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Gaza, da Caritas italiana pieno sostegno a Caritas Gerusalemme

Israele ha confermato giovedì il divieto di operare nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania per 37 organizzazioni umanitarie se si rifiuteranno di ottemperare ai nuovi obblighi di registrazione imposti dal ministero per gli Affari della Diaspora e la lotta all'antisemitismo. Una misura criticata da gran parte della comunità internazionale e che ha suscitato la reazione anche del Patriarcato latino di Gerusalemme.

Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Secondo il Ministero israeliano per gli Affari della Diaspora, le Ong che non hanno soddisfatto i requisiti richiesti dalle autorità vedranno scadere i loro permessi e dovranno cessare le attività nella Striscia di Gaza entro il 1° marzo 2026. Una decisione rigettata da numerose organizzazioni internazionali che paventano un aggravamento della drammatica crisi umanitaria in atto nell’enclave palestinese, dove l’accesso a servizi essenziali come cure mediche, cibo e acqua è ancora insufficiente. Nella lista delle ong escluse da Israele figurano, tra le altre, Medici Senza Frontiere, Norwegian Refugee Council (Consiglio Norvegese per i Rifugiati), Care International, Oxfam, ActionAid e Caritas Jerusalem.

La risposta del Patriarcato latino

.Riguardo al mancato rinnovo del permesso a Caritas Jerusalem, il Patriarcato latino di Gerusalemme ha diffuso una nota nella quale si rimarca che “Caritas Jerusalem è un’organizzazione umanitaria e di sviluppo che opera sotto l’egida e la governance dell’Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa. In Israele – spiega la nota- Caritas Jerusalem è una ‘persona giuridica ecclesiastica’, il cui status e la cui missione sono stati riconosciuti dallo Stato di Israele attraverso l’Accordo Fondamentale del 1993 e il successivo Accordo di personalità giuridica del 1997, firmato tra la Santa Sede e lo Stato di Israele”. La nota chiarisce, inoltre, che “Caritas Jerusalem non ha avviato alcuna procedura di nuova registrazione presso le autorità israeliane e che continuerà le sue operazioni umanitarie e di sviluppo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, in conformità con il suo mandato”.

La solidarietà di Caritas italiana

Le norme emanate del governo israeliano hanno suscitato sorpresa tra i vertici Caritas italiana, che assicura che il proprio supporto a Caritas Gerusalemme non verrà a mancare. “Caritas Jerusalem”, sottolinea la vicedirettrice Silvia Sinibaldi, “è un'organizzazione umanitaria che opera sotto la governance dell'Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa e opera secondo uno status giuridico che è frutto degli accordi tra lo Stato di Israele e la Santa Sede, mentre Caritas Internationalis, che pure rientra nell'elenco delle autorità israeliane, non è un'organizzazione che realizza interventi diretti all'interno del Paese. Insomma, non c'era nessun processo di registrazione in corso, per cui questa decisione è assolutamente sorprendente e inaspettata”.

Ascolta l'intervista a Silvia Sinibaldi

Interventi irrinunciabili

Caritas Gerusalemme ha subito ribadito la sua determinazione a portare avanti comunque la propria missione sia a Gaza che in Cisgiordania. “Un chiarimento necessario che, tuttavia, non esclude le difficoltà concrete che caratterizzano il lavoro quotidiano sul campo, che è sempre molto incerto ed instabile.” - spiega Silvia Sinibaldi aggiungendo che – “come rete Caritas siamo al fianco di Caritas Gerusalemme sia con il sostegno e l'accompagnamento quotidiano nella preghiera, ma anche con il sostegno agli interventi sia nella Striscia di Gaza che in Cisgiordania.”. Interventi essenziali e irrinunciabili – spiega la vicedirettrice - che riguardano in particolare i tanti ambiti dalla sanità, al sostegno psico-sociale.

Un sostegno concreto

Tra le tante emergenze che vengono affrontate in questi difficili mesi invernali, anche grazie all’aiuto che arriva dalle donazioni alla rete Caritas, - spiega Silvia Sinibaldi – “c’è anche un progetto che abbiamo implementato in Cisgiordania facendo sì che le famiglie potessero vivere questo periodo natalizio con maggiore serenità. Si tratta di un progetto di sostegno sia economico, che comunitario e animativo a 250 famiglie di questi territori, mentre nella Striscia di Gaza sosteniamo progetti legati alla salute materna e pediatrica e alla salute mentale”. Qui, ad esempio, la vecchia papamobile che Papa Francesco aveva destinato a Caritas Gerusalemme è stata trasformata in una clinica mobile pediatrica. “Sostenere questa iniziativa in un luogo dove non esiste più nulla è come tenere accesa una fiaccola di speranza”.

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03 gennaio 2026, 10:58