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Bangalore, manifestazione di cristiani a sostegno di due religiose arrestate Bangalore, manifestazione di cristiani a sostegno di due religiose arrestate

India, i cristiani chiedono fraternità e pace

In vista delle elezioni che nel 2026 si terranno nei diversi Stati o città, è necessario introdurre misure che possano prevenire la manipolazione delle liste elettorali a danno delle minoranze religiose. Per questo, di fronte alle violenze e alle discriminazioni che i cristiani si ritrovano a subire, c’è bisogno di una nuova Magna Charta dei diritti delle comunità cristiane

Paolo Affatato - Città del Vaticano

Un futuro roseo, fatto di rispetto  dei diritti, uguaglianza pari opportunità. Un futuro in cui poter contribuire allo sviluppo armonico del Paese, alla fraternità e alla pace. È quanto chiedono i cristiani in India, in quella che si definisce orgogliosamente «la più grande democrazia del mondo». A parlare di questo desiderio e dell’impegno per realizzarlo è John Dayal, giornalista e scrittore, portavoce della più antica e prestigiosa organizzazione dei laici cattolici, la “All India Catholic Union” (Aicu), che da 106 anni è voce dei cittadini cristiani del Paese, con delegati e gruppi operante in 120 diocesi.  

Una nuova Magna Charta

Di fronte alle violenze e alle discriminazioni che i cristiani si ritrovano a subire, «c’è bisogno di una nuova Magna Charta dei  diritti delle comunità cristiane. È una proposta che in passato è emersa e si è discussa tra le Chiese cristiane delle diverse confessioni», rammenta in un colloquio con «L’Osservatore Romano». «Ora è tempo di realizzarla, di essere uniti e impegnarci a creare un’India in cui la diversità sia rispettata, siano protetti i diritti di ogni cittadino, si curino malattie come l’odio e la discriminazione», afferma. 

Un lungo elenco di violenze

Il laicato cattolico indiano prende atto del fatto che il 2025 è stato un anno caratterizzato da «un alto livello di violenza e intimidazione». I credenti , in particolare in stati come Uttar Pradesh, Chhattisgarh, Madhya Pradesh e Orissa, hanno subito attacchi e che si sono intensificati nel  periodo natalizio, riportati con un preoccupazione anche nei circuiti e sui mass media non cristiani. Lo United Christian Forum, riferisce Dayal, ha documentato 706 incidenti da gennaio a novembre 2025. «Altre fonti, come l’Evangelical Fellowship of India, hanno riportato, nel corso del 2025, 183 episodi di violenza in  Uttar Pradesh e 156 in Chhattisgarh: aggressioni, interruzioni del culto, vandalismo, false accuse di conversioni. Abbiamo visto manifesti che invitavano al boicottaggio del Natale. Abbiamo registrato interruzioni in almeno 60 eventi in tutto il Paese, percosse ai cantori di canti natalizi in Kerala e molestie ai fedeli in preghiera». Vi è una radice della violenza, spiega il portavoce: «L’incitamento all’odio da parte di diversi leader del governo e dei gruppi  estremisti indù come Sangh Parivar hanno contribuito a creare questo clima. La propaganda che etichetta i cristiani come “estranei all'India” ha incoraggiato azioni di tal genere». Inoltre, rimarca Dayal, «leggi che rendono difficoltosa la conversione religiosa, in vigore in 12 Stati  sono utilizzate impropriamente per giustificare le violenza, nonostante le scarse prove di conversioni forzate».

Pari diritti e dignità per le minoranze religiose

I “discorsi di odio”, negli interventi pubblici e sui social media, «hanno preso di mira i musulmani, in 1.156 casi insieme ai cristiani, segnando un aumento del 41 per cento rispetto agli episodi di incitamento all’odio anticristiano documentati nel 2024», ha riportato il Center for the Study of Organized Hate. «La maggior parte di tali discorsi d’odio si è verificata negliSstati governati dal Bharatiya Janata Party, il partito del primo ministro in carica, Narendra Modi», segnala Dayal, rilevando una dato che risulta per i cristiani fortemente indicativo. In un quadro di tal genere, osserva «è fondamentale riconoscere la gravità dei fatti, senza arrendersi alla disperazione. Le nostre comunità devono proseguire nell’impegno democratico, traendo forza dalla Costituzione, dalla guida morale delle istituzioni, dai vescovi, dal coraggio silenzioso dei cittadini comuni», auspica. La richiesta della comunità cristiana in India, che rappresenta il 2,3 per cento della popolazione di oltre un miliardo di abitanti, è semplice: «Pari diritti e pari dignità di fronte alla legge. Sostenere questi principi non è una concessione alle minoranze, ma una prova per la stessa repubblica». Dayal segnala un problema strutturale: «Le minoranze religiose, in particolare musulmani e cristiani, sono rappresentate in modo sproporzionato tra i poveri delle aree urbane, i lavoratori informali e i migranti interni. I dalit (i fuori casta) e gli adivasi (gli indigeni) affrontano forme di esclusione molto antiche. E le donne si trovano ad affrontare ostacoli più complessi».

Interventi in vista delle prossime elezioni

Per questo, come ha riferito l’agenzia Fides, l’Aicu propone di elaborare e di presentare al governo indiano una convenzione valida per tutte le realtà cristiane, che includa «programmi per educare i cittadini sui diritti previsti dagli articoli 25-28 della Costituzione», quelli che regolano la vita e le libertà fondamentali delle comunità religiose nel Paese. Infine, in vista delle elezioni che nel 2026 si terranno nei diversi Stati o città,  «è necessario introdurre misure che possano prevenire la manipolazione delle liste elettorali a danno delle minoranze religiosi», nota. Altrettanto importante, conclude, sarà garantire che il censimento della popolazione, previsto dal governo tra il 2026 e il 2027, «non acuisca  le divisioni su base castale, etnica, religiosa o culturale».

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15 gennaio 2026, 09:34