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La comunità cristiana di Faisalabad, in Pakistan, protesta contro le violenze La comunità cristiana di Faisalabad, in Pakistan, protesta contro le violenze  (ANSA)

Open Doors, salgono a 388 milioni i cristiani perseguitati nel mondo

La nuova World Watch List 2026 riferisce di un nuovo record nelle violenze. Il direttore dell'associazione, Cristian Nani, ai media vaticani: "Molte delle vittime sono donne e minorenni". In aumento il numero dei Paesi a rischio: "Quest'anno l'Africa sub-sahariana è osservato speciale"

Valerio Palombaro e Marco Guerra - Città del Vaticano

Sale di 8 milioni rispetto allo scorso anno, attestandosi a 388 milioni, il numero dei cristiani esposti a persecuzione e a rischio di subire violenze nel mondo. «Si tratta purtroppo di nuovo di un anno record», commenta Cristian Nani, direttore di Open Doors, l'associazione che ha pubblicato oggi l’ultimo rapporto sui cristiani perseguitati nel mondo: la World Watch List 2026. «Di questi 388 milioni, 201 sono donne o bambine; mentre 110 milioni sono minori di 15 anni», sottolinea Nani.

Ascolta l'intervista con Cristian Nani

Violenze e discriminazioni 

Secondo la World Watch List, si è ampliato da 13 a 15 il numero dei Paesi con un livello definibile “estremo” di persecuzione anticristiana. La Corea del Nord si conferma il Paese dove è più pericoloso essere cristiani. Ma nella lista dei Paesi con un preoccupante livello di persecuzione figurano anche Somalia, Eritrea, Libia, Afghanistan, Yemen, Sudan, Mali, Nigeria, Pakistan, Iran, India, Arabia Saudita, Myanmar e Siria. Quest’ultimo Paese è passato, secondo la Watch List, da un livello “grave” a “estremo”. Secondo il direttore Nani, in Siria i cristiani sono in pericolo in quanto il nuovo potere politico è ancora in parte «frammentato» come attestato anche dagli scontri degli ultimi giorni ad Aleppo. «In base ai nostri dati, in Siria rimangono appena 300.000 cristiani, ovvero centinaia di migliaia in meno rispetto a dieci anni fa». 

Attenzione all'Africa sub-sahariana


Tornano ad aumentare, dopo il calo del 2025, le uccisioni di cristiani che passano da 4.476 a 4.849, ovvero 13 al giorno. La Nigeria si conferma l’epicentro delle violenze con 3.490 vittime, pari a circa il 70 per cento del totale mondiale. Rimane quasi invariato il dato dei cristiani arrestati per la loro fede (4.712 rispetto ai 4.744 del 2024), mentre è in calo quello dei cristiani rapiti (3.302 contro i 3.775 del 2024). Diminuiscono anche gli attacchi contro le chiese (da 7.679 a 3.632) e contro le abitazioni o i negozi (da 28.368 a 25.794); mentre aumentano le vittime di abusi, stupri e matrimoni forzati (da 3.944 a 5.202).Il direttore di Open Doors indica l’Africa sub-sahariana come “osservato speciale” della Watch List 2026, a causa in particolare della presenza di «governi fragili» che lasciano i cristiani esposti alle violenze. «Il baricentro del cristianesimo si è spostato in Africa ma è lì che è principalmente sotto attacco», dichiara Nani parlando del continente dove vive circa un ottavo della popolazione cristiana mondiale. Tra i Paesi particolarmente critici figurano il Sudan per via della guerra civile, ma anche Nigeria, Mali, Niger, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico. Gli attacchi contro i cristiani, in questi contesti fragili, vedono una serie di cause tra cui quelle economiche sommarsi alla matrice religiosa.

Gli attacchi in Nigeria

La Watch List 2026 è stata presentata oggi nella sala caduti di Nassirya del Senato di Roma con il racconto di un testimone dalla Nigeria, uno dei Paesi più segnati dalla crescente insicurezza. Nei giorni scorsi Open Doors ha raccolto in una nota alcune dichiarazioni dei cristiani preoccupati per le potenziale rappresaglie dei gruppi terroristici dopo il raid Usa di Natale, dando conto anche degli ultimi episodi di violenza nel nord della Nigeria: dalle 14 vittime per gli attacchi dello Stato Islamico della provincia dell'Africa occidentale (Iswap) nello stato di Adamawa, lo scorso 29 dicembre, alle decine di vittime per mano di uomini armati non meglio identificati che il 4 gennaio hanno assaltato il mercato di Demo, nello stato di Niger.

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14 gennaio 2026, 13:49