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Parigi, l'incontro europeo dei giovani di Taizé Parigi, l'incontro europeo dei giovani di Taizé

Frère Matthew: Natale in Ucraina, dove la luce vincerà sulle tenebre

Il priore di Taizé racconta il suo viaggio prima delle celebrazioni natalizie e il successivo incontro a Parigi, dal 28 dicembre al primo gennaio, dei giovani della Comunità, tra loro molti ragazzi ucraini

Svitlana Dukhovych – Città del Vaticano

“Siete per noi un segno della speranza di pace che tutti portiamo nel cuore”. È così che Frère Matthew ha accolto i 15 mila giovani della Comunità di Taizé che, dal 28 dicembre al primo gennaio, si sono riuniti nella capitale francese per il tradizionale incontro europeo di fine anno. «Con la loro presenza – spiega il priore nell’intervista ai media vaticani  – i giovani ucraini dimostrano il desiderio di pace e di far parte della famiglia europea. Dimostrano il desiderio di interagire con altri giovani, cosa che forse al momento non è così facile fare nel loro Paese». Tra i ragazzi e le ragazze presenti, molti  erano i greco-cattolici, assieme a ortodossi e cattolici di rito latino. Tutti i giovani hanno portato la testimonianza di chi quotidianamente vive la dura realtà della guerra, di chi è fuggito dal conflitto, di chi vive in Europa come un migrante, lontano dal proprio Paese.

Prima di Natale, il priore della comunità di Taizé aveva compiuto a sua volta un viaggio in Ucraina visitando la parte occidentale del Paese e raggiugendo anche Zaporizhzhia nel sud-est, al confine con la linea del fronte. Le riflessioni nate durante questo viaggio sono entrate nelle meditazioni che il priore ha condiviso con i giovani europei durante i giorni del loro incontro a Parigi. «In Ucraina, a Leopoli, Ternopil e Zaporizhia, – ha detto nella sua predica di mercoledì 31 dicembre, – ho incontrato moltissime persone coraggiose che hanno pianto ma che, spesso grazie alla loro fede, si sono rialzate come Maria Maddalena per portare agli altri la buona novella che la vita è più forte della morte. Sono segni viventi che la luce che celebriamo in questi giorni di Natale risplende davvero nelle tenebre e che le tenebre non sono riuscite a spegnere».

Parigi, l'incontro dei giovani europei di Taizé
Parigi, l'incontro dei giovani europei di Taizé

Frère Matthew, perché ha deciso di visitare l'Ucraina nonostante il pericolo della guerra? In che modo questa decisione esprime la vocazione della Comunità di Taizé?

L'idea di andare è venuta in modo abbastanza spontaneo, teniamo presente che in questi mesi diversi fratelli hanno visitato l’Ucraina. Io ero qui a Parigi per l'ordinazione del vescovo Ihor Rantsya, che ora è vescovo dell'Eparchia greco-cattolica ucraina di San Volodymyr il Grande di Parigi. C'erano diversi vescovi, tra cui Maksym Ryabukha, esarca greco-cattolico di Donetsk, che ora vive a Zaporizhzhia. Improvvisamente ho pensato che, dato che ci sono così tanti giovani ucraini che vengono a Taizé, dovevamo dare un piccolo segno di solidarietà. Così, fatte le opportune verifiche, si è deciso di partire e il 21 dicembre sera ero sull'aereo per Cracovia. Il giorno seguente siamo andati a Ternopil e poi giù, a Zaporizhzhia. Non sono mai stato preoccupato, nonostante la pericolosità del momento. Anche perché bisogna essere pronti ad esprimere la solidarietà. Sapevo poi che i nostri amici non ci avrebbero mai messi in pericolo. La nostra comunità è stata fondata durante un conflitto da Frère Roger, che ha lasciato la Svizzera per andare in Francia all’inizio della Seconda guerra mondiale. È arrivato a Taizé, una zona dove c'era molta sofferenza, e tutto ciò ha fatto parte dell'esperienza fondante della nostra comunità. E per me questa è la grande domanda di oggi: siamo chiamati a essere presenti in queste situazioni di guerra, dove c'è una frattura nella famiglia umana?

Qual è il significato della presenza dei giovani ucraini all'incontro di Taizé a Parigi? Cosa possono condividere con gli altri giovani e cosa possono trarre da questa esperienza?

Con la loro presenza manifestano il desiderio di pace e di far parte della famiglia europea. Dimostrano il desiderio di interagire con altri giovani, cosa che forse non è così facile fare in Ucraina in questo momento. Io spero che ricevano nuova forza per continuare nella loro vita quotidiana, in queste situazioni così difficili. Vedo negli ucraini – e penso che noi si abbia qualcosa da imparare da loro – una sorta di tenacia attraverso la speranza, e questo dà loro la forza di resistere nella situazione attuale.

Lei ha visitato Zaporizhzhia, una delle città più pericolose, molto vicina alla linea del fronte. In che modo questa esperienza ha influenzato la sua spiritualità?

È stato molto importante essere lì in quei giorni. Improvvisamente ho capito cosa significa quando diciamo che con la nascita di Gesù la luce è venuta nel mondo, la luce che risplende nelle tenebre le quali non l'hanno vinta. Per me questo è stato molto importante, ed è testimoniato da ciò che i giovani, ma anche tra i cristiani adulti, e in generale in tutta la società, vivono lì: quella luce è presente e risplende nelle tenebre. La nostra fede ci dice che le tenebre non avranno l'ultima parola e che non vinceranno. Questa esperienza mi ha fatto comprendere che questa drammatica situazione in qualche modo plasma la nostra spiritualità e rinnova la nostra fede attraverso coloro che incontriamo.

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04 gennaio 2026, 09:00