Comece, garantire dignità ed equità nel mondo del lavoro
Giovanni Zavatta - Città del Vaticano
Dignità del lavoro, dialogo sociale e partecipazione, protezione delle comunità e della capacità produttiva, ricostruzione della fiducia attraverso equità e solidarietà: sono i valori nonché i passaggi necessari per raggiungere una transizione ecologica e digitale sostenibile nel mondo del lavoro garantendo la creazione di nuovi posti e rivitalizzando le economie locali, ovvero l’obiettivo contenuto nella direttiva che il Parlamento europeo si appresta a votare martedì 20 gennaio. A sostenerlo è il Segretariato della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) che in un documento, intitolato "A Just Transition that protects Human Dignity, Work and Communities", afferma che «solo una transizione umana inclusiva e socialmente giusta» è in grado di «unire l’Europa e garantire un sostegno duraturo alla trasformazione ecologica necessaria per il bene comune».
Le sfide delle duplice transizione
L’iniziativa legislativa all’esame di Strasburgo invita la Commissione europea a proporre una nuova direttiva per proteggere i lavoratori nell’ambito delle transizioni verde e digitale. Lo scopo è di affrontare sfide e opportunità di un cambiamento giusto sul luogo di lavoro e di istituire nell’Ue un quadro di misure strategiche per le regioni interessate dalla duplice transizione. Al vaglio del Parlamento anche maggiori specifici finanziamenti dell’Unione europea nel periodo successivo al 2027.
I vescovi si fanno portavoce dei lavoratori delle regioni industriali europee, preoccupati per le conseguenze della trasformazione ecologica: li lascerà indietro? I loro figli saranno costretti ad abbandonare le regioni di origine in cerca di un lavoro dignitoso? «Affinché la transizione ecologica abbia successo — si legge nel testo della Comece — deve essere vissuta dai cittadini non come una minaccia ma come un impegno condiviso e pieno di speranza. Deve essere plasmata insieme a coloro che sono interessati dal cambiamento, non imposta». Dal punto di vista della dottrina sociale della Chiesa cattolica, responsabilità ecologica e giustizia sociale sono inseparabili. E quindi «la dignità umana, il valore del lavoro, la solidarietà tra generazioni e territori, la cura del bene comune devono rimanere al centro della risposta dell’Europa alla trasformazione ecologica e industriale».
Tutelare le famiglie
Il timore è che ristrutturazioni industriali o, peggio, chiusure improvvise, annunci dell’ultimo minuto e piani di licenziamento scriteriati possano danneggiare i lavoratori, le famiglie e intere comunità, soprattutto nelle regioni che già affrontano sfide strutturali. La richiesta delle Conferenze episcopali è di «pianificare il cambiamento prima che diventi una crisi» usando prudenza e responsabilità e soprattutto di coinvolgere significativamente i lavoratori nella definizione del loro futuro professionale, formazione e riqualificazione comprese: misure utili a non provocare paura, resistenza, disgregazione sociale e perdite economiche a lungo termine. Anche in questo caso serve il dialogo, tra autorità pubbliche, datori di lavoro, dipendenti e loro rappresentanti perché quando le comunità sono coinvolte nell’anticipazione e nella gestione del cambiamento «è più probabile che le riforme vengano comprese e sostenute».
La dignità dei lavoratori
Per i vescovi dunque il Vecchio continente deve perseguire i suoi obiettivi climatici garantendo al contempo la dignità dei lavoratori. Ed è una questione di responsabilità sociale «sostenere l’occupazione di qualità, mantenere le competenze in Europa, rafforzare le catene del valore e accompagnare le regioni e le comunità che affrontano trasformazioni strutturali». Un approccio — si osserva nel documento — che «riflette la visione di ecologia integrale articolata nella Laudato si’, la quale richiede transizioni che non lascino indietro nessuno».La trasformazione va percepita come equa e credibile. Solo così può rinascere la fiducia della gente nelle istituzioni e nelle politiche verdi. Azione per il clima, dignità umana, coesione sociale, resilienza a lungo termine e un’economia forte possono andare di pari passo: «Una transizione giusta non è solo una sfida tecnica o economica ma anche morale. Richiede solidarietà tra generazioni, territori e gruppi sociali e un’attenzione particolare a coloro che sono più esposti al cambiamento».
La Commissione degli episcopati dell’Unione europea conclude esortando i responsabili politici chiamati al voto a valutare se «proteggono realmente la dignità del lavoro, rafforzano il dialogo sociale, rispettano la sussidiarietà e sostengono coloro che sono maggiormente colpiti dalla trasformazione».
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui