Abitanti al lavoro dopo il passaggio di un ciclone tropicale in Madagascar Abitanti al lavoro dopo il passaggio di un ciclone tropicale in Madagascar  (AFP or licensors)

Madagascar, Caritas Italiana vicina alla popolazione vittima del clima

Una sequela di eventi atmosferici estremi ha colpito il Paese africano negli ultimi anni. Di fronte a tale emergenza la Chiesa cattolica si è attivata attraverso Caritas Madagascar, con programmi umanitari ad hoc. Dall'Italia sussidi in denaro alla popolazione per permettere alle famiglie di far fronte ai bisogni e sostenere l’economia locale

Enrico Casale - Città del Vaticano

La pioggia, poi le raffiche di vento fortissime, i fiumi che si ingrossano a dismisura, i tetti che volano: in Madagascar i cicloni non sono più un evento episodico ma stanno diventando una consuetudine che si ripete con tragica periodicità. Una costante che, negli ultimi anni, ha colpito duramente l’“Isola Rossa” uccidendo e ferendo persone, distruggendo case e infrastrutture, devastando campi coltivati, allevamenti, foreste e biodiversità. L’ultimo ad aver toccato l’isola è stato il ciclone “Grant” formatosi a ovest dell’Australia che l’ha investita il 23 dicembre. Il ciclone più violento degli ultimi dodici mesi è stato invece “Dikeledi” che ha raggiunto una velocità di 147 chilometri orari il 15 gennaio 2025. Ma sono solo gli ultimi due di una sequela di eventi atmosferici estremi che hanno colpito il Madagascar negli ultimi anni.

La crisi climatica

Il riscaldamento globale sta influenzando in modo significativo la formazione e l’intensità dei cicloni tropicali. Secondo il rapporto dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), si prevede un aumento dei tassi di precipitazione e venti di punta più intensi. Di conseguenza, una percentuale maggiore di tempeste potrebbe raggiungere le categorie più elevate, come la 4 e la 5, rispetto a quanto osservato in passato.

La rete Caritas

Di fronte a questi eventi la Chiesa cattolica si è attivata attraverso Caritas Madagascar che ha lanciato programmi umanitari quasi senza sosta per rispondere alle emergenze. Al loro fianco diverse Caritas europee, tra le quali quella italiana. «L’impegno di Caritas Italiana — spiega Fabrizio Cavalletti, coordinatore dei programmi in Africa — si concentra sul supporto alla rete locale, attivando interventi che si focalizzano sui territori investiti dalle traiettorie distruttive dei venti. Nel 2025 gli interventi più significativi hanno riguardato la regione di Analamanga, nel centro dell’isola, e quella di Atsimo Andrefana, nella punta sud-occidentale. I cicloni seguono spesso una rotta diagonale: entrano dalle coste orientali, attraversano il cuore del paese e scaricano la loro furia verso le zone meridionali, lasciandosi alle spalle una scia di devastazione che non risparmia abitazioni né infrastrutture».

I progetti sul campo

Gli effetti di questi eventi sono catastrofici per le popolazioni composte principalmente da piccoli agricoltori e allevatori. Il passaggio di un ciclone non significa solo lo sfollamento di migliaia di persone ma l’annientamento totale dei mezzi di sussistenza attraverso la perdita dei raccolti e degli animali. A ciò si aggiunge l'allerta sanitaria: le piogge torrenziali rendono le condizioni igieniche precarie, elevando esponenzialmente il rischio di epidemie di colera e di altre patologie. Per rispondere alla crisi, la strategia di aiuto si è evoluta verso un modello che punta al coinvolgimento della popolazione e alla ripresa dei mercati. Negli ultimi anni, spiega Cavalletti, «abbiamo adottato una strategia che privilegia i sussidi in denaro alla popolazione, preferendoli alla fornitura diretta di beni. Questa scelta permette alle famiglie di acquistare ciò di cui hanno effettivamente bisogno e, allo stesso tempo, inietta liquidità nell’economia locale, aiutando i piccoli commercianti e imprenditori a sopravvivere al disastro. Tuttavia tale approccio resta possibile solo finché i mercati sono accessibili. In caso contrario la Caritas deve farsi carico di complessi e costosi sforzi logistici per trasportare beni di prima necessità in zone isolate dalle alluvioni».

Il successo degli interventi risiede nella capillarità della Chiesa cattolica locale. Caritas Madagascar opera infatti attraverso una rete che coordina le realtà diocesane presenti sul territorio, garantendo che gli aiuti siano calibrati sui reali bisogni delle singole comunità. Esiste inoltre una profonda collaborazione con le realtà missionarie e un riconoscimento costante da parte delle autorità locali che permette alla Chiesa di muoversi con equilibrio anche in contesti politici complessi.

Rompere il silenzio mediatico

Ma il vero nemico degli interventi in Madagascar è oggi il silenzio mediatico. «Nelle nostre comunità si conosce poco delle dinamiche africane perché i nostri media ne parlano raramente», osserva Cavalletti: «La conseguenza diretta di questo silenzio è la carenza di fondi per i programmi umanitari. La gente non è informata e difficilmente dona. Gran parte del lavoro svolto nel 2025 è stato possibile solo grazie ai fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica stanziati dalla Conferenza episcopale italiana. Senza un’informazione costante è difficile sensibilizzare le comunità e raccogliere le risorse necessarie per chi ha perso tutto».

La sfida per il futuro resta quella dell’adattamento. Laddove le risorse lo permettono la Caritas accompagna gli aiuti d’urgenza con azioni formative per insegnare tecniche agricole e di allevamento più resistenti agli shock climatici. L’obiettivo, conclude il coordinatore dei programmi in Africa, «è fare in modo che l’emergenza diventi un’occasione per migliorare la situazione di partenza, preparando la popolazione a un futuro in cui il clima potrebbe essere sempre più ostile. Il Madagascar resta così un monito per il mondo intero: la dignità di un popolo che ogni anno si rialza dalle macerie merita una solidarietà che non si spenga al termine di un telegiornale».

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13 gennaio 2026, 12:48