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Guatemala, la Chiesa preoccupata per le sommosse nelle carceri e gli agenti uccisi

Dopo le rivolte in tre penitenziari, nel Paese centroamericano aumenta il bilancio dei poliziotti morti in diversi attentati criminali: almeno 10 secondo i report delle autorità. Monsignor Gonzalo de Villa y Vásquez, arcivescovo di Santiago de Guatemala, una delle zone più colpite, per precauzione nei confronti della popolazione ha sospeso la celebrazione delle messe domenicali. Espressa la vicinanza della Chiesa alle vittime e ribadito l'impegno alla promozione della pace.

Federico Piana - Città del Vaticano

Preoccupazione e paura. Sono i sentimenti espressi dalla Chiesa del Guatemala all’indomani delle violenze scoppiate nello scorso fine settimana in tre diversi penitenziari del Paese centroamericano: i detenuti, in tre rivolte coordinate, avevano sequestrato decine di agenti e dato alle fiamme diverse celle e uffici amministrativi. Le rivolte sarebbero state orchestrate da storici detenuti affiliati alla banda criminale centroamericana Barrio 18 con l’intento di ottenere sconti di pena e privilegi detentivi per tutti i leader criminali, in particolare per il capo Aldo Duppie Ochoa Mejía, soprannominato El Lobo, e condannato a 1.680 anni di carcere per 139 omicidi.

Violenza per le strade

Nel momento in cui le forze dell’ordine erano riuscite a sedare la rivolta in uno dei penitenziari, la razione della banda criminale è stata dura: in alcune zone della nazione si sono registrati attacchi contro pattuglie della polizia che, finora, hanno fatto registrare la morte di dieci agenti e numerosi feriti. Monsignor Gonzalo de Villa y Vásquez, arcivescovo di Santiago de Guatemala, una delle zone più colpite, ha espresso la vicinanza della Chiesa alle vittime, ha riaffermato l’impegno per promuovere la pace e ha auspicato che, nella capitale e nei comuni limitrofi, possano tornare la calma e la tranquillità. Per motivi di sicurezza, il presule ha sospeso le celebrazioni delle messe domenicali serali in tutta la sua arcidiocesiper evitare di esporre la popolazione a rischi maggiori”.

Emergenza nazionale

Ieri, intanto, il Parlamento ha ratificato lo stato di emergenza di 30 giorni approvato in precedenza con un decreto dal presidente, Bernardo Arevalo. Il provvedimento concede alle forze dell’ordine poteri speciali per combattere non solo Barrio 18 ma anche l’altra potente banda criminale conosciuta con il nome di Mara salvatrucha, entrambe classificate dal governo guatemalteco e da quello statunitense come organizzazioni terroristiche internazionali. Con lo stato di emergenza si sospendono anche alcune garanzie costituzionali come il diritto di riunione e di manifestazione e vengono autorizzati arresti e interrogatori senza mandato del giudice.

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21 gennaio 2026, 12:08