In Francia la Colletta per le Chiese d’Africa
Giovanni Zavatta - Città del Vaticano
A Bangassou, in Repubblica Centrafricana, il futuro di trentacinque bambini ospitati nell’orfanotrofio «Mama Tongolo» diretto da suor Yolanda Yassingbou è garantito, così come quello di altri trecento piccoli senza genitori che hanno trovato amore in altrettante famiglie affidatarie. È solo uno dei numerosi progetti realizzati grazie ai fondi raccolti con la Colletta per le Chiese d’Africa organizzata in Francia la II domenica dopo Natale dall’associazione Aide aux Églises d’Afrique.
Incontro e dialogo
L’edizione del 4 gennaio ha come tema Promuovere l’incontro e il dialogo. Due parole, afferma la responsabile Annie Josse, «al centro dell’impegno di Aea e dei suoi membri. Un dialogo che diventa conversazione, uno scambio dove ognuno si lascia toccare e trasformare dall’altro, dove cresciamo insieme per una maggiore fecondità nella nostra missione». I progetti sostenuti da Aiuto alle Chiese d’Africa ne sono la testimonianza: non solo una donazione in denaro per attrezzature o formazione ma «un ponte tra le comunità cristiane, uno scambio interpersonale dove tutti danno e ricevono». La colletta si terrà domani in tutte le parrocchie francesi e servirà a sostenere le iniziative pastorali di 230 diocesi di ventotto nazioni africane e di servizi missionari in Francia, sotto la responsabilità del Dicastero per l’evangelizzazione della Santa Sede che ne ha affidato la cura a vescovi, economi diocesani, parrocchie, delegati per la missione universale e la pastorale dei migranti e comunità religiose.
La diversità è una ricchezza
L’obiettivo, si legge sul sito di Aide aux Églises d’Afrique, è mostrare solidarietà e pregare «per una Chiesa giovane e vivace che ha bisogno del nostro sostegno reale e concreto per continuare a crescere e progredire verso una maggiore autonomia per i suoi membri e agenti pastorali». Nei materiali preparati per la liturgia dell’Epifania del Signore, il padre bianco Denis Rabier, riferendosi al tema scelto quest’anno, sottolinea che l’incontro e il dialogo si imparano fin da piccoli: «Interagiamo con persone che non hanno il nostro stesso stile e tenore di vita, persone di un colore della pelle diverso, che non hanno la nostra istruzione e la stessa lingua. Quindi, fin dall’infanzia, va insegnato ai bambini a rispettare queste differenze e che la diversità non è un ostacolo ma una ricchezza».
Una storia consolidata
Fondata a Parigi nel 1888 con il nome di “Société anti-esclavagiste de France” dal cardinale Charles Lavigerie, l’organizzazione svolse un compito fondamentale per accelerare l’abolizione della tratta degli schiavi in Africa e interessarsi il più attivamente possibile alla sorte degli schiavi liberati. Dello stesso anno è l’enciclica In plurimis con cui, in dialogo con i vescovi brasiliani, Leone XIII condannò fermamente la schiavitù. Due anni dopo il Papa scrisse invece, rivolgendosi ai vescovi di tutto il mondo, l’enciclica Catholicae Ecclesiae con la quale li incoraggiò ogni anno, «nel giorno e dove si celebrano i misteri dell’Epifania», a raccogliere offerte di denaro da trasmettere a Roma alla Sacra Congregazione di Propaganda. «Sarà poi compito di essa — dichiarò Leone XIII — ripartire questo denaro tra le missioni che esistono o verranno istituite nelle regioni africane, soprattutto per estirpare la schiavitù». Nell’enciclica, fra l’altro, si ricordava come al cardinale Lavigerie fosse stato affidato il compito di «andare per le principali città dell’Europa a far conoscere l’ignominia di questo turpissimo mercato e a indurre i principi e i cittadini a portare soccorso a quelle infelicissime popolazioni». Dal 1992 l’associazione ha assunto il nome attuale sostenendo progetti su piccola scala presentati dalle comunità cristiane in Africa, dai corsi di catechismo alla formazione di assistenti pastorali parrocchiali, dall’aiuto a donne e bambini in difficoltà allo sviluppo delle tecniche agricole, con l’obiettivo di far progredire Chiese e popolazioni locali verso una sempre maggiore autosufficienza.
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