Ucsi, Varagona: "Necessaria una rivoluzione professionale con al centro la persona"
Marina Tomarro - Città del Vaticano
"Stiamo partendo con una nuova fase per l'Ucsi, abbiamo forze giovani che hanno iniziato a collaborare con noi, e un nuovo logo, che vuole spiegare come la nostra associazione non sia solo stampa cattolica, ma che tutti noi siamo giornalisti cattolici che lavorano in diversi media. Ci deve essere una nuova via di relazione tra i giornalisti e l'opinione pubblica, perché solo così si potrà superare questa crisi di fiducia e credibilità che si è creata in questi anni". Vincenzo Varagona commenta con queste parole, condivise con i media vaticani, la sua rielezione come presidente dell'UCSI (Unione cattolica stampa italiana), avvenuta nei giorni scorsi a Torino nell'ambito del XXI Congresso nazionale.
Una rivoluzione che parte dall'ascolto
Tante sono le sfide che si appresta ad affrontare l'Associazione fondata nel settembre del 1959 per opera di un gruppo di uomini di cultura, come Raimondo Manzini, il primo presidente nazionale, Giuseppe Dalla Torre, Guido Gonella, Pietro Pavan e Andrea Spada. "Nei miei incontri con i vari vescovi italiani - spiega Varagona - cerco sempre di capire quale potrebbe essere il modo migliore per essere presenti nella vita dei fedeli. E allora diventano importanti i contatti con gli uffici di Comunicazioni Sociali, con i media diocesani, che non sono solo i periodici, ma anche web tv, podcast, e altro ancora. Nei miei quattro anni precedenti di mandato ho cercato di rafforzare questa idea di una rivoluzione professionale, lavorando insieme agli Ordini dei giornalisti regionali e quello nazionale, ma anche con altre associazioni, in modo da costruire una nuova anima professionale”. E fondamentali sono anche le linee guida suggerite prima da Papa Francesco e adesso da Papa Leone XIV, di non perdere mai l'empatia e l'ascolto del cuore che permette di arrivare alle persone.
Una comunicazione che dia voce a tutti
"L'ascolto è una delle basi fondamentali per chi svolge il nostro lavoro – continua il presidente UCSI – noi abbiamo fatto anche dei corsi su questo, è un processo di consapevolezza. Alessandra Caporale, la presidente nazionale di AssoCounseling, in uno dei nostri incontri ha detto una frase particolarmente significativa: il buon giornalista è quello che ha cura della storia degli altri, non si mette in una relazione di potere, ma è a servizio della gente. E allora è questa la nostra missione: quella di ricreare un rapporto solido di fiducia, con la gente e le loro storie, ripartendo dalla cura, attraverso l'ascolto, l'empatia, e non esercitando un potere di fronte alla persona con cui siamo in contatto”. Solo così si costruisce una comunicazione rivolta a tutti e non elitaria “L’informazione – sottolinea Varagona – è sempre servizio pubblico e deve dare voce a chi non ha voce, quindi non deve riguardare pochi, ma trovare la sua ragione di essere nel dare voce a tutti, in particolare alle fragilità, alle minoranze, ea chi invoca la pace”
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