Famiglie Cattoliche europee: rischiamo di perdere la nostra rappresentanza nell'UE
Federico Piana- Città del Vaticano
«Quando alle istituzioni europee proponi la famiglia come soggetto insostituibile fanno di tutto per escluderti». Vincenzo Bassi è deluso. Profondamente scosso. Come presidente della Fafce, la Federazione delle associazioni familiari cattoliche in Europa che, tra Bruxelles e Strasburgo, rappresenta 32 organizzazioni di 22 nazioni, è spaventato dal fatto che la Commissione europea abbia detto no al finanziamento di sei progetti mirati, ad esempio, alla tutela dei minori nel mondo digitale, a combattere la solitudine dei bambini e a rafforzare le attività della stessa federazione.
Vere motivazioni
Cinque di questi progetti, svela Bassi ai media vaticani, «sono stati bocciati con delle valutazioni molto generiche grazie alla discrezionalità che la Commissione europea può esercitare». Ma sono le ragioni adottate per cassare il sesto progetto che svelano, secondo il presidente della Fafce, le vere motivazioni alla base del rifiuto di approvarli tutti: «Ci hanno fatto sapere che l’approccio della Fafce è contrario ai principi di uguaglianza dell’Unione europea. Ora, il nostro approccio non è altro che quello di indicare, alla società europea, la famiglia come esempio di soluzione non solo per i problemi di tipo sociale ma anche economico. Secondo loro, dunque, l’esperienza familiare è contraria ai principi di eguaglianza perché non rispetta la parità di genere».
Posizione discriminatoria
Una posizione che Bassi definisce, senza troppi giri di parole, come discriminatoria e che penalizza l’unica associazione familiare cattolica che opera a livello europeo. «È come se la nostra esperienza non avesse alcuna dignità, come se non fosse coerente con i principi dell’Unione europea. Questo non possiamo assolutamente accettarlo». Ma c’è di più. Quello che l’Ue non sopporta, denuncia il presidente della Fafce, è che «noi non rinunciamo alla complementarietà tra uomo e donna, alla funzione materna e paterna e consideriamo la famiglia come un’unità economico-sociale nella quale conta la necessaria collaborazione tra uomo e donna. La diversa funzione del padre e della madre non è contro la parità di genere. Le differenze che per noi sono una ricchezza per l’Ue sono violazioni del principio d’eguaglianza».
Problema giuridico
Alla Fafce sta a cuore anche far comprendere come la prassi europea, nel tempo, abbia finito per concepire la persona umana come semplice consumatore o lavoratore. «In questo modo — ammette Bassi — la genitorialità non viene considerata una qualità della persona ma del lavoratore/consumatore che viene visto nella sua dimensione individuale». E questo, aggiunge da avvocato ed esperto in diritto internazionale ed europeo, pone un grosso problema giuridico: «Ogni volta che uno Stato membro si permette di portare avanti una politica familiare che non sia solo una politica di tipo assistenziale, la sua azione viene considerata contraria al diritto europeo, ma così non è. L’Europa ha della famiglia un’idea astratta che corrisponde, appunto, all’individualismo del lavoratore/consumatore».
Rischi pericolosi
Dopo la bocciatura dei progetti ed il mancato finanziamento delle proprie attività, la Fafce ha deciso di informare l’opinione pubblica e la propria comunità di riferimento mettendo in guardia dai rischi di questa discriminazione. «L’Unione europea — afferma Bassi — ha deciso di sostenere apertamente soggetti che non presentano la famiglia come strumento e risorsa per il bene comune. E se guardiamo il recente quadro finanziario pluriennale europeo ci accorgiamo che questo fatto è ancora più evidente». Così, la Fafce rischia di non farcela ad andare avanti e «non occuparsi di famiglia a livello europeo vorrebbe dire vanificare tutte le iniziative messe in campo dalle associazioni locali. È a livello europeo che si giocano le partite vere. Quelle più importanti».
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