché incontri, iniziative, celebrazioni per il Natale e per la chiusura dell’Anno giubilare hanno avuto per noi un significato profondo di fede e speranza".

Un appello a fermare le violenze

Da frate francescano, Lazar Aslam racconta l’assemblea generale della Custodia  “Mariam Siddeeqa” dei cappuccini in Pakistan, incentrata sul tema Vivere il nostro carisma, in cui "abbiamo ricordato che il messaggio di Francesco di Assisi va vissuto qui nelle strade, accanto ai poveri e nel coraggio di dire la verità al potere. Invitiamo il governo pakistano a proteggere le minoranze religiose e a far rispettare la giustizia senza pregiudizi". Con questo obiettivo lavorerà la  Commissione nazionale per i diritti delle minoranze, approvata dal Parlamento di Islamabad lo scorso dicembre, che sarà concretamente istituita in tempi brevi. Questo organismo potrà garantire maggiore tutela dei diritti fondamentali. L’approvazione arriva dopo la storica sentenza della Corte suprema del 2014 che ha ordinato alla politica di istituire un’apposita commissione per i diritti delle minoranze, dopo gli attacchi contro le chiese. I cristiani in Pakistan "ringraziano le organizzazioni della società civile che, in tutti questi anni, hanno continuato a chiederne l’attuazione", osserva fra Aslam. "Siamo convinti che il suo operato potrà contribuire a fermare le violenze e aprire una stagione di luce per il Pakistan", conclude.

 

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08 gennaio 2026, 11:43